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Vaccini Covid in farmacia, l’accordo lombardo

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Vaccini contro Covid in farmacia. Potrebbe essere un primo passo nella direzione giusta dopo lo scivolone, poi rientrato, sulla corsia preferenziale alle vaccinazioni anti Covid per i territori maggiormente produttivi in termini di Pil. Si tratta dell’accordo siglato dalla neo assessora al Welfare di Regione Lombardia, Letizia Moratti, con le principali sigle del mondo della farmacia regionale – Federfarma Lombardia, Assofarm/Confservizi Lombardia e la federazione degli Ordini dei farmacisti della Lombardia – in merito alla campagna vaccinale contro Covid-19.

 

Secondo i termini dell’intesa, le farmacie potranno essere un’importante protagonista nel processo di vaccinazione, ricevendo una remunerazione di 6 euro.
L’apertura alle vaccinazioni nelle farmacie italiane è stata prevista, per la prima volta, dalla legge di Bilancio 2021, nell’ottica di utilizzare tutte le risorse disponibili per far fronte alla pandemia. Riporta infatti il comma 471 l’autorizzazione “in via sperimentale della somministrazione di vaccini nelle farmacie aperte al pubblico sotto la supervisione di medici assistiti, se necessario, da infermieri o da personale sanitario opportunamente formato”.

 

L’iter che porterà i vaccini per il Covid nelle farmacie lombarde pare chiaro: la Regione li consegnerà per il tramite di apposite strutture sanitarie, che saranno identificate (immaginiamo le Asst, Aziende socio sanitarie territoriali).

 

Resta da capire quante saranno realmente le farmacie che riusciranno a farlo. Dal momento che la normativa parla chiaro: per poter vaccinare i cittadini, le farmacie devono rispondere a precisi requisiti strutturali. Tra cui un locale per la somministrazione separato dal resto della farmacia, che permetta il rispetto della privacy e sia dotata di servizi igienici.

 

Facile intuire che ciò sarà possibile soprattutto per le farmacie di grandi dimensioni. Mentre molta più difficoltà potrà essere incontrata da quelle più piccole, spesso localizzate nei piccoli centri. Talvolta in paesi con pochi abitanti, come capita alle farmacie rurali. Che, rappresentando l’ultimo baluardo del Servizio sanitario nazionale nelle zone più remote della Regione (cosa che vale in tutta Italia), dovrebbero invece essere favorite nell’erogazione anche di questo servizio così importante per la salute collettiva.

 

Meno cristallino, per ora, è il sistema che indirizzerà i cittadini a vaccinarsi presso una determinata farmacia o presso altri centri vaccinali, le famose tensostrutture con il logo della primula volute dal commissario Arcuri. Oppure dal proprio medico di famiglia. Che infatti, in Lombardia, sarà fortemente invitato a occuparsi in prima persona anche della vaccinazione dei propri assistiti.

 

È fresca fresca di ieri anche la pre-intesa della giunta della rosa camuna con i medici di medicina generale (Mmg). “Per questa operazione”, si legge in una nota pubblicata sul notiziario online della Regione, “ è previsto un importo fino a 1.422.000 euro, di cui 24.000 euro specificamente destinati alle attività di somministrazione negli studi dei medici o in sedi esterne”.

 

“La pre-intesa”, ha commentato Moratti, “è incentrata sul coinvolgimento dei Mmg nella campagna vaccinale. Anche in termini di sensibilizzazione e incentivazione degli assistiti. Un passo molto significativo teso a rafforzare la collaborazione della Regione e delle Ats con i medici di medicina generale”.

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