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Tra medici europei pro obbligo e camici bianchi no vax

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medici vaccini

Mentre l’Italia è alle prese con i nodi dell’estensione del green pass per l’accesso ai luoghi di lavoro, torna alla ribalta la questione dell’obbligo vaccinale. Ebbene, oltre il 90% dei medici in Europa ha dichiarato necessaria la vaccinazione non solo per chi lavora in sanità ma anche per altri settori professionali, quali quello dell’istruzione e delle altre forme di assistenza residenziale.

Una posizione compatta, quella dei professionisti della salute in Europa emersa – come ricorda l’Anaao Assomed – dal sondaggio sull’obbligo vaccinale realizzato dai paesi aderenti alla Fems (Federazione Europea dei Medici Salariati) e presentati durante la recente Assemblea Generale della Federazione nel corso della Conferenza dal titolo “Covid. Quale obbligo per il personale sanitario?”.

Di pari passo, però, continuano gli attacchi no vax a danno dei medici, l’ultimo in ordine di tempo a danno dell’Ordine dei medici di Trento. Mentre sono attualmente 1.264 in Italia i medici sospesi per non essersi ancora vaccinati, come sottolinea la Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici).

Ma vediamo prima cosa pensano i camici bianchi europei sull’obbligo vaccinale: solo la Romania dice no, con il 72% dei medici intervistati che dichiara di essere contrario alla vaccinazione obbligatoria, sia per il personale sanitario che nella popolazione generale. “L’incongruenza di questo dato pone numerosi punti interrogativi sulla qualità della comunicazione politica e sociale in Romania poiché, accanto alla bassa percentuale di immunizzazione si accompagna, in questo Paese, un’elevata occupazione dei posti letto di terapia intensiva tanto che, in una differente sessione della conferenza, i medici rumeni hanno auspicato un aumento dei posti letto intensivi per far fronte all’elevato numero di malati”, riferisce l’Anaao.

Negli altri paesi della Ue che hanno partecipato alla Conferenza (Austria, Croazia, Francia, Germania, Italia, Nord Cipro, Olanda e Portogallo), invece, la percentuale di medici vaccinati si mantiene elevatissima, superiore al 90% come anche la volontà di proporre ai propri governi l’obbligatorietà del vaccino per tutta la popolazione, con percentuali che si aggirano al di sopra dell’80%.

“La spiegazione di una posizione così compatta, che raramente si è vista in una categoria professionale – commenta Alessandra Spedicato, capo delegazione Anaao Assomed in Fems – è che la vaccinazione, essendo parte di un percorso scientifico e non un’idea politica o una questione di opinioni, non incontra nei medici alcun ostacolo di natura confabulatoria o cospirazionista. A questo si aggiunge l’esperienza sul campo che i professionisti della salute pubblica hanno vissuto negli ultimi 20 mesi, le cicatrici, la fatica, il burn out che questa malattia ha lasciato nei medici ospedalieri. Tutti fattori che stanno spingendo i medici a promuovere la vaccinazione affinchè non si riviva nelle corsie l’incubo del Covid-19”.

“Non solo la pandemia – conclude Spedicato – ma anche la forte adesione all’immunizzazione tra i medici (al momento la vaccinazione è obbligatoria nelle corsie solo in Francia e Italia, mentre rimane raccomandata in Austria e Croazia) dimostra una volta di più lo spirito etico che anima questa categoria, e la volontà di mantenere fede al giuramento di Ippocrate che, nelle sue versioni più moderne invita i medici a ‘evitare la malattia quando la prevenzione è preferibile’”.

Un atteggiamento coerente con il dato delle sospensioni in Italia dei medici per mancata vaccinazione: sono state 1.636, delle quali 372 poi revocate per l’avvenuta vaccinazione. Ma se i no vax non sono del tutto assenti tra le fila dei camici bianchi, più spesso la categoria finisce al centro degli attacchi da parte di chi è contro i vaccini. “È triste, dopo poco più di due settimane, ritrovarci a esprimere solidarietà al presidente dell’Ordine dei Medici di Trento. Allora, erano lettere minatorie. Questa volta, i no vax sono passati dalle parole ai fatti, con un inaccettabile attacco a un luogo che è anche un simbolo: la sede dell’Ordine. Un’azione di vandalismo a scopo intimidatorio che ci amareggia profondamente. A Ioppi, ai colleghi del Consiglio direttivo e al personale va la nostra vicinanza”, sottolinea il presidente Fnomceo Filippo Anelli, condannando il gesto di vandalismo messo in atto a Trento.

Nella notte tra lunedì e martedì – come si apprende dalla stampa locale – ignoti hanno imbrattato con vernice rossa il muro del condominio dove ha sede l’Ordine dei medici, e infranto a sassate una finestra. ‘Prima hanno lavorato con il Covid ora li sospendete, servi’ è la scritta trovata al mattino dalle impiegate.

“Gli Ordini non sono servi del sistema, sono a tutti gli effetti componenti dello Stato, organi sussidiari – si infiamma Anelli – Attaccare l’Ordine significa attaccare lo Stato, colpendolo nelle sue funzioni a tutela dei diritti di tutti i cittadini. Diritto, in questo caso, di farsi curare da un medico che sia sicuramente vaccinato: diritto, dunque, alla sicurezza delle cure e alla tutela della salute”. Ci sarebbe infatti la sospensione momentanea, ai sensi del DL 44, di una trentina di medici alla base del gesto.

“Come precisato da Ioppi al quotidiano “l’Adige”, non sono neppure gli Ordini a decidere: sono le Asl a segnalare i medici non vaccinati agli Ordini, che notificano la sospensione d’ufficio – riporta Anelli – Sono quindi gli stessi medici che, scegliendo senza motivazioni di salute di non vaccinarsi, si pongono fuori dalla professione”.

Per Anelli, però, è importante sottolineare che “i medici che non si sono vaccinati restano una minoranza: in questo momento i sospesi sono lo 0,27% dei 460mila medici e odontoiatri italiani. Vaccinarsi è anche un dovere deontologico, sia per arginare la diffusione del virus, sia per fugare, con l’esempio, gli ultimi dubbi degli esitanti. Oltre l’80% della popolazione sopra i dodici anni ha completato il ciclo vaccinale: siamo davvero al rush finale, come dimostra la ripresa di tante attività. Il vaccino ci salva la vita, e ci permette di tornare, gradualmente, a viverla appieno”.

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