Più vulnerabili allo stress? Ecco come prevederlo

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Al cuore dello stress. È possibile predire il livello di vulnerabilità o di resilienza delle persone allo stress psicosociale? Una domanda ancor più interessante considerati gli effetti della pandemia.

Ebbene, la risposta è positiva, almeno secondo lo studio pubblicato sulla rivista Stress e firmato da Luca Carnevali e Andrea Sgoifo (Università di Parma), Elena Makovac e Sonia Medina (King’s College London), Nicola Petrocchi (John Cabot University, Roma) e Cristiana Ottaviani (Sapienza Università di Roma): La ricerca ha dato una serie di risposte concrete, individuando proprio nelle reazioni cardiache un ‘termometro’ per valutare la reazione allo stress.

La variabilità della frequenza cardiaca (Heart Rate Variability, Hrv) è da tempo considerata un indicatore importante di salute fisica e mentale dell’individuo. In particolare, diversi studi hanno evidenziato l’esistenza di una relazione stretta tra valori elevati di Hrv a riposo e maggiore capacità di regolare efficacemente le proprie emozioni in risposta a fattori di stress psicosociale.

Ma c’è stress e stress. Quello sociale ed emotivo generato dalla pandemia da Sars-Cov2 ha rappresentato per i ricercatori uno scenario per testare il ruolo dell’Hrv come predittore longitudinale di vulnerabilità/resilienza psicofisiologica.

La ricerca si è svolta infatti durante il primo lockdown del maggio 2020, ed è stata condotta su soggetti sani che avevano precedentemente partecipato ad altri studi condotti dal team di ricerca e per i quali erano disponibili misure di Hrv a riposo pre-pandemia. Ai partecipanti sono stati somministrati una serie di questionari psicometrici online volti a determinate le loro strategie di regolazione delle emozioni e il loro tono d’umore in relazione alla situazione che stavano vivendo.

Elevati valori di Hrv a riposo pre-pandemia (in media 2 anni prima) sono risultati essere predittivi di un impiego di strategie di regolazione delle emozioni più efficienti, nonché di un minor senso di preoccupazione e maggiore sicurezza durante il periodo di lockdown.

I risultati hanno inoltre evidenziato una correlazione positiva tra la percezione di rischio associato a Covid-19 e sintomi di depressione.

Ma cosa ci dice questo studio? Dal momento che la pandemia di Covid-19 ha prodotto un diffuso aumento di problemi di salute mentale, tra cui ansia e depressione, la ricerca, volta di marker psicofisiologici precoci di vulnerabilità/resilienza ha una potenziale rilevanza clinica, concludono gli autori.

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