Il dolore acuto non è più soltanto un problema medico. Sta diventando un fenomeno sociale che pesa sulla qualità della vita, sul lavoro e perfino sui conti della sanità.
Secondo i dati dell’Osservatorio YouGov, 8 italiani su 10 hanno avuto almeno un episodio di dolore nell’ultimo anno. Tra i disturbi più frequenti compaiono mal di schiena, cervicale, cefalea, dolore dentale, dolori mestruali e sintomi legati a influenza e raffreddore.
A crescere in modo particolare sono i disturbi muscoloscheletrici, oggi tra le principali cause di dolore nella popolazione adulta.
Oltre il 70% delle malattie professionali riguarda muscoli e articolazioni
I numeri mostrano una situazione in peggioramento.
Secondo i dati INAIL, il 71,5% delle denunce di malattie professionali nel 2024 riguarda patologie muscoloscheletriche. Nel 2020 la quota era del 68%.
A incidere sono soprattutto i cambiamenti nelle abitudini lavorative. Lo smart working e il lavoro da remoto sono aumentati di 6,5 volte rispetto al 2019, portando milioni di persone a lavorare in postazioni poco ergonomiche.
Il risultato è un aumento di tensioni muscolari, dolori lombari e problemi cervicali.
I disturbi muscoloscheletrici non colpiscono più soltanto chi svolge lavori fisicamente pesanti. Oggi riguardano anche impiegati, lavoratori digitali e persone che trascorrono molte ore davanti al computer.
Un costo miliardario per il Paese
Secondo il Global Health Inclusivity Index, studio realizzato da Economist Impact con il contributo di Haleon, i disturbi muscoloscheletrici costano all’Italia oltre 4 miliardi di euro all’anno.
Nel conto rientrano spese sanitarie, perdita di produttività, assenze dal lavoro, turnover e pensionamenti anticipati.
Gli esperti sottolineano però che investire nella prevenzione potrebbe generare risparmi superiori a 1,7 miliardi di euro l’anno.
“Il dolore è diventato un fenomeno sociale”
“Questi dati mostrano come il dolore non sia semplicemente un sintomo, ma un fenomeno sociale, economico e lavorativo che coinvolge tutti”, spiega Fabrizio Gervasoni, direttore del distretto Municipio 2 dell’Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano.
Secondo lo specialista, posture scorrette mantenute per molte ore, movimenti ripetitivi e sovraccarichi articolari sono ormai parte della quotidianità.
Per questo gli esperti insistono sull’importanza della prevenzione, dell’attività fisica, dell’educazione posturale e di un uso corretto delle terapie.
Boom di analgesici e automedicazione
Con l’aumento del dolore cresce anche il ricorso ai farmaci.
Tra il 2019 e il 2024 le confezioni di analgesici orali vendute in Italia sono aumentate di oltre 3 milioni di unità.
Gli specialisti sottolineano che molti italiani utilizzano antinfiammatori Fans come prima risposta immediata al dolore, spesso attraverso l’automedicazione.
In questo scenario l’innovazione farmacologica punta su molecole più selettive e su trattamenti con dosaggi mirati.
Tra queste viene citato il dexibuprofene, componente attiva dell’ibuprofene, che secondo gli esperti consente un’azione analgesica e antinfiammatoria efficace con dosaggi inferiori rispetto alla formulazione tradizionale.
Stress, età e sedentarietà aggravano il problema
A rendere il quadro ancora più complesso contribuiscono anche stress e invecchiamento della popolazione.
Un italiano su tre dichiara livelli elevati di stress e circa il 30% della popolazione ha più di 60 anni, fascia più esposta a dolori articolari e perdita di massa muscolare.
“La gestione del dolore rappresenta ancora oggi un bisogno enorme”, osserva Antonio Limitone. “Milioni di persone convivono con episodi di dolore acuto che influenzano qualità della vita, produttività e relazioni sociali”.

