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Takeda, primi flaconi di albumina da plasma donato

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Sono disponibili i primi 11.000 flaconi di albumina, farmaci salvavita prodotti da Takeda a partire dal plasma (componente liquida e proteica del sangue) donato in alcune Regioni italiane e dunque accessibili per queste stesse aree. Si tratta di Toscana, Marche, Lazio, Campania, Molise e Ispettorato Generale della Sanità Militare. I farmaci a base di albumina sono dedicati all’esclusivo trattamento di pazienti in Italia con rare e gravi patologie come l’insufficienza epatica, la sindrome nefritica, l’ipovolemia o difficoltà respiratorie.

Grazie all’aggiudicazione della gara che concorre al programma del ministero della Salute di “Autosufficienza Nazionale del sangue e dei suoi prodotti”, gli stabilimenti produttivi di Takeda, situati a Rieti e a Pisa, giocano un ruolo cruciale nel trasformare in farmaci salvavita tutto il plasma donato nelle strutture trasfusionali e nelle unità di raccolta proprio delle suddette Regioni. L’obiettivo del programma è ambizioso: contribuire a rendere l’Italia autosufficiente dal punto di vista della disponibilità di farmaci plasmaderivati a base di albumina, immunoglobuline e fattori della coagulazione.

“L’aspirazione di Takeda a livello globale è quella di trasformare il trattamento delle malattie rare, sia in termini clinici, sia nell’ottica di offrire ai pazienti una qualità di vita migliore. Complessivamente la Società investe circa 4,5 miliardi di dollari all’anno in Ricerca & Sviluppo” dichiara Massimiliano Barberis, direttore degli Stabilimenti Takeda di Rieti-Pisa. “Il plasma è una fonte preziosa“ continua Barberis “perché la sua disponibilità dipende esclusivamente dalle donazioni spontanee dei cittadini. Donare il plasma è vita”.

A partire dalla donazione di plasma occorrono circa 8-12 mesi per produrre un farmaco salvavita come l’albumina o le immunoglobuline. Il plasma viene, infatti, prima conservato per un periodo di sicurezza (inventory hold) per poi subire una serie di lavorazioni industriali quali il frazionamento, la purificazione e il riempimento asettico. Solo alla fine i prodotti saranno confezionati e distribuiti.

A Rieti, dove lavorano oltre 550 persone, avviene la fase di frazionamento, cioè il processo chimico-fisico grazie al quale dal plasma si separano le proteine plasmatiche (albumina, immunoglobuline e fattori della coagulazione). Nel sito di Pisa, i 150 dipendenti si occupano invece esclusivamente del trattamento di albumina umana successiva al frazionamento. Qui vengono eseguite le fasi di riempimento asettico e ispezione visiva.

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