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Butti (Assosalute): Automedicazione responsabile per la sanità di domani

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Assosalute

La pandemia ha fatto emergere con chiarezza “una concreta, diffusa – e responsabile – gestione dei più comuni e lievi disturbi di salute da parte degli italiani. Un trend che non solo si conferma nel tempo, ma che addirittura si è rafforzato durante l’emergenza Covid-19. Per questo, il ricorso responsabile ai farmaci di automedicazione supporta la salute delle persone senza gravare sull’assistenza pubblica”. A spiegarlo è Salvatore Butti, presidente Assosalute – Federchimica, a margine di un evento organizzato da Fortune Italia e intitolato “La sanità che vorrei – il valore dell’automedicazione responsabile”.

Presidente Butti, lei è da poco eletto alla guida di Assosalute. Ci può raccontare cos’è Assosalute?

Assosalute è l’Associazione nazionale farmaci di automedicazione, parte di Federchimica, che dal 1970 riunisce le aziende italiane e internazionali che producono e commercializzano in Italia i farmaci senza obbligo di ricetta medica. Siamo quindi i primi referenti dei cittadini per i piccoli disturbi di salute, e da sempre l’Associazione si impegna a favorire lo sviluppo di una cultura dell’automedicazione responsabile, collaborando con medici e farmacisti a iniziative di educazione alla salute e al benessere.

Ormai conviviamo con Covid-19 da quasi un anno e mezzo e tutti ci auguriamo che presto si possa parlare, se non di post Covid, almeno di fine dell’emergenza sanitaria. Pare quindi questo il momento per porre basi più solide per la sanità italiana del futuro. In che modo Assosalute, anche alla luce dei finanziamenti del Pnrr, intende dare il suo contributo?

La pandemia ha accelerato determinati processi e messo in evidenza la necessità di rispondere a una domanda di salute complessa. Il tema delle risorse destinate alla sanità è divenuto di primo piano, ma non è certo un elemento nuovo. La pandemia ha evidenziato la necessità di ripensare la sanità pubblica, rendendo urgente una riflessione sull’allocazione delle risorse, in termini di investimenti e rispetto ai bisogni di salute. Con la necessità di tenere conto anche dell’innovazione. La pandemia ha inoltre evidenziato il ruolo che hanno il medico di famiglia e il farmacista, ‘sentinelle’ della salute, che offrono sul territorio una presenza preziosa.

E’ dunque necessario sostenere lo sviluppo di una cultura della salute sempre più matura e consapevole, riconoscendo al settore il valore economico, sociale e sanitario che gli spetta e il contributo che può offrire al sistema salute che verrà.

Qual è stato il ruolo dell’automedicazione responsabile in pandemia, e quale ruolo potrà avere per la sostenibilità del Ssn del futuro?

La pandemia ha fatto emergere con chiarezza una concreta, diffusa – e responsabile – gestione dei più comuni e lievi disturbi di salute da parte dei cittadini. Un trend che non solo si conferma nel tempo, ma che addirittura si è in qualche modo ulteriormente rafforzato proprio durante l’emergenza Covid-19, come emerge anche dai dati della ricerca Censis appena presentata. Per questo riteniamo che il ricorso responsabile ai farmaci di automedicazione supporti la salute delle persone senza gravare sull’assistenza pubblica.

E’ importante ribadire che i farmaci di automedicazione sono specificatamente pensati per un utilizzo autonomo, vale a dire che essi sono stati autorizzati dalle autorità sanitarie a essere dispensati senza ricetta perché, grazie ad un utilizzo di lunghissimo corso, questi rimedi si sono dimostrati sicuri ed efficaci per il trattamento di determinati sintomi e disturbi.

La pandemia ha ulteriormente evidenziato che il ricorso responsabile ai farmaci da banco, supportato dal farmacista e dal medico di famiglia, specie in caso di primo utilizzo, rappresentano uno strumento terapeutico capace di risolvere molti malanni che affliggono la popolazione ogni giorno, liberando tempo medico e risorse da utilizzare là dove è necessario. Inoltre, se l’offerta italiana di farmaci senza ricetta si allineasse a quella di alcuni importanti Paesi Europei come la Francia e la Germania, il settore potrebbe dare un ulteriore contributo alla sostenibilità del nostro Servizio sanitario nazionale.

L’intenzione ribadita più volte da Draghi e Speranza è quella di mettere al centro del sistema salute il territorio: medico di famiglia e farmacista. Figure cruciali per gli italiani alle prese con piccoli e grandi disturbi, come è emerso anche dal recente sondaggio realizzato dal Censis. Ce ne può parlare?

I cittadini hanno evidenziato anche nella ricerca del Censis che nelle loro aspettative il Ssn del prossimo futuro avrà necessità di concentrare le risorse pubbliche su aree che riguardano patologie gravi, acute o croniche, si aspettano strutture di prossimità riconoscibili, un facile accesso alle cure primarie , con la presenza di medici e infermieri, e farmacie come centri di servizi, con un più intenso utilizzo del digitale e della telemedicina. In tutto questo il ricorso ai farmaci di automedicazione si è rivelato diffuso e può essere una preziosa risorsa per il Ssn.

In questo contesto, certamente l’automedicazione può avere un ruolo di valorizzazione di medico e farmacista sul territorio perché medico di famiglia e farmacista rappresentano i primi interlocutori del cittadino in tema di salute e benessere e, per questo, sono fondamentali nell’affiancare le persone per un utilizzo corretto e responsabile dei farmaci di da banco.

Secondo lei, in sintesi, quali dovranno essere i pilastri della sanità del prossimo futuro e cosa chiedono gli italiani al loro Servizio sanitario nazionale?

Nelle loro aspettative, il Servizio sanitario del prossimo futuro dovrà concentrare sempre di più le risorse pubbliche su interventi per le patologie gravi, acute o croniche e per questo motivo, si aspettano strutture sanitarie di prossimità riconoscibili e di facile accesso per le cure primarie con medici, specialisti e infermieri, il potenziamento delle farmacie come centri servizi, un più intenso utilizzo di digitale e telemedicina. Inoltre la farmacia in pandemia è stata ricosciuta come uno sportello di prossimità.

Da alcuni mesi è all’ordine del giorno in Italia il dibattito sulla destinazione delle risorse del programma Next Generation Ee, il più grande pacchetto di incentivi finanziari mai realizzato in Europa. Rispetto alle priorità indicate nella missione Salute del Piano, medicina territoriale e digitale, qual è il punto di vista di Assosalute?

Qui ci giochiamo un po’ il futuro. Come dicevo anche prima, occorre sicuramente investire per colmare alcune delle lacune strutturali connesse al Sistema Sanitario italiano, a partire dal giusto equilibrio tra la medicina del territorio e quella ospedaliera, lo sviluppo del digitale ma anche la riqualificazione dell’edilizia sanitaria, con maggiori investimenti in formazione e ricerca che diventano elementi fondanti del sistema sanitario del futuro.

Medici di medicina generale e farmacisti sono due figure fondamentali sul territorio affinché “intercettino” questa domanda di salute e responsabilità dei cittadini e la supportino nel rispetto delle specifiche professionalità. Da ultimo occorre promuovere e sviluppare azioni di informazione e di educazione al cittadino sui temi della salute affinché, attraverso un appropriato e responsabile ricorso ai farmaci di automedicazione per il trattamento dei più comuni e lievi disturbi di salute, si contribuisca alla crescita della cultura sanitaria del nostro Paese, che avrà ricadute sulla sostenibilità del nostro Sistema sanitario e sulla qualità della vita delle persone.

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