Sclerosi multipla, la rivoluzione silenziosa che sta cambiando la vita di 140mila italiani

sclerosi multipla

C’è una data spartiacque nella storia della sclerosi multipla, anche se non corrisponde a un singolo giorno o a una singola scoperta. È un periodo, quello degli ultimi dieci o quindici anni, in cui la neurologia ha cambiato così profondamente le regole del gioco da rendere quasi irriconoscibile la malattia rispetto a come veniva vissuta e raccontata fino a qualche decennio fa. Oggi, in occasione della Giornata mondiale della sclerosi multipla che si celebra sabato 30 maggio, la Società italiana di neurologia (Sin) fa il punto su una trasformazione che riguarda oltre 140mila italiani, con 3.400-3.600 nuove diagnosi ogni anno.

Diagnosi sempre più rapide

Il cambiamento più radicale è nella velocità della diagnosi. “Oggi siamo in grado di porre diagnosi anche nel giro di un mese”, spiega Massimo Filippi, coordinatore del gruppo di studio Sin sulla sclerosi multipla, grazie all’integrazione di risonanza magnetica e biomarcatori dei fluidi biologici.

Non è un dato puramente tecnico: arrivare prima significa intervenire prima, e intervenire prima significa impedire che i meccanismi patologici si autoalimentino e che la disabilità si accumuli in modo silenzioso.

“La sclerosi multipla resta una malattia grave e progressiva se non viene affrontata con terapie adeguate”, precisa Filippi. “Ma oggi è diventata una malattia controllabile.”

Farmaci ad alta efficacia e meno ricadute

Sul fronte dei farmaci, i numeri parlano da soli. “Con i farmaci ad alta efficacia arriviamo a una riduzione delle ricadute e dell’accumulo di nuove lesioni cerebrali intorno al 90%”, sottolinea Nicola De Stefano, presidente eletto della Sin.

Una percentuale che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata irraggiungibile per una patologia come questa.

I farmaci disponibili agiscono soprattutto sulla componente infiammatoria, quella responsabile delle ricadute e del danno visibile alla risonanza magnetica. La neurodegenerazione rimane la frontiera ancora aperta, ma anche qui la logica è chiara: abbassare drasticamente l’infiammazione significa limitare il danno degenerativo futuro, guadagnando tempo prezioso per il paziente.

Verso una medicina personalizzata

La direzione verso cui si muove la ricerca è quella di una medicina sempre più personalizzata.

“Abbiamo acquisito una comprensione molto più approfondita dei meccanismi patogenetici della malattia”, spiega Claudio Gasperini, vicepresidente della Sin.

Oggi i neurologi integrano dati clinici, neuroimaging e biomarcatori innovativi come i neurofilamenti per stratificare il rischio di ogni singolo paziente e scegliere la terapia più appropriata. Non farmaci potenti a tutti indistintamente, ma il trattamento giusto per la persona giusta al momento giusto.

Dallo sport alla vitamina D: come cambia la gestione della malattia

Cambiano anche le indicazioni sullo stile di vita, con qualche vecchio tabù che cade.

Per anni ai pazienti con sclerosi multipla veniva sconsigliata l’attività fisica. Oggi è il contrario: l’esercizio fisico stimola la neuroplasticità, ovvero la capacità del cervello di formare nuove connessioni neuronali per compensare i danni della malattia.

Stessa inversione di rotta sull’esposizione al sole: livelli adeguati di vitamina D sono ora riconosciuti come fattore protettivo nelle malattie neurodegenerative, sclerosi multipla compresa.

La sfida dell’accesso alle cure

Il messaggio che la Sin vuole consegnare ai pazienti in questa giornata è sintetizzato da De Stefano in due parole: “Be active”.

La malattia può accompagnare una persona per tutta la vita, ma non deve definirla. Sempre più pazienti lavorano, fanno sport, costruiscono una famiglia.

“La visione attuale della sclerosi multipla va ormai ben oltre la sola gestione clinica”, conclude il presidente Sin Mario Zappia.

La vera sfida adesso non è più solo scientifica, ma organizzativa: fare in modo che l’innovazione diventi accessibile e omogenea su tutto il territorio nazionale, senza che la qualità delle cure dipenda dal codice postale del paziente.

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