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Spesa farmaceutica stabile a 30,5 mld nel 2020

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spesa farmaci

Antibiotici, anticorpi monoclonali, cortisone, eparine. Nel primo anno della pandemia da Covid-19 la spesa farmaceutica nazionale totale – pubblica e privata – è stata pari a 30,5 miliardi di euro, stabile rispetto all’anno precedente. A certificarlo è il rapporto Osmed sull’uso dei farmaci in Italia. Un report di 832 pagine, realizzato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che analizza nei dettagli l’impiego dei medicinali nel nostro Paese, nell’arco di 12 mesi.

Dall’analisi emergono interessanti curiosità, come il calo nel consumo di antiobitici, la crescita del vaccino anti-influenza e di alcune terapie usate per Covid-19 (come le eparine), mentre resta stabile il consumo di farmaci per la disfunzione erettile.

Così scopriamo che la spesa pubblica, con un valore di 23,4 miliardi, ha rappresentato il 76,5% della spesa farmaceutica complessiva e il 18,9% della spesa sanitaria pubblica, ed è rimasta pressoché stabile rispetto al 2019 (-0,8%).

La spesa per i farmaci acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche è stata di circa 13,5 miliardi di euro (222,87 euro pro capite), stabile sia nella spesa (+0,9%) sia nei consumi (+1,5%) rispetto all’anno precedente.

E ancora, nel 2020 poco più di 6 cittadini su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione di farmaci. Si segnala una crescita della spesa pro capite e dei consumi con l’aumentare dell’età: la popolazione con più di 64 anni ha assorbito oltre il 60% della spesa e circa il 70% delle dosi. Le Regioni del Nord, quelle più duramente colpite dalla pandemia, curiosamente hanno registrato una prevalenza inferiore (59,6%) rispetto al Centro (64,8%) e al Sud Italia (65,8%).

Quanto ai bambini, il 35,7% della popolazione pediatrica ha ricevuto nel 2020 almeno una prescrizione di farmaci (il 46,4% dei bambini nella fascia di età prescolare). Il numero di prescrizioni si è comunque fortemente ridotto rispetto all’anno precedente.

I farmaci più prescritti restano gli antinfettivi per uso sistemico e quelli per l’apparato respiratorio (entrambi in riduzione rispetto al 2019), mentre al terzo posto, con un incremento del 4,2% si collocano i farmaci del sistema nervoso centrale.

Nella popolazione anziana la spesa media per utilizzatore è stata di 560 euro (601 negli uomini e 527 nelle donne). Quasi l’intera popolazione (96%) ha ricevuto nel corso dell’anno almeno una prescrizione farmacologica.

Nel 2020 inoltre la spesa farmaceutica pro capite, comprensiva dei medicinali acquistati direttamente dalle strutture sanitarie pubbliche e di quelli erogati attraverso il canale della convenzionata, è stata pari a 385,88 euro, in lieve riduzione rispetto all’anno precedente. I consumi sono stati pari a 1.163,4 Ddd/1000 abitanti die, stabili rispetto al 2019.

Quanto alla spesa per farmaci di classe C a carico del cittadino ha raggiunto i 5,7 miliardi di euro circa, stabile rispetto al 2019; di questi il 57,8% (3,3 miliardi) è relativo a farmaci con ricetta e il 42,2% (2,4 miliardi) a farmaci di automedicazione (Sop e Otc), comprensivi di quelli erogati negli esercizi commerciali. Benzodiazepine, contraccettivi e farmaci utilizzati nella disfunzione erettile si confermano, in questo caso, le categorie a maggiore spesa.

Considerando solo i farmaci di automedicazione, i primi principi attivi per spesa sono diclofenac, ibuprofene e paracetamolo.

I farmaci cardiovascolari hanno rappresentato la classe terapeutica a maggiore spesa (49,05 euro pro capite) e consumo (484,7 Ddd) nel canale della convenzionata, mentre i farmaci antineoplastici e immunomodulatori e i farmaci del sangue e organi emopoietici sono stati quelli rispettivamente a maggiore spesa (102,88 euro pro capite) e consumo (49 Ddd) tra i prodotti farmaceutici acquistati direttamente dalle strutture pubbliche.

Tra le categorie analizzate, si segnala la riduzione del consumo degli antibiotici rispetto al 2019 del 21,7%, che potrebbe essere attribuita alla modifica dei modelli organizzativi (accesso agli ambulatori dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, adozione della ricetta elettronica) e alla diffusione dei dispositivi di protezione individuale anti-Covid, che può aver ridotto la trasmissione delle infezioni batteriche.

Sono cresciuti i consumi del vaccino antinfluenzale (+23,6%), grazie a un aumento dell’adesione alla campagna vaccinale nel corso del periodo pandemico.

Per quanto riguarda l’aderenza e la persistenza al trattamento delle principali patologie croniche, non sono state evidenziate importanti differenze rispetto all’anno precedente e ciò suggerisce la possibile efficacia degli strumenti messi in campo per contemperare la continuità terapeutica e il contenimento dei contagi da Covid-19.

Nel 2020 il consumo dei farmaci utilizzabili nell’ambito del trattamento del Covid-19 si è attestato a 20,7 DDD/1000 abitanti die (+8,5% in confronto al 2019). Le eparine rappresentano quasi la metà dei consumi e circa un terzo della spesa, seguite da corticosteroidi, come il metilprednisolone e il desametasone.

La Regione con il valore più alto di spesa lorda pro capite per i farmaci di classe A-Ssn è stata la Campania con 197,3 euro pro capite, mentre il valore più basso è stato registrato nella PA di Bolzano (114,4 euro pro capite), con una differenza tra le due Regioni del 72%. Anche per quanto riguarda i consumi, la Regione con i livelli più elevati è stata la Campania (1.123,8 DDD/1000 abitanti die), mentre i consumi più bassi sono stati registrati nella PA di Bolzano (708,4 DDD/1000 abitanti die).

Quanto ai farmaci a brevetto scaduto, hanno costituito il 67,6% della spesa e l’84,8% dei consumi in regime di assistenza convenzionata di classe A. La quota percentuale dei farmaci equivalenti, a esclusione di quelli che hanno goduto di copertura brevettuale, ha rappresentato il 20,5% della spesa e il 30,7% dei consumi.

Per i biosimilari si confermano un aumento nel consumo delle specialità medicinali disponibili da più tempo e un trend positivo per i farmaci di più recente commercializzazione (anti TNF-alfa, bevacizumab, insuline fast acting, insuline long acting, rituximab e trastuzumab), sebbene sia rimasta una certa variabilità regionale per consumo e incidenza di spesa.

I farmaci che nel corso del 2020 hanno beneficiato del requisito di innovatività (piena o condizionata) sono stati 40, appartenenti principalmente alla categoria degli antineoplastici. Ad incidere maggiormente sulla spesa dei farmaci innovativi sono stati gli anticorpi monoclonali e le molecole di sintesi (97,8% della spesa).

Considerando l’area terapeutica coperta dai farmaci innovativi, emerge che il 72,3% della spesa e il 59,7% dei consumi sono costituiti dai farmaci indicati nei tumori solidi e del sangue.

La spesa dei farmaci orfani di classe H, A, e C, comprensiva dell’acquisto da parte delle strutture sanitarie pubbliche e dell’erogazione in regime di assistenza convenzionata, è stata di circa 1,4 miliardi di euro, corrispondente al 6% della spesa Ssn.

Nel confronto internazionale si evidenzia una bassa incidenza della spesa per i farmaci equivalenti rispetto agli altri Paesi europei. Al contrario, l’Italia si posiziona al secondo e al primo posto nell’incidenza, rispettivamente, della spesa e del consumo per i farmaci biosimilari.

Nel confronto sui prezzi , infine, emerge come l’Italia, considerando sia i farmaci erogati in ambito territoriale sia quelli in ambito ospedaliero, abbia prezzi superiori solo alla Francia, al Portogallo e alla Polonia. In relazione alla spesa dei farmaci orfani nel periodo 2018-2020, l’Italia (25,3 euro pro capite) risulta al quinto posto per la spesa di questi farmaci, dopo Francia (31,6 euro), Austria (30,9 euro), Germania (27,8 euro) e Spagna (27,2 euro).