C’è un dato che racconta meglio di tanti discorsi quanto la parità di genere nel lavoro sia ancora un miraggio: l’importo delle pensioni. Secondo il Rendiconto sociale dell’Inps, nel 2025 l’importo medio delle pensioni previdenziali –invalidità, vecchiaia e superstiti – è stato pari a 1.876 euro al mese. Ma dietro questa media si nasconde una distanza enorme tra uomini e donne. Per gli uomini l’assegno medio è stato di 2.260 euro mensili, mentre per le donne si è fermato a 1.492 euro. In altre parole, le pensionate ricevono in media il 34% in meno rispetto ai pensionati.
Il divario è il risultato di una differenza che accompagna molte lavoratrici per tutta la vita professionale. Nel 2024, ultimo anno per cui sono disponibili i dati completi, la retribuzione media giornaliera nel settore privato è stata di 111,1 euro per gli uomini e di 82,6 euro per le donne. Una distanza del 25,65% che finisce inevitabilmente per riflettersi sui contributi versati e quindi sull’assegno pensionistico futuro.
I motivi del gender pension gap
Le ragioni sono diverse: le donne continuano a essere più presenti nei lavori part time, spesso involontari, e più frequentemente interrompono o rallentano la propria carriera per esigenze di cura familiare. A questo si aggiunge una minore presenza nelle posizioni dirigenziali e nei ruoli meglio retribuiti. Il risultato è che il gender pay gap si trasforma, con il passare degli anni, in un vero e proprio gender pension gap.
Alcuni settori mostrano differenze particolarmente marcate. Nelle attività immobiliari, ad esempio, il divario retributivo supera il 40%, mentre nel commercio si avvicina al 24% e nell’industria manifatturiera sfiora il 20%. Numeri che aiutano a capire come la disparità non sia distribuita in modo uniforme, ma colpisca con maggiore intensità alcuni comparti produttivi. La situazione migliora leggermente nel pubblico impiego, dove la differenza nelle retribuzioni giornaliere si riduce al 20,5%. Anche qui, però, le donne continuano a guadagnare meno degli uomini e, di conseguenza, a maturare pensioni più basse.
C’è poi un altro elemento interessante che emerge dal Rendiconto Inps: le donne vanno in pensione mediamente più tardi degli uomini. Nel 2025 l’età media di pensionamento è stata di 65,4 anni per le donne contro 64,1 anni per gli uomini. Un paradosso solo apparente: molte lavoratrici hanno carriere più discontinue e impiegano più tempo per raggiungere i requisiti contributivi necessari.
