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A caccia di vaccini anti-Covid, Centemeri: Ecco la mappa

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Dopo il parere di qualche giorno fa da parte di Ema ed Aifa sul vaccino Johnson&Johnson, la campagna vaccinale italiana appare articolata, almeno per il prossimo futuro, su due vaccini (Pfizer-Biontech e Moderna) a Rna messaggero (mRna) per tutti, e due (AstraZeneca e Johnson&Johnson) per gli over 60.

Ma la notizia è che l’Esecutivo è al lavoro con i grandi distributori di vaccini che operano con le big pharma coinvolte, “per cogliere le opportunità presenti sul mercato globale e aumentare la disponibilità di dosi di vaccino a mRna, dunque Pfizer-BionTech e Moderna, ma anche agire in prelazione rispetto ai vaccini Curevac (sempre a mRna) e alla nuova tipologia proteica Novavax, che non sono stati ancora approvati”. A spiegarcelo è Carlo Centemeri, farmacologo dell’Università di Milano e fondatore dell’Italian Renaissance Team contro Covid-19.

“Il via libera di Ema a Curevac è atteso a cavallo fra la terza e la quarta settimana di maggio, mentre per Novavax occorrerà aspettare qualche settimana in più”, aggiunge Centemeri.

Ebbene, “l’Italia sta fortemente spingendo per l’arrivo delle dosi preventivate con l’Unione Europea. Poi sopra i 60 anni si andranno a somministrare, in base al criterio dell’età e della fragilità dei soggetti, le dosi dei vaccini a vettore virale già approvati e, in caso, anche di Sputnik V se verrà autorizzato dall’Ema nel mese di giugno. E questo perché è possibile, ma ancora non provato, che il vaccino russo presenti gli stessi eventi avversi, comunque molto infrequenti, visti con AstraZeneca e Johnson&Johnson”.

Mentre per i vaccini a mRna “si procede con una spinta verso forniture complementari rispetto a quelle concordate con l’Ue. Dunque, per Pfizer-Biontech, Moderna, Curevac e Novavax si è al lavoro per velocizzare il loro reperimento su tutti i mercati extraeuropei, mentre al contempo si stanno valutando prelazioni sui prodotti in attesa di approvazione da parte delle agenzie regolatorie”.

C’è, certo, l’incognita delle persone anziane e non solo che – dopo le ambivalenti comunicazioni degli ultimi mesi – tendono a rifiutare AstraZeneca. “Un problema che però non è omogeneo sul territorio: c’è un 70-80% di accettazione al Nord, che cala al 50-60% al Centro e scende ulteriormente al Sud nella popolazione generale, inclusi anche i soggetti fragili e portatori di problematiche cliniche specifiche che li indirizzano al vaccino a mRna”. Un’incertezza che va contrastata a livello di comunicazione (“che ad oggi non è stata di certo delle migliori”), e che vede i medici vaccinatori, ma non solo, in prima linea.

“L’obiettivo – ribadisce il farmacologo Centemeri – è arrivare per metà del mese di maggio ad avere in somministrazione attiva almeno 500mila dosi al giorno. Tenuto conto che, per esempio, solamente le farmacie sono disponibili e in grado di fare almeno 4 somministrazioni l’ora in ogni esercizio, per otto ore al giorno, e tenuto conto che ne abbiamo circa 20mila sul nostro territorio”.

Naturalmente al risultato collaboreranno medici di medicina generale (circa 55mila), strutture sanitarie già attivate e i grandi hub che stanno aprendo in queste settimane. Sulla carta, un’incredibile “potenza di fuoco” che se schierata, organizzata, coordinata e soprattutto rifornita delle dosi di vaccino necessarie, potrebbe arrivare a 700/800mila somministrazioni al giorno, stima l’esperto.

C’è motivo di ottimismo? “In questo campo – risponde cauto Centemeri – sono sempre possibili le sorprese, anche da parte delle stesse aziende: alcune di esse, una in particolare, si è dimostrata meno ‘attenta’ al rispetto dei contratti sottoscritti con la Commissione Europea, contratti che comunque le tutelano, per alcuni ‘difetti d’origine’ all’atto della stipula. Possono esserci ritardi anche dovuti alla delicatezza del processo di produzione”.

“Ma ci sono anche enormi quantità di dosi di vaccini, come ad esempio quelle di AstraZeneca in Usa, che fra pochi mesi rischiano anche di scadere senza essere utilizzate. E da parte italiana c’è in questa nuova fase molto pragmatismo e concretezza”. Insomma, “siamo sulla buona strada“, conclude il farmacologo.

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