Non conta soltanto abbassare il colesterolo LDL, il cosiddetto colesterolo “cattivo”. Secondo un nuovo studio pubblicato su European Heart Journal, anche la stabilità dei livelli nel tempo gioca un ruolo decisivo nel rischio cardiovascolare.
I dati dello studio osservazionale di popolazione V-Difference, presentati durante il convegno “Harmony of Silencing” a Milano, mostrano infatti che forti oscillazioni dei livelli lipidici si associano a un aumento del rischio di morte, infarto e ictus.
Il rischio cresce con livelli instabili
Secondo i risultati riportati da Novartis Italia, le persone con le maggiori variazioni del colesterolo LDL presentano un aumento del 26% del rischio di mortalità totale, dell’8% del rischio di infarto miocardico e dell’11% del rischio di ictus rispetto a chi mantiene livelli più stabili nel tempo.
Gli esperti sottolineano che il rischio resta più alto anche a parità di valore medio del colesterolo.
“Le fluttuazioni lipidiche hanno un impatto diretto e indipendente sulla progressione del processo aterosclerotico”, spiega Stefano Carugo, direttore della Cardiologia del Policlinico di Milano e presidente di FinSic.
Secondo Carugo, le oscillazioni favoriscono fenomeni come l’ossidazione lipidica nelle placche aterosclerotiche, l’aumento del loro volume e l’attivazione di meccanismi infiammatori.
Non basta abbassare l’LDL
Il messaggio che emerge dalle nuove evidenze è chiaro: non basta ridurre rapidamente il colesterolo LDL, bisogna mantenerlo basso nel tempo.
“L’obiettivo terapeutico oggi non è solo abbassare i livelli di LDL, ma ottenere un controllo efficace e soprattutto sostenuto nel tempo”, sottolinea Carugo. “È un elemento fondamentale per rallentare la progressione dell’aterosclerosi e ridurre il rischio di eventi cardiovascolari”.
Le nuove linee guida Acc/Aha/Multisociety 2026 insistono proprio su questo approccio. Per la maggior parte dei pazienti ad altissimo rischio cardiovascolare, gli esperti raccomandano valori di LDL inferiori a 55 mg/dL.
I dati sul trattamento con inclisiran
Nel corso del convegno sono stati presentati anche i risultati relativi a inclisiran, farmaco basato sulla tecnologia siRna utilizzato insieme alla terapia ipolipemizzante standard.
Secondo lo studio V-Difference, l’85% dei pazienti trattati ha raggiunto i livelli raccomandati di LDL entro tre mesi. Dopo un anno, la riduzione media del colesterolo LDL è risultata pari al 59%.
I ricercatori evidenziano soprattutto la continuità del controllo lipidico nel tempo, considerata uno degli aspetti centrali nella prevenzione cardiovascolare moderna.
Il peso delle malattie cardiovascolari
Le malattie cardiovascolari restano una delle principali cause di morte nel mondo. Per questo cresce l’attenzione verso strategie che permettano non solo di ridurre i valori di colesterolo, ma anche di evitare oscillazioni importanti nel corso degli anni.
Secondo gli specialisti, il principio guida diventa sempre più quello del “colesterolo basso, tempestivo e stabile nel tempo”.


