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Macron ha ragione sul vaccino, ora tocca a Draghi

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Vaccino, per tutti. Si può e si deve discutere di errori di comunicazione e mosse sbagliate ma si deve partire e si deve arrivare qui. Non c’è alternativa. Per questo fa bene il presidente francese Emmanuel Macron a rendere il green pass vincolante per accedere a ristoranti, caffè e trasporti. Se non bastano il buon senso e le campagne di sensibilizzazione, servono le regole.

Anche il premier Mario Draghi è dovuto intervenire con parole nette per invitare a “immunizzare tutti gli over 50” il prima possibile. Era il 18 giugno e il messaggio, quasi ruvido nei toni, serviva a invertire la pericolosa tendenza di quei giorni, con le prenotazioni che stavano pericolosamente calando, anche a causa della confusione alimentata dalle troppe, e disordinate, informazioni prodotte.

È passato quasi un mese. Cosa è cambiato? Mentre il virus muta e trova nuove varianti per diffondersi, il numero dei vaccinati cresce, ma a un ritmo troppo lento e, soprattutto, lasciando ancora indietro fasce sensibili della popolazione. L’Italia ha appena vinto gli Europei e i festeggiamenti, comprensibili e da non demonizzare, potranno produrre un aumento dei contagi. Non solo. La ripresa dell’attività economica, insieme a quella della vita sociale, con i bar e i ristoranti pieni e i luoghi di vacanza già affollati, aggiunge un elemento ulteriore: la circolazione delle persone, che è la condizione necessaria per vivere la normalità, deve essere protetta dal vaccino. Altrimenti, diventa nuova benzina nel motore della pandemia.

Arrivati a questo punto, non si può e non di deve tornare indietro. Il pil può crescere più del previsto e le risorse che arrivano dal Recovery fund possono consentire di costruire un percorso per uscire definitivamente dalla crisi e costruire un Paese diverso, migliore. Serve, però, un fattore imprescindibile: la vaccinazione di massa.

Invece, mancano all’appello troppe persone, in tutte le fasce di età. Il problema non si può più affrontare solo con le raccomandazioni e la moral suasion. C’è, evidentemente, una cultura no vax che attecchisce oltre le aspettative. Non è necessariamente espressione di un popolo di negazionisti. Ci sono dentro gli scettici a prescindere, gli ignoranti, gli egoisti cronici. Se non si sono convinti finora, con il virus ben visibile e le restrizioni a limitare la loro libertà, difficilmente potranno convincersi ora. E allora servono misure che li costringano a fare la loro parte.

Se non si può arrivare all’obbligo vaccinale, chi ha fatto il vaccino deve essere messo nelle condizioni di poter vivere una vita normale. La conseguenza più immediata è che l’accesso a ogni luogo e a ogni situazione in cui ci possa essere contatto tra le persone debba essere riservato a chi a scelto di vaccinarsi. Gli altri, negazionisti, scettici o egoisti che siano, restino fuori dai bar, dai ristoranti, dagli stadi, dai mezzi pubblici, dagli aerei e dalle navi. Ha iniziato Macron, ma ora tocca anche a Draghi.

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