In Lombardia continua il caos vaccinazioni

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Ci risiamo. Stesso luogo stessi guai. In Lombardia continua il caos vaccinazioni.
All’inizio del suo mandato come assessora al Welfare della Regione Lombardia, Letizia Moratti aveva promesso che tra le priorità del suo madato ci sarebbe stata una sterzata nella campagna vaccinale anti-Covid, che oggettivamente pareva essere stata poco messa a fuoco dal predecessore Giulio Gallera.

Annunciate in successive conferenze stampa le fasi e le modalità di questa nuova via per il raggiungimento dell’immunità per i cittadini lombardi. A partire dagli ultraottantenni, la categoria di cittadini che in questa Regione ha pagato il prezzo più alto dall’inizio della pandemia in termini di vite umane. Il tutto grazie al contributo del consulente della Regione Guido Bertolaso, già capo della Protezione Civile. Insomma, sembrava che aver messo in campo “l’artiglieria pesante” sarebbe servito a dare un bell’impulso a questa vitale vaccinazione di massa in Lombardia.

Eppure, a distanza di due mesi siamo ancora nel caos. Continuano i problemi, di cui vi abbiamo più volte dato conto sul nostro portale. A partire dalla mancata o problematica convocazione dei cittadini aventi diritto alla vaccinazione.

Prima la mancata tenuta del portale di prenotazione, poi l’invio dei nonni lombardi a centri vaccinali lontani decine di chilometri dalla propria abitazione. Ancora, l’invio degli sms con gli inviti a recarsi presso gli hub vaccinali dalla notte alla mattina, o perfino in orari successivi a quello della presunta vaccinazione. Un inferno che continua a imperversare sui lombardi.

Ultimo in ordine di tempo il caos generatosi nello scorso fine settimana a Cremona dove presso i centri vaccinali erano attese 600 persone, ma se ne sono inizialmente presentate solo 58: il sistema degli sms era saltato di nuovo. E così si è dovuto correre a chiamare ad uno ad uno i cittadini in lista per convocarli,

Proprio non si riesce a capire quale sia la falla. Salvo additare come responsabile la società che sta gestendo le prenotazioni e l’invio degli sms. Si tratta di Aria (Azienda Regionale per l’Innovazione e gli Acquisti), la centrale di acquisti regionale voluta dal presidente Attilio Fontana, che aveva già dato prova di mancata efficienza l’anno scorso con l’approvvigionamento delle mascherine. Azienda ai cui vertici oggi lo stesso Fontana ha annunciato di aver chiesto “di fare un passo indietro“, pena l’azzeramento e l’affidamento della società al direttore generale Lorenzo Gubian, di recente nomina.

Viene da chiedersi perché, dunque, sia stato affidato a questa stessa società un incarico così delicato come quello della gestione delle adesioni alla campagna vaccinale. E, soprattutto, ci si domanda come mai a distanza di un mese esatto dal primo flop verificatosi nel giorno di apertura delle adesioni, sia ancora questo stesso soggetto a guidare le operazioni.

Già alcune settimane fa Moratti aveva dichiarato che avrebbe dato tutto in gestione a Poste Italiane che, a suo avviso, possiede un sistema cloud più affidabile. Tutto rimasto lettera morta. Tutto rimasto invariato. A partire dagli sms inviati a casaccio. Passando per il consulente Bertolaso e per l’assessore al Welfare della Regione, che siedono ancora sulle rispettive poltrone. Nonostante tutto.

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