Quanta consapevolezza c’è davvero tra gli italiani sul papillomavirus (HPV)? Quanto pesa ancora il gender gap nell’informazione? E quali strumenti possono migliorare la prevenzione? È a queste domande che risponde l’indagine sociale “I tumori da HPV: paure, atteggiamenti, comportamenti e strategie di prevenzione”, realizzata dall’Istituto Piepoli per MSD Italia su un campione di 1.800 persone tra genitori, donne adulte e uomini.
Perchè la vaccinazione contro il papillomavirus “deve essere considerata a tutti gli effetti uno strumento di prevenzione oncologica”. Lo ha dichiarato Giancarlo Icardi, Professore Ordinario in Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica all’Università di Genova e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Igiene dell’Ospedale Policlinico San Martino IRCCS di Genova. “Le evidenze scientifiche dimostrano che la chiamata attiva rappresenta una delle strategie più efficaci per aumentare l’adesione vaccinale e migliorare le coperture”.
Oggi abbiamo strumenti nuovi rispetto al passato, tra “sms, fascicolo sanitario elettronico, farmacie, scuole e una rete di professionisti che possono contribuire alla sensibilizzazione. La vera forza sta in un approccio multidisciplinare, capace di coinvolgere sanità pubblica, medici, specialisti e istituzioni in un’unica grande azione di prevenzione”.
I dati dell’indagine
I tumori restano la patologia più temuta dagli italiani: il 60% degli intervistati, trasversalmente ai tre target analizzati, li indica come principale preoccupazione sanitaria. Parallelamente cresce anche la fiducia nella possibilità di prevenirli.
Sul fronte della conoscenza dell’HPV emergono però differenze significative. Oltre l’80% di genitori e donne adulte dichiara di conoscere il virus, mentre tra gli uomini adulti la percentuale scende al 63%. Proprio il target maschile mostra le maggiori fragilità informative: il 40% si dichiara poco o per nulla informato, il 47% ritiene che l’HPV riguardi principalmente le donne e il 30% associa erroneamente il virus all’AIDS.
Le campagne informative, sia sui media tradizionali sia sui canali digitali, si confermano fondamentali nella diffusione della conoscenza sull’HPV. Centrale anche il ruolo dei professionisti sanitari – medici di medicina generale, ginecologi e igienisti – che restano il principale punto di riferimento per le informazioni sulla vaccinazione.
“Oggi sappiamo che migliaia di tumori ogni anno sono collegati all’infezione da papillomavirus, e questo dato impone un cambio di prospettiva culturale”, ha spiegato Rossana Berardi, Professoressa Ordinaria di Oncologia dell’Università Politecnica delle Marche e Direttrice della Clinica Oncologica dell’AOU Marche. “L’HPV non riguarda solo le donne e non può essere ridotto esclusivamente al tema delle infezioni sessualmente trasmesse. La vera sfida è parlare di prevenzione oncologica, perché attraverso vaccinazione e consapevolezza possiamo ridurre il rischio di sviluppare tumori. Serve una comunicazione responsabile, capace di superare stigma e tabù e di aiutare cittadini e famiglie a comprendere il valore concreto della prevenzione”.
Per le donne, il ginecologo si conferma il principale counselor sia per gli screening sia per la vaccinazione. Particolarmente significativo anche il dato relativo alla percezione “a posteriori” del vaccino: il 69% delle donne e il 64% degli uomini che hanno avuto conseguenze dall’HPV e che non si erano vaccinati, oggi sceglierebbero di effettuare la vaccinazione anti-HPV. Uno scenario che richiama istituzioni, sanità pubblica, associazioni di pazienti e industria alla necessità di rafforzare strategie comuni e piani straordinari di prevenzione.
Il ruolo dei genitori e delle farmacie
Dall’indagine emerge inoltre che solo due genitori su cinque dichiarano di aver ricevuto dal centro vaccinale una chiamata attiva per vaccinare i propri figli adolescenti. Un dato che evidenzia quanto questo strumento sia ancora sottoutilizzato, nonostante la sua comprovata efficacia nel favorire l’adesione vaccinale.
Silvia Gregory, Vicepresidente ACTO Italia – Alleanza contro il Tumore Ovarico, sottolinea: “Le donne adulte rappresentano oggi un motore fondamentale della prevenzione, perché sono anche i genitori dei ragazzi che devono essere vaccinati. È essenziale costruire una comunicazione basata sull’ascolto e non sulla paura, accogliendo dubbi e perplessità senza giudicare. Dobbiamo spiegare con chiarezza perché vaccinarsi in adolescenza sia così importante e perché il vaccino sia fortemente raccomandato. I giovani, inoltre, devono essere coinvolti come soggetti consapevoli della propria salute: troppo spesso sono disinformati e non conoscono neppure le vaccinazioni che hanno ricevuto”.
La campagna vaccinale ‘Scrivi oggi il tuo domani’
Ampliare i canali di comunicazione e accesso alla prevenzione rappresenta oggi una richiesta esplicita della popolazione. In questo contesto si inserisce anche la campagna vaccinale ‘Scrivi oggi il tuo domani‘, promossa da MSD Italia e approvata dal Ministero della Salute: un progetto omnicanale attivo sui media tradizionali e digitali che oggi introduce anche l’Holobox, avatar olografico interattivo prodotto da Proto.
“Sentiamo una forte responsabilità anche nel promuovere un’informazione corretta, collaborando con società scientifiche, istituzioni e associazioni di pazienti. – ha dichiarato Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratrice Delegata MSD Italia – Solo integrando innovazione scientifica, informazione di qualità e collaborazione tra tutti gli attori del sistema salute possiamo rendere davvero raggiungibile l’eliminazione dei tumori HPV-correlati”.
Accanto ai medici di medicina generale e agli igienisti, emergono inoltre nuovi punti di prossimità e fiducia, come la farmacia territoriale, considerata da molti cittadini un possibile snodo strategico per semplificare i percorsi di prevenzione e ampliare la copertura vaccinale adulta. L’82% dei genitori e l’80% degli uomini intervistati si dichiarano favorevoli a questa possibilità.
Un’Italia che ha sempre più paura
Eliminare i tumori HPV-correlati è possibile e l’Italia aderisce già allo Europe’s Beating Cancer Plan, ma gli obiettivi fissati dall’OMS – il 90% di copertura vaccinale e screening entro il 2030 – sono ancora lontani. Secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute, la copertura vaccinale completa per HPV nella coorte 2009 si attesta al 70,58%, in lieve crescita rispetto al 69,57% dell’anno precedente.
L’HPV, infatti, non è responsabile soltanto del tumore della cervice uterina, ma è associato anche ad altri carcinomi che riguardano sia donne sia uomini. Per questo l’eliminazione dei tumori HPV-correlati rappresenta oggi una priorità di salute pubblica.
“I dati della nostra indagine raccontano un’Italia che ha sempre più paura dei tumori, ma anche una società che comincia a credere di più nella prevenzione”, ha commentato Livio Gigliuto, Presidente di Istituto Piepoli. “Cresce infatti la fiducia nella possibilità di prevenire alcune forme tumorali e aumenta, anno dopo anno, anche la considerazione delle vaccinazioni come strumento efficace. Restano però differenze importanti, soprattutto tra gli uomini più giovani, dove emergono lacune informative e perfino confusione sul papillomavirus. È qui che dobbiamo intervenire: con campagne più chiare, con il coinvolgimento dei medici e con una comunicazione capace di contrastare la disinformazione che circola sui social”.


