fbpx

10 Luglio 2019

Lilly prima in Italia per export. Huzur (ad): “partnership pubblico-privato cruciale”

Attilia Burke

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

“Se noi oggi bloccassimo gli stabilimenti produttivi di Eli Lilly Italia a Sesto Fiorentino, improvvisamente verrebbe a mancare la metà della produzione mondiale di insulina dell’azienda”. Un dato che “impressiona”, e che il sindaco di Firenze Dario Nardella ha voluto sottolineare nel giorno in cui la multinazionale compie 60 anni di vita in Italia perché “non stiamo parlando di una grande azienda in un deserto, ma di un pilastro che ha accanto altri pilastri”.

Oltre 500 mln di euro investiti negli ultimi 14 anni nel sito di produzione di Sesto Fiorentino, Eli Lilly Italia gioca un ruolo chiave per la crescita del territorio in cui opera: con oltre 1100 dipendenti in tutto il Paese, per ogni dipendente si creano almeno 6 posti di lavoro nell’indotto. Lilly “è inserita in una rete di grandi esperienze nel mondo dell’industria farmaceutica e delle Life Sciences – evidenzia Nardella – Se noi riusciamo a proteggere, a far crescere questo ecosistema, diamo un grande apporto al sistema Paese che a mio avviso sta soffrendo l’assenza di una strategia ben chiara sulle politiche sanitarie e sulla politica dell’industria farmaceutica perché nella ricerca privata il settore farmaceutico rappresenta la punta più avanzata”.

Nel 2018 il fatturato dell’azienda è più che raddoppiato passando da 1,4 mld di euro a oltre 2,1 mld, un successo riconducibile in parte proprio alla forte spinta dell’azienda verso la promozione di partnership pubblico-private, spiega Huzur Devletsah, presidente e ad Lilly Italy Hub.

Un esempio virtuoso di questo tipo di collaborazione pubblico-privato è l’accordo raggiunto dall’azienda con le istituzioni locali e università per la costruzione di un nuovo sito industriale che completerà quello attualmente in funzione, e che “consente a tutti di avere dei vantaggi: a noi come imprese perché possiamo allargare il sito produttivo, e alle istituzioni che avranno così una nuova scuola all’interno del campus universitario”, spiega Concetto Vasta, direttore degli affari istituzionali di Lilly Italia.

L’allargamento del sito produttivo permetterà all’azienda, già classificatasi al primo posto in Italia tra le farmaceutiche per export, di incrementare ulteriormente la propria attività. “Il 98% della nostra produzione è destinata all’estero, e grazie a questo Farmindustria ci ha riconosciuto questo primato”, spiega Cristiano Demolli, direttore del sito di produzione Lilly Italia.“Copriamo più di 70 Paesi, tutti i principali mercati nel mondo, dagli Stati Uniti, al Sud America, ma anche Russia fino alla Cina”, aggiunge.

Tra le tante aree di specializzazione dell’azienda “per sostenere lo sviluppo della scienza e dell’innovazione del farmaco, Lilly si sta concentrando in immunologia, diabetologia, neurologia e oncologia, con un investimento annuo di circa 15 mln di euro”, spiega Gianluca D’Anzeo, direttore medico Italy Hub. “Gli studi clinici attivi nel 2019 sono 74 di cui ben 9 in fase Ib/II. I trials coinvolgono oltre 300 centri e circa 1.500 pazienti”.

All’interno del mondo Lilly, l’Italia conquista anche un altro primato, quello di capofila di un ‘hub’ di 19 affiliate tra Italia, Russia, Europa centrale e dell’est e Israele, dove vivono 500 milioni di abitanti con 17 lingue, 5 alfabeti, 13 monete, 12 fusi orari. L’apertura alle differenze e all’inclusione è parte integrante del Dna aziendale “per favorire scambio e confronto” in “una società che ritiene le persone il patrimonio aziendale più importante, per affacciarsi alle sfide globali del futuro, forte delle esperienze diverse e complementari di tutta la sua forza lavoro”. Sul tema diversity “oltre a un ambiente multiculturale, è presente in azienda una forte componente femminile”, sottolinea Roberto Pedrina, direttore risorse umane Italy Hub. “Il 45% degli occupati, contro una media del 25% dell’intero comparto manifatturiero, e il 39% dei quadri e dirigenti donna”, precisa.

In ufficio o a casa tua

Abbonati per ricevere dove preferisci ogni nuova uscita della versione cartacea di Fortune.

Rimani aggiornato

Iscrivti alla nostra newsletter per ricevere la migliore selelezione degli articoli di Fortune.