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Vaccini anti-Covid, ecco quanto proteggono

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vaccini

L’effetto ‘scudo’ dei vaccini anti-Covid varia nel tempo, anche sulla base delle varianti dominanti. Ormai sappiamo che in Italia a dominare è la variante Delta. Ma allora come sono cambiate le cose? Ebbene, l’ultimo monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità è destinato a tranquillizzare i vaccinati.

L’analisi effettuata dall’Iss sui casi positivi diagnosticati in Italia tra il 4 aprile e il 26 settembre 2021, mostra infatti come aver completato il ciclo di vaccinazione garantisca una protezione del 77,2% contro la diagnosi di positività, del 92,6% contro l’ospedalizzazione, del 94,9% contro il ricovero in terapia intensiva, del 94,8% contro la morte.

E chi ha fatto solo la prime dose di vaccini? In questo caso il report – pubblicato il 1 ottobre – svela come i valori scendano rispettivamente a 63,3%, 83,9%, 90,8%, 83,6%.

Non è un caso, dunque, come “negli ultimi 30 giorni, il 25% delle diagnosi di Sars-Cov-2 il 35% delle ospedalizzazioni, il 41% dei ricoveri in terapia intensiva e il 46% dei decessi negli over 80 siano avvenuti tra coloro che non hanno ricevuto alcuna dose di vaccino”.

Tra il 6 agosto e il 5 settembre, si legge nel report vi sono stati 777 decessi tra i poco più di 1,9 milioni di over 60 non vaccinati, contro 547 decessi tra gli oltre 15,7 milioni completamente vaccinati.

In questa fascia di età, più fragile, per chi non è vaccinato c’è un rischio maggiore di quasi cinque volte di contrarre l’infezione rispetto a chi ha completato il ciclo vaccinale. Il pericolo, inoltre, è maggiore di dieci volte per l’ospedalizzazione, di 20 volte per la terapia intensiva, e di 12 volte di morte.

Non solo. Nel focus sul Coronavirus realizzato dalla direzione scientifica dell’Istituto nazionale malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma, si segnala come un recente studio dell’Università di Oxford sui vaccini ne abbia confermato la capacità di ridurre notevolmente la trasmissione del virus sia nei vaccinati che si infettino, sia nei contatti stretti dei casi positivi.

Le persone vaccinate e infettate con la variante Alfa generano infatti una percentuale di casi secondari, rispetto ai non vaccinati, del 18% se vaccinati con Comirnaty (Pfizer), e del 37% se vaccinati con Vaxzevria (AstraZeneca), valori che aumentano rispettivamente al 35% e al 64% in caso di infezione da variante Delta.

I contatti stretti vaccinati con Comirnaty hanno, rispetto ai non vaccinati, una probabilità di infettarsi del 6% in caso di variante Alfa e del 10% in caso di variante Delta, valori che salgono al 29% e al 28% per i contatti vaccinati con Vaxzevria.

In attesa di notizie ‘ufficiali’ sulla pillola anti-Covid di Merck & co, l‘auspicio è che questi dati ‘real world’, cioè ottenuti osservando quello che accade nella vita reale e non in laboratorio, possano convincere gli scettici e gli esitanti a proteggersi contro un virus pandemico che non è ancora scomparso.

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