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App, digital school e open space. Il nuovo volto della farmaceutica

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Un open space armonico che unisce spazi interni ed esterni, dove alla scrivania accanto potrebbe tranquillamente posteggiarsi l’amministratore delegato pronto a discutere qualche strategia con lo stabilimento sito dalla parte opposta del globo. Aree caffè e stanze di ‘decompressione’ dove è possibile organizzare una veloce riunione informale, oppure trovare proprio quel collega che stavate cercando grazie all’app dedicata che, per inciso, funziona anche da badge per entrare in ufficio e aprire le porte. E una intranet 4.0 accessibile ovunque, che supera i limiti legati al paese in cui ci si trova, e permette di condividere informazioni real time in un click. Abbattere le barriere in ogni direzione. Questo lo spirito con il quale è stata abbracciata la rivoluzione digitale da Zambon, la multinazionale del pharma dal cuore italiano, che oggi batte in 3 continenti. Ne ha parlato Simonetta Bocca, Global Hr, open organization & digital strategy dell’azienda.

La digital transformation “è una questione di mindset”, afferma Bocca, che racconta come l’idea di comprendere sotto lo stesso cappello organizzativo la funzione Digital strategy e le funzioni delle Risorse umane arrivi da “un’intuizione dell’azionista e dell’ammin e istratore delegato” per facilitare la diffusione della cultura dell’innovazione.

Sono tre le aree fondamentali nelle quali si sta sviluppando la strategia digitale di Zambon: “il nuovo modo di lavorare insieme: siamo una multinazionale presente in 20 paesi e il digitale gioca un ruolo chiave per la collaborazione tra colleghi; la brand reputation intesa come condivisione della cultura aziendale, valori e missione; in termini di business, vogliamo generare reale valore per le persone, i pazienti, le loro famiglie e i medici. Se poi ci caliamo nel settore healthcare si può usare la multicanalità per comunicare in modo nuovo con medici, associazioni pazienti, farmacisti”, spiega l’esperta.

Tutto è iniziato con un ‘digital check-up‘: “prima di cominciare l’alfabetizzazione digitale per i dipendenti – quasi 3 mila – abbiamo sondato il terreno coinvolgendo tutti, dai blue collar all’ad, in due assessment on line: il primo ha misurato il grado di digital readiness dei nostri collaboratori, ovvero di ‘digitalizzazione’, valutando l’utilizzo dei social e le conoscenze di base; il secondo ha analizzato la predisposizione alla digitalizzazione, il lateral thinking”.

Da qui nasce la ‘digital school‘, un percorso di apprendimento nel quale si avventura chi lavora in azienda per accrescere il proprio bagaglio tech nella sua evoluzione dal livello ‘saggio’ a piccolo ‘Steve Jobs’. “Abbiamo strutturato i corsi usando come metafora la palestra: è fondamentale allenarsi. Chi va in palestra vuole migliorare la propria performance e ha un percorso personalizzato con dei traguardi da raggiungere. Lo stesso vale per la nostra scuola che è tutta su mobile app, una piattaforma che utilizza diversi formati per l’apprendimento dal social learning, a video, a news, a pillole culturali” racconta Bocca.

Nell’ottica non solo di una formazione, ma anche di una comunicazione smart “abbiamo un’app – Z4us – attiva in tutto il mondo. Funziona sia su IPhone che Android e contiene gli organigrammi, i prodotti, le informazioni su tutto il personale. Se voglio sapere, ad esempio, qualcosa in più sul collega in Cina con il quale sto per avere un meeting, l’app ti permette di conoscere che posizione ha nell’organigramma, da quanto è in azienda, quali progetti segue, i contatti. E chi vuole può aggiungere informazioni extra”. Ma permette anche di saperne di più sui prodotti: “così come ci sono i corporate brand diffusi in tutto il mondo, localmente abbiamo prodotti specifici di un paese, quindi non è scontato che tutti conoscono tutti i prodotti diffusi nel mondo”.

Nel frattempo sono in via di sviluppo Zambon digital workplace, cioè la nuova intranet “con servizi che permetteranno di collaborare anche con i colleghi oltreoceano ancora più agevolmente” e l’upgrade del sistema Sap: “stiamo passando da quello tradizionale ad uno basato su tecnologia digitale”. Inoltre “il nuovo sito internet ha subito un restyling a 360 gradi” e anche gli uffici dell’headquarter sono in trasformazione. È stata ribattezzata Z-Life la nuova sede milanese: un open space per 200 persone. Le uniche stanze presenti sono le sale riunioni prenotabili via app. Ciascun dipendente ha un desk proprio e molte possibilità di lavorare in modo informale con i colleghi. “Mi aspetto che ci sia una consistente riduzione delle email”, commenta Bocca. E “a livello di progetti rivolti ai nostri interlocutori esterni, medici e professionisti della salute, stiamo lavorando molto con le affiliate nei diversi paesi con tool digitali di training e informazione scientifica sia nei confronti delle catene di farmacie che degli specialisti nelle aree terapeutiche di riferimento”, conclude.