Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement
servier health

Covid e vaccini, la morte di Ariele e il pericolo per i fragili

Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su email
vaccini no vax

Quando si spegne una giovane vita è il momento del silenzio e del dolore. Ma la vicenda di Ariele, morta a 11 anni a Palermo dopo giorni in terapia intensiva, è per certi versi emblematica della confusione su Covid-19 e dei rischi che anche i più giovani corrono a causa del virus.

Ariele faceva parte del ‘popolo dei fragili‘: 11 anni in gran parte trascorsi a entrare e uscire dall’ospedale per la malattia metabolica rara che si portava dietro fin dalla nascita, come ricorda oggi ‘La Stampa’. Quei fragili che possono essere protetti, fondamentalmente, dalla vaccinazione del proprio nucleo familiare. Quei fragili che, nei giorni scorsi, hanno chiesto a gran voce il green pass anche nei luoghi di vacanza, per poter fare delle ferie al sicuro (il più possibile) da Covid-19.

Ma a leggere i tanti post di quanti hanno protestato in questi giorni contro il green pass, emerge ancora una certa incredulità. E’ come se il virus Sars-Cov-2, che ha contagiato 4.325.046 di persone in Italia, con 127.995 morti, non ci fosse più (o non ci sia mai stato). Così si protesta contro un provvedimento ‘liberticida’, riuniti all’aperto ma senza mascherine e distanziamento, ‘perché tanto il virus non è nell’aria’. Senza pensare che la nostra libertà (di contagiarci?) dovrebbe finire dove inizia quella degli altri di non ammalarsi di Covid-19.

Ma la realtà è differente: certo, non parliamo di una tossina liberata dai terroristi, ma di mini-goccioline disperse dai tanti che protestano, respirano e magari gridano, vicini e riuniti. Come hanno dimostrato i focolai legati agli europei di calcio.

Il virus non è ‘morto di caldo’. Ma, complice la variante Delta, circola nei luoghi di vacanza e contagia soprattutto i giovani, come la sorella di Ariele, partita per un viaggio d’istruzione all’estero e tornata con Covid-19. E immaginiamo soltanto il dolore di questa ragazza per ciò che poi è accaduto. L’unico modo per proteggere i più fragili è creare una barriera protettiva intorno a loro. Una barriera di vaccinati.

Saremo anche ‘pecoroni’, ‘illusi’ o ‘creduloni’, come ci dicono e scrivono in tanti sui social. Ma noi vaccinati siamo disposti a fare la nostra parte per proteggere noi stessi e soprattutto gli altri: penso ai nonni, ai genitori anziani, agli zii, a parenti o amici fragili. Ma anche ai nostri figli, stremati da un anno di Dad. E gli ultimi dati dell’Iss sull’effetto protettivo dei vaccini sono piuttosto chiari.

Così fa piacere vedere i tanti giovanissimi che in questi giorni si sono prenotati per fare il vaccino, e che con entusiasmo – e magari un minimo di apprensione – hanno aderito ai primi open day per over 12 anni. Ecco, una cosa mi ha colpito in queste settimane: l’egoismo di tanti adulti (anche anziani) e l’altruismo di tantissimi ragazzi.

In questo quadro fanno riflettere le parole della mamma di Ariele, che ancora non si era vaccinata. “Ci stavamo organizzando per fare il vaccino. E’ vero, abbiamo aspettato, prima per le notizie contraddittorie sui rischi, poi perché Ariele era stata male”, spiega. E fa un appello: “Immunizzatevi per salvare i più fragili”. Ma per Ariele ormai è troppo tardi.

Non c’è solo la contrapposizione fra no vax e pro vax: ci sono ancora tanti indecisi, non solo in Sicilia. Persone incerte, spaventate, dubbiose. Il caos su AstraZeneca e i vari cambi di rotta sui vaccini hanno lasciato il segno.

A queste persone ‘esitanti’ evidentemente nessuno ha saputo spiegare, chiarire. Mentre in questa fase della pandemia occorre soprattutto informare e rassicurare.

Ecco, la morte di Ariele dovrebbe sollecitare un cambiamento nella comunicazione e nell’informazione sui vaccini. Un’arma fondamentale per mettere un freno a questa pandemia che ci ha portato via troppe vite, anche giovanissime. A patto di usarla al meglio.