Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement
servier health

Vaccini, l’Europa scommette su Novavax

Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su email
vaccini Novavax

Corre la variante Delta. E l’Europa si prepara a nuovi piani di vaccinazione, prenotando 200 milioni di dosi del candidato vaccino della statunitense Novavax.

Secondo quanto reso noto dall’azienda e dalla Commissione europea è stato concluso un accordo che prevede il preordine di 100 milioni di dosi di vaccino e l’opzione per altri 100 milioni entro il 2023.

Naturalmente il tutto è soggetto all’alea dell’approvazione da parte dell’Autorità europea dei medicinali (Ema) di NVX-CoV2373, così si chiama il candidato vaccino anti-Covid a base di proteine ricombinanti del virus formulato con l’adiuvante Matrix-M, messo a punto da Novavax.

Quando Ema potrà accendere il semaforo verde non è ancora noto precisamente. Anche se il produttore stima di poter inviare il dossier finale del vaccino entro il terzo trimestre dell’anno.

Le prospettive comunque sono molto buone, dal momento che i due studi clinici di fase III hanno dimostrato un’efficacia di questo vaccino del 96,4% contro il ceppo originale del virus e dell’86,3% contro la variante Alfa, ma soprattutto si è dimostrata una protezione del 100% contro la malattia di grado moderato e severo indotta dall’infezione da Covid-19.

Notizie, queste, che si riflettono in modo sensibile sul valore del titolo quotato al Nasdaq. Dopo l’annuncio, due giorni fa le azioni della biotech statunitense hanno raggiunto incrementi anche superiori al 20% rispetto alla chiusura del giorno precedente.

Una fiducia degli investitori che continuano a puntare su questa referenza: nelle prime fasi di apertura del mercato americano ieri il titolo continuava a viaggiare in territorio positivo prossimo a un incremento del 5%.

A fronte delle notizie dei Paesi che continuano ad assicurarsi dosi di vaccini per i mesi e gli anni a venire, finanche ad arrivare ai casi dei governi che stanno già iniziando a distribuire una terza dose alle categorie di popolazione più a rischio, come accade in Israele per gli over-60, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) chiede una moratoria. Si evitino le terze dosi di vaccino, in gergo definite “booster”, almeno fino alla fine di settembre.

Con l’obiettivo, ha dichiarato il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, di permettere che almeno il 10% della popolazione di tutti i Paesi del mondo possa essere vaccinata.

“Comprendo la preoccupazione di tutti i governi per proteggere la propria popolazione dalla variante Delta. Ma no possiamo accettare che Nazioni che hanno già utilizzato la maggior parte delle forniture globali di vaccini ne usino ancora di più”, ha spiegato Tedros senza mezzi termini.

Come a dire che la possibilità di essere vaccinati prima di altri contro un virus così infido e silenzioso come Covid-19 deve essere vissuta come un privilegio. Guardando con rispetto e compassione alle popolazioni di molti Paesi che ancora attendono di poter ricevere le forniture di vaccini.

Chissà che questo tipo di ragionamento non riesca a toccare le corde di quanti, in Italia e non solo, continuano a snobbare l’adesione alla campagna vaccinale. Preferendo talvolta la necessità di andare in vacanza a quella di tutelare la salute propria. E quella degli altri.