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Rifondare l’Ssn per mettere fine alle diseguaglianze

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Recuperare l’accesso a diagnosi e cure perse a causa della pandemia e rinnovare il Ssn per eliminare le storiche differenze territoriali tra cittadini di serie A e B in quanto a gestione delle cronicità e acceso alle cure.

Questa è la direzione da prendere, presto e bene, anche grazie alle risorse in arrivo dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) secondo Cittadinanzattiva, Federazione italiana medici di medicina generale, la confederazione Oncologi, Cardiologi e Ematologi e la società italiana di Diabetologia.

È stato proprio il segretario generale dell’associazione civica, Anna Lisa Mandorino, a delineare oggi i dettagli di quella che potrebbe essere definita una “rifondazione del Ssn”, con una relazione ricca di dati presentata al convegno “Diagnosi e terapie: come riaprire le porte dell’accesso al Ssn”, organizzato dall’associazione italiana dei produttori dei farmaci generici equivalenti e dei biosimilari Egualia.

“Dobbiamo scongiurare il rischio, a fine 2021, di veder allungarsi le liste di attesa per le prestazioni non Covid nel Ssn con un ulteriore restringimento del diritto alle cure per i cittadini”, ha messo in evidenza Mandorino, riferendosi alla situazione già critica, e denunciata da più parti rispetto alla rinuncia forzata alle prestazioni sanitarie cui sono stati costretti i malati cronici e i cittadini anche in termini di screening.

“Rischiamo seriamente che i ritardi diagnostici accumulati portino nel prossimo futuro a dover curare quadri clinici più difficili, proprio a causa di un inizio di terapia ritardata in ragione di una diagnosi non tempestiva”, ha aggiunto.

Quella del ritardo diagnostico e della rinuncia forzata rinuncia alle prestazioni sanitarie non è un’impressione ma la dura realtà che contraddistingue il nostro Paese. E i dati snocciolati da Mandorino parlano chiaro: – 20,3% delle prestazioni ambulatoriali e specialistiche, -7% – pari a 2 milioni – di prestazioni indifferibili, 1,3 milioni di ricoveri in meno.

A destare particolare preoccupazione sono i numeri relativi alle malattie croniche, che segnano una riduzione del 13% dei ricoveri in chirurgia oncologica e del 20% in ambito cardiovascolare e cardiochirurgico. Il che non significa un migliore stato di salute della popolazione, ma solamente una diminuzione della possibilità di accedere a interventi chirurgici spesso determinanti per la definizione dell’outcome clinico della malattia.

Cosa fare per un cambio di rotta radicale e duraturo? Le nove proposte concrete illustrate durante l’evento muovono dalla possibilità di fare buon uso dei 20 miliardi di euro dedicati alla salute all’interno della missione sei del Pnrr. Tra queste, di particolare rilievo quella relativa alle liste d’attesa.

Occorre un piano nazionale di recupero teso a eliminare le differenze tra regioni attraverso un sistema nazionale di garanzia dei Lea (Livelli essenziali di assistenza) basato anche su indicatori capaci di misurare il livello di recupero delle diverse regioni.

Ancora, la necessità di intervenire sulla rete ospedaliera facendo in modo che sia strutturata in base allo stato di salute e alle necessità di cura dei pazienti di ciascun territorio. Ragionando in termini di prossimità, così da definire standard omogenei di assistenza territoriale stilati su base partecipativa di tutte le parti interessate – dalle associazioni di cittadini e pazienti alle società scientifiche.

Una prossimità che può e deve fare rima con un’assistenza domiciliare vera e strutturata, che offra le stesse opportunità di salute e cura ai cittadini che abitano nei grandi centri così come a quanti risiedono in zone remote e rurali. Per farlo, secondo i proponenti, tra le leve su cui agire non bisogna dimenticare la telemedicina. Che però richiede la definizione una governance nazionale.

Infine, bisogna puntare sulla valorizzazione della Medicina generale, fornendo ai medici di famiglia modelli organizzativi omogenei sul territorio e strumentazioni tecnologiche adeguate a consentire una presenza presso gli assistiti anche virtuale, se e quando opportuno, per fare arrivare la salute al cittadino. E non il contrario.

Coterella
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