4 Aprile 2019

Il mercato ‘ricco’ della protezione sanitaria

Giancarlo Salemi

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Chi lo ha detto che la Sanità è solo spreco di denaro o sinonimo di cattiva assistenza? C’è una realtà che della “protezione sanitaria” ha fatto il proprio core business, si chiama Health Italia, una pmi innovativa con base a Formello, oltre 170 dipendenti e un fatturato consolidato nel 2018 di 28 milioni di euro, una delle principali realtà indipendenti del mercato italiano che operano nel welfare aziendale. La società, quotata a Piazza Affari nel segmento Aim, promuove sussidi mutualistici su tutto il territorio tramite una rete di oltre 3.300 promotori mutualistici e gestisce servizi di client e claim management, fornendo formazione e consulenza professionale a Fondi Sanitari, Casse di Assistenza Sanitaria e Società di Mutuo Soccorso. “Nel campo sanitario occorre un salto culturale” spiega a Fortune Italia il suo presidente, Roberto Anzanello, classe 1957, milanese, con un’esperienza ultraventennale nel settore assicurativo e finanziario, dal 2009 si occupa di sanità integrativa ed è anche Presidente di Ansi, Associazione Nazionale Sanità Integrativa e Welfare. “Bisogna passare – dice – da una concezione di soggetto malato e conseguenti cure a quello di soggetto sano che fa della prevenzione la sua mission. Se le grandi aziende hanno capito l’importanza del welfare adesso tocca alle piccole e medie sperimentare questo settore che va al di là dei benefici fiscali ma serve per far crescere il dipendente-lavoratore, farlo sentire parte di un progetto che è quello poi del benessere dell’azienda e della collettività”. Anche perché è stato calcolato dall’Università Cattolica di Milano che il vantaggio totale di avere persone che stanno bene e che sono motivate a far bene “vale 67.765 euro per ogni milione di costo del lavoro. In pratica in un’azienda di 100 persone significa un vantaggio di 440mila euro”.

Il welfare aziendale è diventato quasi una moda. Ma c’è spazio nel mercato italiano?

Certamente. Fino ad oggi è stato appannaggio delle grandi imprese, penso al caso Luxottica che è stata una delle pioniere in Italia. Adesso deve diventare il paradigma delle pmi. C’è un bacino potenziale di 4,2 milioni di aziende che potrebbero scegliere di investire in questo comparto. Però bisogna passare dalla ricerca di un semplice vantaggio fiscale all’obiettivo di aumentare il coinvolgimento del lavoratore in azienda. Prima di tutto ascoltandolo e poi “ingaggiandolo” per farlo sentire parte attiva di un percorso comune che punti sia ad incrementare la produttività, ma anche al benessere sociale e della collettività”

E voi cosa offrite?

Un sistema di welfare integrato con una nostra piattaforma in termini di servizi e in particolare sulla sanità integrativa. Siamo attivi nel mercato dei flexible benefit (clientela Corporate) e nell’erogazione di prestazioni sanitarie volte alla clientela Retail. L’obiettivo della società è di fornire prodotti innovativi che migliorino la qualità di vita delle persone e facilitino l’accessibilità ai servizi sanitari, mediante la divulgazione dei principi mutualistici, la promozione dell’allargamento della base sociale e l’adesione a Società di Mutuo Soccorso ed ai relativi Sussidi Sanitari.

La quotazione in Borsa cosa ha comportato?

La nostra scelta non è stata dettata dall’esigenza di raccogliere fondi, quanto da tre importanti possibilità: la legittimazione del nostro know how, l’opportunità di crescere e svilupparci con nuove acquisizioni che siamo riusciti a fare grazie alla fiducia degli investitori e, infine, puntare ad una maggiore efficacia della struttura aziendale.

Avete un fatturato consolidato di 28 milioni di euro, a cosa puntate per allargare il business?

Abbiamo presentato un piano industriale che prevede ricavi di 60 milioni di euro a fine 2020, consolideremo il nostro business e soprattutto stiamo provando a passare dal modello della sanità integrativa a quello del benessere più ampio della persona che si declina anche con la medicina a distanza, servizi di nutraceutica ovvero nella distribuzione di principi nutrienti contenuti negli alimenti che hanno effetti benefici sulla salute e, infine, nei servizi cosmeceutici con vendita di prodotti cosmetici naturali.

Voi operate nel campo della protezione sanitaria, non è un mercato già saturo?

Assolutamente no, semmai è il contrario. Nel campo pubblico la sanità pesa per 112 miliardi di euro, a questo si aggiungono circa 40 miliardi di euro che gli italiani spendono di tasca propria. Di questi circa 3,5 miliardi sono intermediati da enti di sanità integrativa e altri 2,5 miliardi tramite polizze assicurative malattia. A conti fatti, ci sono 34 miliardi a disposizione, un’enorme bacino e noi siamo leader nel settore. Non è affatto un mercato saturo, semmai il contrario, e le previsioni ci dicono che questo è segmento che crescerà a doppia cifra almeno fino al 2030. E noi siamo in campo per raccogliere questa sfida.

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