Nuova variante Covid sudafricana, cosa sappiamo

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variante sudafricana

Cresce l’allarme per la nuova variante sudafricana, mentre i Paesi – Italia inclusa – si affrettano a bloccare i voli da e per le zone interessate. Per oggi si attende l’esito della riunione dell’Organizzazione mondiale della sanità che dovrebbe inserire questa nuova variante almeno fra quelle di interesse, ‘battezzandola’ con una lettera greca.

Ma intanto gli esperti internazionali non usano eufemismi: “Appena osservato: un cluster piccolo di variante dal Sudafrica con un profilo di mutazioni veramente orribile“, twitta il virologo dell’Imperial College di Londra  Thomas Peacock.

La nuova variante, individuata al momento in Sudafrica, Botswana, ma anche a Hong Kong e in Israele, ha la sigla B.1.1.529 e spaventa proprio per il numero di mutazioni (ben 32) individuate. Ma cosa sappiamo? E sarà peggiore della Delta, che in poche settimane è dilagata? L’abbiamo chiesto a Massimo Ciccozzi, responsabile dell’unità di Statistica medica ed Epidemiologia della facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma, che il Sars-Cov-2 lo conosce bene per averne studiato sequenze e varianti. E che avverte: “Al momento sappiamo ancora poco“. Ma qualcosa si sa.

“Intanto – ci dice – l’arrivo di questa variante sudafricana dovevamo aspettarcelo: nei Paesi dell’area il tasso di vaccinazione è bassissimo, sotto il 10%: se hai pochi vaccinati il virus circola e continua a mutare”. Ma le persone che hanno contratto la variante sudafricana ‘classica’ – la Beta, nota anche come B.1.351 – sono protette?  “E’ vero, dovrebbe essere così, ma i guariti non sono così tanti da impedire una circolazione del virus. L’ho sempre detto: le sacche endemiche sono in Africa, e da qui ci aspettavamo l’arrivo di nuove varianti”.

Questa nuova variante sudafricana è caratterizzata da 32 mutazioni, “10 sulla proteina Spike”, il grimaldello che il coronavirus usa per entrare nelle nostre cellule. “Le sue mutazioni sono sotto studio, ancora non sappiamo se questa variante sia più contagiosa della Delta e se crei problemi ai vaccini. Personalmente – aggiunge Ciccozzi – spero non sia più contagiosa della Delta, ma ancora dati non li abbiamo, come anche sull’eventuale effetto sui vaccini“.

Secondo quanto reso noto da un portavoce di Pfizer, l’azienda sta già studiando la variante e conta di avere i primi dati sui possibili effetti sul vaccino “al più tardi entro due settimane”, scrivono le agenzie di stampa. “Comprendiamo la preoccupazione degli esperti e abbiamo immediatamente avviato le indagini sulla variante B.1.1.529. La variante differisce notevolmente dalle varianti osservate in precedenza perché presenta ulteriori mutazioni localizzate nella proteina Spike. Ci aspettiamo più dati dai test di
laboratorio al più tardi tra due settimane”, assicura un portavoce
di Pfiizer al canale all news francese BfmTv.

I dati in arrivo, si legge su Adnkronos Salute, “forniranno maggiori informazioni sul fatto che B.1.1.529 possa essere una variante che sfugge all’immunità e potrebbe richiedere un aggiustamento del nostro vaccino se si diffondesse a livello globale”.

La cosa importante è che questa variante sudafricana “non si espanda più di tanto. Quindi bene lo stop ai voli”, dice Ciccozzi. Altra novità importante: “Ha una delezione nella posizione 69-70 della Spike, che è la stessa della variante Alfa, la vecchia variante inglese. Dunque i sistemi di rilevamento la individuano subito. Insomma non sfugge ai test”. E questa è una buona notizia, almeno in attesa di comprendere meglio le caratteristiche di questa nuova variante. “Che deve essere un monito a vaccinare – conclude Ciccozzi – perché solo così possiamo frenare il virus e contrastare l’emergere di sempre nuove varianti” che possono insidiare lo ‘scudo’ dei vaccini.

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