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Vaccinologia creativa, rebus seconda dose AstraZeneca

Le ultime novità sul vaccino anti-Covid AstraZeneca, raccomandato ora in Italia agli over 60, hanno aperto il rebus delle seconde dosi. Se per la circolare del ministero della Salute non ci sono problemi a somministrare la dose finale ai pazienti che hanno già assunto senza problemi la prima, alcuni Paesi europei come la Francia – e diversi esperti in tv – hanno già aperto al ‘mix’ con Pfizer o Moderna. E c’è da considerare il problema di quanti, già vaccinati con Vaxzevria, dopo le ultime vicende sono pronti a rifiutare il bis.

Intanto è bene ricordare che, mentre il vaccino AstraZeneca è a vettore adenovirale, quelli di Pfizer e Moderna sono a mRna. E anche che non ci sono evidenze scientifiche a disposizione su efficacia e sicurezza di questo mix. Tanto che il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta afferma: “Sostituire la seconda dose di AstraZeneca con altro vaccino è un folle esercizio di ‘vaccinologia creativa’“.

“E’ vero, è corretto parlare in questo caso di vaccinologia creativa”, ci conferma Massimo Ciccozzi, responsabile dell’unità di Statistica medica ed Epidemiologia della facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma. “Semplicemente al momento non ci sono studi che ci dicano se l’efficacia della vaccinazione, cambiando vaccino alla seconda dose, aumenti, diminuisca o resti uguale. E’ tutto un grande punto interrogativo: noi non sappiano niente di quello che accade cambiando il vaccino”.

Perplesso anche il presidente dell’Ordine dei Medici di Roma, Antonio Magi. Intervenendo al programma “Genetica Oggi” su Radio Cusano Campus, Magi ha auspicato che “non si vada incontro ad un mix di vaccini. Su questo non abbiamo nessuna indicazione chiara, nessuna esperienza reale sul mischiare i vaccini. Ritengo da professionista che sia un azzardo, io non me lo farei sinceramente. Secondo me è importante che la seconda dose sia con lo stesso vaccino” della prima, “su questo non ci piove. Ritengo sia più prudente seguire le indicazioni che riguardano i singoli vaccini. Nella scelta francese non c’è evidenza scientifica”.

Nei giorni scorsi il Prac dell’Agenzia europea dei medicinali Ema aveva concluso che gli insoliti coaguli di sangue con piastrine basse dovrebbero essere elencati come effetti collaterali molto rari di Vaxzevria.

Ma sotto la lente degli esperti di farmacovigilanza non c’è solo AstraZeneca. Anche il vaccino monodose Janssen (Johnson&Johnson), sempre a vettore virale, viene studiato dal Prac per degli eventi tromboembolici rari post vaccinazione. La nota dell’Ema segnala “4 casi gravi di coaguli di sangue insoliti associati a livelli di piastrine basse“ in Usa. Un caso si è verificato in uno studio clinico e tre dopo il lancio del vaccino negli Stati Uniti. Uno è stato fatale.

Inoltre il Prac ha fatto sapere di aver avviato una revisione per valutare le segnalazioni di sindrome da perdita capillare in persone che sono state vaccinate con il prodotto AstraZeneca. Nel database di EudraVigilance in questo caso sono stati riportati “cinque casi di questo disturbo molto raro, caratterizzato da fuoriuscita di fluido dai vasi sanguigni che causa gonfiore dei tessuti e calo della pressione”. In questa fase, “non è ancora chiaro se esista un’associazione causale tra la vaccinazione e le segnalazioni di sindrome da perdita capillare”, affermano gli esperti.

Che sta succedendo? Via via che la campagna vaccinale va avanti, con l’immunizzazione di milioni di persone nel mondo, stanno emergendo (come era prevedibile) reazioni che potrebbero essere o meno collegate ai vaccini. Ma anche il chiaro effetto di questi prodotti anti-Covid, evidenziato dal crollo di morti e contagi nei Paesi che hanno vaccinato di più. Mentre, ad esempio, solo in Italia quasi 500 persone al giorno continuano a morire per questo virus.

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