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Integratori alimentari, il perché di un tavolo ad hoc

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Mettere ordine nel settore, facendo chiarezza su integratori alimentari e salute. Pochi giorni fa è stato istituito, presso il ministero della Salute, il tavolo tecnico di confronto permanente sugli integratori alimentari.

L’obiettivo dichiarato dal sottosegretario alla Salute Andrea Costa è di “tutelare la salute dei cittadini affrontando e risolvendo le problematiche aperte e quelle che si solleveranno in materia, proponendo un approccio comune e proporzionato”. Comune, perché al tavolo siedono e partecipano direttamente le associazioni di categoria, tra cui Federsalus, e naturalmente le istituzioni grazie anche alla presidenza del direttore generale della direzione generale Igiene, Sicurezza alimenti e Nutrizione Massimo Cascielli e al coordinamento del direttore dell’ufficio Alimenti particolari, integratori e nuovi alimenti, Valeria di Giorgi Gerevini.

Ma perché si è resa necessaria l’istituzione di questo tavolo, dal momento che in tema di sicurezza alimentare il nostro Paese fa riferimento alla normativa europea e alle indicazioni dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa)? Manca forse qualche tassello che garantisca la sicurezza di questi prodotti nei confronti dei consumatori?

“L’integratore alimentare, come dice la parola stessa, dovrebbe essere un prodotto che serve per integrare una dieta che manca di qualche elemento. Ma, almeno in Paesi come l’Italia, i casi in cui una dieta sia davvero carente di alcuni nutrienti sono molto rari. Per lo più legati a condizioni patologiche che di carenze alimentari”, ci dice Francesco Francisci del servizio di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’ospedale di Padova. “In realtà molti prodotti sono utilizzati dalle persone per prevenire o trattare determinate malattie. Cosa vietata dalla normativa”, dal momento che sono prodotti alimentari e non farmaci.

“Una delle criticità legate a questa classe di prodotti è il fatto che, essendo alimenti, possono essere consigliati, precisiamo non ‘prescritti’, praticamente da chiunque. A partire dal medico e dal farmacista e arrivando a personal trainer e parrucchieri”, spiega l’esperto. Che però avverte: “Se vengono consigliati per prevenire o trattare malattie, si presume che chi lo fa debba avere anche in mano una diagnosi, mentre in realtà questa casistica rappresenta solo una minima parte del motore che muove all’acquisto degli integratori alimentari”.

In effetti, chiunque può comprarli senza alcun tipo di restrizione, sia al supermercato che in farmacia. E pare che siano articoli assai apprezzati dagli italiani: ammonta a 3,8 miliardi di euro il giro d’affari mosso dai prodotti delle 140 aziende aderenti a Federsalus, circa il 29% del valore dell’intero mercato europeo.

Allora quale messaggio dovrebbe passare ai cittadini che si approcciano al mondo dell’integrazione alimentare? Fanno bene o no? Possiamo assumerli con sicurezza o no?

Risponde Francini: “Bisognerebbe spiegare che ‘naturale’ non significa di per sé ‘esente da rischi’. Ciascuna delle sostanze contenute negli integratori può interagire con farmaci normalmente o sporadicamente assunti dalle persone e può avere effetti, anche negativi, su condizioni fisiologiche preesistenti. I prodotti sul mercato sono certamente sicuri dal punto di vista produttivo, perché devono rispettare rigidi protocolli di produzione, ma possono non servire e finanche fare male senza precise indicazioni di un professionista della salute che valuta il quadro ‘clinico’ di chi li assumerà”.

Ci chiediamo allora: questi tavoli di confronto che utilità reale possono avere? Forse per regolamentare l’accesso a questa classe di prodotti o per valutare la possibilità di un sistema di sorveglianza post-vendita in qualche modo analogo al sistema di farmacovigilanza dei medicinali?

Francisci chiude con una riflessione tranchant: “Da un lato temo che queste iniziative siano degli ammortizzatori tra il legislatore sanitario e il mondo delle aziende di settore, che muove diversi miliardi di euro l’anno solo in Italia. Ma rimango al contempo speranzoso che si possa arrivare concretamente a un miglioramento della sicurezza dei consumatori, nell’ottica di un accesso più consapevole verso questi prodotti”.

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