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Vaccini e terza dose, l’analisi di Anelli (Ordine medici)

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Mentre la corsa di Covid-19 non accenna a rallentare, all’estero diversi Paesi programmano la terza dose di vaccini. Dopo l’annuncio degli Stati Uniti, che partiranno il 20 settembre con immunodepressi e fragili, abbiamo chiesto un parere al presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli.

Anche alla luce del fatto che proprio i medici sono fra i vaccinati ‘della prima ora’, e a settembre in alcuni casi saranno passati 9 mesi dall’iniezione ‘scudo’.

Ebbene, il presidente dei medici italiani ipotizza una terza dose di vaccini “che potrebbe partire dopo ottobre, riservata ai pazienti fragili che rischiano maggiori conseguenze in caso di contagio”. Ma andiamo con calma. Perché non iniziare subito?

“Nella comunità scientifica il dibattito sulla terza dose è abbastanza acceso – ci spiega Anelli – Il vaccino dà una copertura anche duratura, ma come tutti i vaccini una parte della popolazione non risponde in maniera ottimale. C’è sempre una variabilità nella risposta, per cui diciamo che la copertura dei vaccini oscilla intorno al 70%. E’ chiaro che, se si fa una terza dose, come succede ad esempio nel caso dell’epatite, questo non fa che ridurre il numero delle persone che non rispondono al vaccino. In pratica riduciamo la forbice del 30% di soggetti che potevano aver avuto una risposta immunitaria non ottimale e non duratura”.

L’obiettivo, precisa Anelli, è quello di “tutelare le persone che hanno maggiore fragilità, e dunque ridurre la mortalità. Da qui nasce l’esigenza di ragionare su una terza dose di vaccini che potrebbe partire dopo ottobre, riservata ai pazienti fragili che rischiano maggiori conseguenze in caso di contagio”.

Poi c’è “un tema etico: abbiamo una pandemia che sta colpendo tutti i Paesi del mondo. E siamo estremamente preoccupati per il fatto che possano esserci risposte differenti nelle diverse aree del pianeta. Anche perché finora i vaccini riescono a coprire anche le varianti, ma potrebbero emergerne di nuove. Ecco anche perché è importante ridurre la diffusione mondiale del virus e proteggere anche i Paesi del Sud del mondo”.

Anelli ricorda la richiesta di moratoria sulla terza dose di vaccini arrivata dall’Organizzazione mondiale della sanità. “Occorre conciliare le esigenze e fare una scelta razionale: di protezione dei nostri anziani e, allo stesso tempo, immaginare un impegno attraverso l’Oms e il sostegno di tutti gli Stati, che consenta di affrontare il tema della vaccinazione nei Paesi poveri”.

C’è poi la questione del green pass: a breve, per molti medici vaccinati della prima ora, il certificato verde scadrà.

“Ma questo è un problema di tipo normativo – risponde Anelli – Noi avevamo in prima battuta una validità di 6 mesi, che abbiamo fatto modificare a 9 mesi. E credo che ci sia la disponibilità del ministro e del Cts a ragionare su un eventuale prolungamento”.

Ma perché non ricorrere al dosaggio degli anticorpi per capire a chi somministrare la terza dose? “Sugli anticorpi ancora oggi non si hanno evidenze scientifiche chiarissime: non è solo l’immunità legata alla produzione degli anticorpi a consentirci di comprendere se il vaccino funziona o meno, ma è anche quella cellulo-mediata, che costituisce la memoria dell’organismo. Il nostro organismo ha una memoria e, quando viene in contatto con il virus, produce gli anticorpi. Il problema è ridurre il rischio nelle popolazioni che possono non avere una risposta sufficiente al vaccino e che con una nuova dose sarebbero più protette”.

L’ipotesi di una vaccinazione annuale contro Covid-19 è tramontata? “Questo ce lo dirà il tempo: dovremo studiare man mano la reazione del nostro organismo. Insomma, è presto per poter dire se faremo una vaccinazione annuale oppure no”, chiosa Anelli.

a2a
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