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Vaccini una priorità? Social e politica sotto la lente

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Se in questi giorni il premier Mario Draghi ha indicato i vaccini contro Covid-19 come una priorità per far ripartire il Paese, cosa ne pensano gli italiani, e come si stanno muovendo i partiti? A rispondere è un’indagine condotta da FBBubbles, Divisione strategie advocacy di FB&Associati.

La ricerca ha analizzato il tema vaccini attraverso la corrispondenza tra uscite dei siti di news, condivisioni social da parte di leader politici e stakeholder istituzionali del Governo Conte – pari a 1.2 milioni dal 1 gennaio ad oggi – mettendole a confronto con la trattazione del tema in Parlamento, attraverso una analisi degli atti di sindacato ispettivo da dicembre 2020 a inizio febbraio.

I risultati fotografano approcci profondamente diversi tra opinione pubblica e politica: se i media on line hanno commentato le principali novità sul fronte vaccini concentrandosi su aspetti concreti legati al loro arrivo, efficacia o somministrazione, la politica ha privilegiato un uso strumentale del tema “per ottenere consenso e sollevare polemiche sull’operato dell’ex Governo, mostrando, un tone of voice diametralmente opposto tra maggioranza e opposizione”.

A livello politico, la trattazione parlamentare “si mostra completamente differente dalla comunicazione social dei partiti: su 138 atti di sindacato ispettivo, oltre il 53% riguarda interrogazioni a risposta scritta, quindi poste in modo tale da “non mettere troppo in difficoltà il Governo” e presentate in maggior parte dall’opposizione, con Forza Italia in testa (26%) seguiti da Gruppo Misto, Fratelli d’Italia e Lega, e nel 44% dei casi strutturati attorno a contenuti propositivi in tema di Piano Vaccini. Nel complesso, l’immagine delle uscite social sul tema vaccini da parte della politica conferma la strumentalizzazione di una issue saliente, con narrazioni differenti tra maggioranza e opposizione. In contrasto con un approccio parlamentare sul tema che, nel contenuto, si è mostrato decisamente più morbido che sul piano della comunicazione social”.

Una distonia quella tra social e attività parlamentare “che rivela i primi segni delle dinamiche che avrebbero portato alla formazione del Governo Draghi dalla maggioranza così ampia. In pratica – scrivono gli autori dell’indagine – sui social si è teso a dettare l’agenda politica attaccando l’ormai ex Governo, ma all’interno del Palazzo si è optato per una tattica fluida per aprirsi a cogliere le opportunità dell’imminente scenario post Conte”.

FB Bubbles, divisione della società di relazioni istituzionali FB&Associati specializzata in analisi del dibattito ed elaborazione di strategie di advocacy, ha analizzato come è stata trattata la issue Vaccini Covid-19 in rete e in Parlamento, per indagare le strategie di posizionamento e consenso dei partiti sul tema.

Per quanto riguarda l’universo social, dal primo gennaio ad oggi sono stati 1.2 milioni gli articoli e i post che in rete menzionano il tema vaccini Covid 19, realizzati da 73.900 autori unici. Post che a loro volta hanno generato oltre 16 milioni di interazioni tra like, commenti e condivisioni. Complessivamente il dibattito politico è stato caratterizzato dalla condivisione di quasi 2.000 post (1.999) tra Facebook, Twitter e Instagram, realizzati da 184 stakeholder istituzionali. Il gruppo politico più attivo è stato Forza Italia, con oltre 380 contenuti (386).

In dettaglio, l’opposizione ha presentato il 62% degli atti. Come detto il 26% di questi è riconducibile a Forza Italia che, fa leva sull’elaborazione di un proprio Piano Vaccini su cui struttura atti con proposte concrete per il Governo. Segue il Gruppo Misto con il 22%, Fratelli d’Italia con il 21%, Lega 15%. Sul lato dell’ex maggioranza giallo-rossa troviamo Pd e un M5S entrambi al 7%, fanalino di coda Italia Viva con il 2%. “Un fanalino puramente parlamentare, in quanto il partito di Renzi attraverso la comunicazione social (di partito e di leader) ha molto battuto sul tema vaccini, ponendolo come uno degli aspetti di maggior critica all’operato governativo”.

La natura delle condivisioni online sul tema si mostra molto variegata. I progressi del vaccino italiano di Reithera, il via libera dell’Aifa agli anticorpi monoclonali e le prime vaccinazioni sono state notizie condivise con estremo entusiasmo da parte della rete. In Parlamento il 44% degli atti ha avuto ad oggetto il Piano Vaccini, sotto il profilo organizzativo e delle categorie da vaccinare. In proposito, è interessante rilevare come buona parte (per non dire, la quasi totalità) degli atti abbiano contenuto propositivo, essendo pochi quelli che hanno inteso mettere in discussione l’efficacia, la sicurezza e, in generale, la validità della strategia vaccinale (perlopiù presentati da outsider, come Cunial e Paragone, entrambi nel Misto dopo aver lasciato i 5S).

“Si potrebbe dire che anche le forze politiche che, nel recente passato, hanno brandito l’anti-scienza (per così dire) come strumento di consenso sembrerebbero aver abbandonato il tema”, aggiungono gli autori della ricerca.

In rete non sono mancati sentimenti di paura e scetticismo, soprattutto per l’eco mediatico generato da alcune notizie internazionali a proposito degli eventi avversi delle prime dosi vaccinali. Tuttavia, a raccogliere maggior engagement sono state le uscite relative ai provvedimenti disciplinari sul personale sanitario restio alla vaccinazione e le valutazioni scientifiche a conferma dell’efficacia dei vaccini. “Coerente, ma rilevante rispetto al protagonismo delle questioni NoVax negli ultimi anni, la sostanziale assenza di posizioni di questo genere a livello parlamentare, anche da forze, quali Lega e Movimento, che non avevano mancato di prendere pubblicamente posizione in merito. Nessuno di questi argomenti è stato oggetto di uscite social da parte degli stakeholder politici”.

“Nel complesso, l’immagine delle uscite social sul tema vaccini da parte della politica conferma la strumentalizzazione di una issue saliente, con narrazioni differenti tra maggioranza e opposizione, in contrasto con un approccio parlamentare sul tema che nel contenuto si è mostrato decisamente più morbido che sul piano della comunicazione social”.

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