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Green pass, Italia capofila della linea dura

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Nessuna eccezione, nemmeno per il Parlamento o il Quirinale che pure godrebbero di quella forma di autonomia chiamata autodichia. Con il decreto varato dal consiglio dei ministri, Mario Draghi, arriva esattamente dove voleva sin dall’inizio: a estendere l’obbligo di green pass a tutti i lavoratori, siano essi statali o pubblici, dipendenti o autonomi. Di fatto, trasformando l’Italia nel Paese capofila della linea dura. La stima è che la misura riguarderà 23 milioni di persone.

Una scelta che, però, va letta di pari passo con i dati della campagna vaccinale. Perchè è vero che il 70% della popolazione sopra i 12 anni ha completato il ciclo e che l’80% ha fatto almeno una dose, ma il problema è esattamente quell’ultimo miglio: raggiungere il traguardo del 90% prima che l’arrivo dell’inverno porti un peggioramento dei dati di contagio. Un pensiero che il premier ha così riassunto nel corso del Cdm: “Questo decreto è per continuare ad aprire”.

E’ sostanzialmente quello che ha spiegato ai sindacati incontrati ieri a Palazzo Chigi, i quali sostenevano che se obbligo doveva essere, almeno lo Stato era tenuto ad accollarsi il costo dei tamponi. Un ragionamento che per il presidente del Consiglio avrebbe portato a un effetto esattamente opposto rispetto a quello desiderato di incentivare la campagna vaccinale. Da qui il no alla gratuità dei tamponi, con la sola eccezione di chi è impossibilitato a vaccinarsi per ragioni di salute, anche se arriva il via libera a prezzi calmierati per i test antigenici in farmacia. Allo stesso tempo, si è deciso di estendere la validità del tampone da 48 a 72 ore.

Non è un caso se il provvedimento, che sarà in vigore appena pubblicato in Gazzetta ufficiale, diventerà realmente operativo dal 15 ottobre. L’idea, come ha esplicitato il ministro della Pa Renato Brunetta, è quello di dare tempo a chi non si è ancora vaccinato di farlo.

La verifica del rispetto dell’obbligo viene affidata ai datori che, se inadempienti, possono essere multati da 400 a 1000 euro. Per il lavoratore che viene trovato senza certificato verde sono invece previste sanzioni da 600 a 1.500 euro. Si applica sostanzialmente il modello scuola, questo vuol dire che non è possibile licenziare ma dopo cinque assenze scatta la sospensione e quindi anche lo stop allo stipendio.

Nel corso della riunione di governo c’è stato anche uno scontro tra il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini – che avrebbe voluto aumentare la capienza per attività culturali o sportive – e il ministro della Salute, Roberto Speranza. Alla fine si è deciso di valutare successivamente, dopo un pronunciamento in merito del Cts che dovrà arivare entro il 30 settembre.

Lavoratori di tutta Italia, ma anche i parlamentari. Sebbene – per l’auodichia di cui sopra – il decreto non si possa applicare utomaticamente a Camera e Senato, c’è un’indicazione alquanto perentoria ad adeguare il proprio ordinamento in base alle nuove disposizioni.

 

 

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