Senza vaccini 3,34 mln over 50, ecco quanto proteggono

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Con quasi 8 milioni di dosi in frigo sono ancora 3,34 milioni gli over 50 senza vaccini. Un dato che colpisce all’indomani del flop delle proteste dei no green pass e dei dati relativi all’efficacia vaccinale.

Secondo il monitoraggio della Fondazione Gimbe, infatti, l’effetto ‘scudo’ dei vaccini anti-Covid resta stabile sopra il 94% per forme gravi e decessi, ma si riduce all’80% per la diagnosi di infezione. E ci sono interessanti differenze legate all’età. Ma vediamo i dettagli, dalle forniture alle somministrazioni.

Al 1° settembre (aggiornamento ore 6.12) risultano consegnate 86.126.058 dosi di vaccini. Netto il cambio di passo sul fronte delle forniture: nelle ultime 4 settimane sfiorata quota 15 milioni di dosi a fronte di 10,1 milioni delle 4 settimane precedenti. “Le scorte attualmente disponibili – spiega Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione – ammontano ad oltre 7,8 milioni di dosi di vaccini a mRna, un numero ampiamente sufficiente ad accelerare la campagna vaccinale in questa fase che precede la riapertura delle scuole”.

Al 1° settembre (aggiornamento ore 6.12) il 71,9% della popolazione (n. 42.609.377) ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+841.834 rispetto alla settimana precedente) e il 63,9% (n. 37.882.252) ha completato il ciclo vaccinale (+1.195.342).

In aumento nell’ultima settimana il numero di somministrazioni (n. 1.832.949), con una media mobile a 7 giorni che, dopo il crollo da oltre 592 mila del 28 luglio a circa 199 mila del 20 agosto, ha ripreso a salire raggiungendo quota 270 mila il 31 agosto.

“Nonostante la ripresa del ritmo delle somministrazioni – commenta il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta – il numero di prime dosi sul totale si attesta intorno al 40%: impossibile stimare se e in che misura questo numero sia destinato a salire vista l’indisponibilità di dati pubblici sulle prenotazioni, contrariamente a quanto previsto dalla normativa”.

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L’87,8% della popolazione over 50 ha ricevuto almeno la prima dose di vaccino, con un incremento settimanale nazionale irrisorio (+0,7%) e nette differenze regionali: dal 92,4% della Puglia al 81,4% della Sicilia. In dettaglio:
Over 80: degli oltre 4,4 milioni, 4.183.962 (93,4%) hanno completato il ciclo vaccinale e 106.032 (2,4%) hanno ricevuto solo la prima dose.

Fascia 70-79 anni: degli oltre 5,9 milioni, 5.298.860 (88,8%) hanno completato i vaccini e 145.165 (2,4%) hanno ricevuto solo la prima dose.

Fascia 60-69 anni: degli oltre 7,3 milioni, 6.262.871 (84,2%) hanno completato il ciclo vaccinale e 250.541 (3,4%) hanno ricevuto solo la prima dose.

Fascia 50-59 anni: degli oltre 9,4 milioni, 7.239.376 (76,5%) hanno completato il ciclo vaccinale e 529.748 (5,6%) hanno ricevuto solo la prima dose.

Complessivamente sono 4,4 milioni gli over 50 parzialmente o totalmente privi di copertura vaccinale, di cui 3,34 milioni (12,2%) non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose, con rilevanti differenze regionali: dal 18,6% della Sicilia al 7,6% della Puglia.

A fronte di un sostanziale appiattimento dei trend di vaccinazione in queste fasce d’età, salgono tutte le curve degli under 50: in particolare s’impenna la fascia 12-19 e quella 20-29 supera le percentuali di copertura delle fasce anagrafiche 30-39 e 40-49.

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“Considerato che la “scadenza” del green pass per le persone vaccinate all’inizio dell’anno ha innescato il dibattito sull’opportunità della terza dose – commenta Cartabellotta – la Fondazione Gimbe ha analizzato l’efficacia vaccinale e la durata della copertura sulla base dei dati resi disponibili dall’Istituto Superiore di Sanità”.

L’efficacia del vaccino da aprile ad oggi rimane stabile e superiore al 94% nel ridurre i decessi e le forme severe di malattia che richiedono ospedalizzazione e ricovero in terapia intensiva. Per quanto riguarda le diagnosi di Sars-CoV-2, l’efficacia si riduce dall’88,5% (periodo 4 aprile-11 luglio) al 79,7% (periodo 4 aprile-22 agosto). In altri termini si rileva una progressiva riduzione dell’efficacia delle coperture vaccinali nei confronti di infezioni asintomatiche e forme lievi di malattia che non necessitano di ricovero.

Questa riduzione risulta inversamente proporzionale all’età: al 22 agosto l’efficacia è del 67,4% nella fascia 12-39 anni e del 77,1% in quella 40-59 anni (al 4 luglio erano rispettivamente 79,8% e 80,8%). Visto che negli over 60 l’efficacia sulla diagnosi si mantiene superiore all’85% è verosimile che tra i più giovani abbiano influito durante il periodo estivo la maggiore occasione di contatti sociali e una minore attenzione ai comportamenti individuali, che restano fondamentali per prevenire il contagio anche nelle persone vaccinate.

Inoltre, al contrario di quanto pretende la vulgata no-vax, i non vaccinati richinò di più di incappare in forme tali da richiedere almeno un ricovero. A fronte di un aumento di ospedalizzazioni, ricoveri in terapia intensiva e decessi sia nei vaccinati che nei non vaccinati, rispetto alla precedente rilevazione dell’Iss, “il rapporto fra i due gruppi si mantiene pressoché stabile, con un rischio rispettivamente dell’85,3%, 89,3% e 78,9% in chi non ha ricevuto nemmeno una dose di vaccino rispetto a coloro che hanno completato il ciclo vaccinale”.

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Infine la questione degli operatori sanitari positivi: dopo un netto calo dall’inizio della campagna vaccinale, nei mesi di luglio e agosto fa registrare una lieve risalita. Tuttavia è ancora presto per affermare con certezza se il fenomeno sia attribuibile ad una perdita di efficacia della copertura vaccinale o rifletta l’aumentata circolazione virale nella popolazione generale, concludono gli esperti.

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