Farmaci dimagranti e lifting, perché sempre più cinquantenni scelgono la chirurgia estetica

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La Generazione X, spesso definita la “generazione dimenticata” perché schiacciata tra i Baby Boomer e i Millennial, è rimasta a lungo fuori dal dibattito online sul Botox. Oggi, però, chi è nato tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta si rivolge ai chirurghi plastici non solo per trattare le rughe, ma anche per sottoporsi al lifting del viso, un intervento che fino a pochi anni fa riguardava soprattutto persone di almeno 15 anni più anziane. A spingere questa tendenza contribuisce anche la diffusione dei farmaci dimagranti a base di GLP-1, che possono svuotare le guance, accentuare il rilassamento della mandibola e accelerare l’invecchiamento del volto in modi che il Botox non riesce a correggere.

Le persone che da giovani guardavano Michael Jackson e Madonna su MTV oggi hanno superato i quarant’anni e iniziano a fare i conti con i normali segni dell’invecchiamento. Lo spiega Bob Basu, presidente dell’American Society of Plastic Surgeons.

“Uomini e donne vogliono ritrovare la migliore versione di sé”, afferma Basu. “Questo continua ad alimentare la domanda di procedure mini-invasive.”

La Generazione X, però, non si limita più a filler e Botox. Sempre più persone scelgono interventi chirurgici che in passato riguardavano quasi esclusivamente pazienti molto più anziani. Secondo Basu, questa evoluzione dipende sia da una maggiore attenzione ai segni dell’invecchiamento sia dall’uso dei farmaci GLP-1.

“Venticinque anni fa il lifting era un intervento richiesto quasi esclusivamente dagli over 60”, spiega Basu. “Oggi vediamo sempre più pazienti tra i 40 e i 50 anni che scelgono interventi di ringiovanimento del viso.”

Lo specialista sottolinea che i farmaci GLP-1 possono provocare una perdita di volume nelle guance, nella mandibola e nel collo. Per questo aumentano le richieste di interventi chirurgici da parte di persone che, fino a poco tempo fa, sarebbero state considerate troppo giovani per queste procedure.

L’American Academy of Facial Plastic and Reconstructive Surgery ha registrato nel 2024 un aumento del 50% degli interventi di lipofilling, cioè il trapianto di grasso autologo per ripristinare i volumi del viso. Molti chirurghi attribuiscono direttamente questa crescita al cosiddetto “Ozempic face”, il volto scavato e la pelle rilassata che possono comparire dopo un rapido dimagrimento indotto dai farmaci GLP-1. Un chirurgo plastico facciale su quattro prevede che questi farmaci continueranno a sostenere la domanda sia di interventi chirurgici sia di trattamenti non invasivi.

Un’indagine condotta nel 2025 dall’American Society for Dermatologic Surgery su oltre 3.500 consumatori mostra che molti appartenenti alla Generazione X e ai Millennial più maturi vogliono apparire giovani quanto si sentono, o semplicemente migliori per la propria età. Le principali preoccupazioni riguardano le rughe intorno agli occhi e nella parte centrale del viso.

I chirurghi indicano anche un altro fenomeno: il cosiddetto “Zoom boom”. Durante la pandemia, molte persone hanno trascorso anni a osservare il proprio volto nelle videoconferenze. Questo le ha rese molto più consapevoli dei segni dell’invecchiamento rispetto alle generazioni precedenti.

Meredith Finn, specialista nella gestione dei congedi lavorativi e appartenente alla Generazione X, ha iniziato a usare il Botox dopo averne sentito parlare dalle amiche della madre.

“Ho iniziato a notare più rughe intorno agli occhi e ho deciso di andare dal medico che mia madre mi aveva consigliato”, racconta Finn.

Il confronto tra Botox e chirurgia estetica

Finn ammette che ricorrerebbe alle iniezioni più spesso se potesse permettersele. Negli Stati Uniti un trattamento con Botox costa in media 420 dollari. L’investimento iniziale è molto inferiore rispetto a quello di un intervento chirurgico, ma il risultato dura pochi mesi e richiede nuove iniezioni periodiche.

Con il lifting, invece, il risultato è permanente. Nel lungo periodo questa soluzione può risultare più conveniente e più efficace. Anche per questo quasi due interventi chirurgici estetici su cinque riguardano pazienti della Generazione X, anche se le procedure mini-invasive restano le più diffuse.

La domanda di trattamenti iniettabili rimane comunque enorme. Nel 2024 le persone tra i 40 e i 54 anni si sono sottoposte a quasi 11 milioni di procedure mini-invasive. Questa fascia d’età rappresenta oltre la metà di tutte le iniezioni di neuromodulatori, come Botox, Dysport, Daxxify e trattamenti simili. Il totale supera quello di Millennial, Generazione Z e parte dei Baby Boomer messi insieme, secondo gli ultimi dati dell’American Society of Plastic Surgeons.

“La realtà è che le procedure mini-invasive non sempre permettono di raggiungere il risultato desiderato”, conclude Basu. “In molti casi la chirurgia rappresenta la scelta migliore.”

La Generazione X guida oggi anche il mercato dei prodotti anti-età e dispone di una capacità di spesa sempre maggiore per interventi estetici che possono costare diverse migliaia di dollari. Secondo le stime, il suo potere d’acquisto raggiungerà i 23.000 miliardi di dollari nel prossimo decennio, diventando il più elevato tra tutte le generazioni.

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Fortune.com.

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