Colpisce milioni di persone e, in molti casi, è presente fin dall’infanzia. Eppure, resta una malattia spesso sottovalutata o diagnosticata in ritardo. In occasione della Giornata mondiale dell’asma, che si celebra oggi, 5 maggio, l’attenzione si concentra soprattutto sulle forme più gravi che, pur essendo meno frequenti, rappresentano la sfida più complessa per il sistema sanitario e per i pazienti.
“Serve un approccio multidisciplinare e personalizzato, capace di riconoscere e prevenire le riacutizzazioni e, soprattutto, di ridurre il carico di malattia, che spesso compromette significativamente la qualità di vita”. Così Vincenzo Patella, presidente Siaaic, Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica, fa il punto della situazione.
In Italia l’asma interessa circa l’8-10% della popolazione, ma nella maggior parte dei casi si manifesta in forma lieve o moderata. Le forme gravi riguardano una quota più ridotta di pazienti, ma incidono in modo sproporzionato: da sole rappresentano oltre il 90% dei costi complessivi legati alla gestione della malattia.
Diagnosi tardiva e complessità
Uno dei nodi principali è la diagnosi. Nonostante i sintomi possano essere evidenti – respiro affannoso, tosse persistente, senso di costrizione al torace – molti pazienti arrivano a una valutazione specialistica solo dopo episodi acuti, come accessi al pronto soccorso o ricoveri. Un ritardo che rende più difficile il controllo della patologia e aumenta il rischio di complicanze.
L’asma grave, inoltre, non è una malattia unica. Esistono diversi “fenotipi”, spiega Patella, cioè modalità con cui la patologia si manifesta, che richiedono approcci terapeutici differenti. A complicare il quadro ci sono spesso altre condizioni associate, come allergie, rinosinusite o poliposi nasale, che rendono necessario un approccio multidisciplinare.
Nuove terapie e importanza della prevenzione
Negli ultimi anni, però, la ricerca ha aperto nuove prospettive. In particolare, i farmaci biologici mirati, come quelli che agiscono sull’interleuchina-5 (anti-Il5), hanno cambiato in modo significativo la gestione dell’asma eosinofila, una delle manifestazioni più complesse. Queste terapie permettono di ridurre le riacutizzazioni, limitare l’uso di corticosteroidi e diminuire il ricorso a ricoveri ospedalieri. Il risultato è un miglior controllo dei sintomi e una qualità di vita nettamente migliore. Ridurre il carico terapeutico, significa migliorare l’aderenza alle cure e alleggerire il peso della malattia nella vita quotidiana. Oggi ci sono terapie che hanno somministrazioni “da mensili a due volte l’anno, con un grande vantaggio per il paziente” e una maggiore accettazione della malattia.
La prevenzione e la diagnosi precoce restano strumenti fondamentali. La malattia può manifestarsi già nei primi anni di vita e, secondo le stime, può colpire fino a un bambino su dieci, rendendo essenziale il ruolo di pediatri e famiglie nel riconoscere i segnali precoci.
Accanto alla ricerca clinica, cresce anche l’importanza della raccolta dati. In Italia è attivo un registro nazionale Sani (Severe Asthma Network in Italy) dedicato ai pazienti con asma grave, che consente di monitorare nel tempo l’andamento della malattia e di migliorare le strategie terapeutiche con cure sempre più personalizzate ed efficaci per tenere sotto controllo questa patologia invisibile ma ugualmente invalidante.

