Farmaci innovativi, in Italia oltre un anno di attesa dopo l’ok Ue

farmaci generici

Tra l’approvazione europea dei farmaci innovativi e la loro reale disponibilità in Italia passano in media più di dodici mesi. Un’attesa che continua a pesare soprattutto sui pazienti oncologici e su chi soffre di malattie rare. Secondo il report WAIT 2025 dell’Efpia, rilanciato anche dal Sole 24 Ore, nel nostro Paese servono in media 393 giorni per rendere accessibile una nuova terapia dopo il via libera dell’Agenzia europea del farmaco.

Il dato italiano resta migliore rispetto alla media europea, che supera i 530 giorni, ma evidenzia comunque un rallentamento strutturale nell’accesso all’innovazione terapeutica.

Germania avanti, Europa a due velocità

Le differenze tra i vari Paesi europei restano profonde. In Germania i nuovi medicinali arrivano ai pazienti in meno di due mesi, mentre in alcuni Stati dell’Est Europa le attese superano i tre anni.

L’Italia si colloca in una fascia intermedia: garantisce una disponibilità relativamente ampia dei farmaci innovativi, ma con tempi ancora lunghi e con forti differenze territoriali nell’accesso alle cure.

Il nodo delle cure oncologiche

I ritardi riguardano soprattutto i farmaci ad alta innovazione. Per le nuove terapie oncologiche l’attesa supera i 420 giorni, mentre per i farmaci orfani destinati alle malattie rare si arriva a oltre 450 giorni.

Secondo gli operatori del settore, il problema non riguarda solo le autorizzazioni nazionali ma anche la frammentazione regionale, che continua a creare differenze nell’accesso alle cure tra i diversi territori.

L’effetto Trump sui prezzi dei medicinali

A complicare ulteriormente lo scenario c’è anche la nuova strategia americana sui farmaci. Come ricostruito dal Sole 24 Ore, la clausola “Most Favored Nation” voluta da Donald Trump punta ad allineare i prezzi dei medicinali negli Stati Uniti a quelli più bassi praticati in altri Paesi occidentali, compresa l’Italia.

Secondo l’industria farmaceutica, questo meccanismo potrebbe spingere le aziende a ritardare il lancio dei nuovi farmaci nei mercati europei con prezzi più contenuti, per evitare ripercussioni sui listini americani.

Il rischio, avvertono le associazioni del settore, è che l’Europa perda ulteriore terreno nell’accesso alle terapie innovative.

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