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Covid ha aumentato le disparità in sanità, il Rapporto Crea

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Uno choc per la sanità, che ha inasprito le disparità mettendo in crisi un Servizio sanitario indebolito da anni di spending review. La pandemia da Covid-19 “ha sicuramente causato uno choc sul sistema sociale, politico ma soprattutto sanitario. La difficoltà di affrontare Covid è stata causata dal sottofinanziamento, tesi che smentisce quella diffusa per anni per cui c’è un forte spreco nel Ssn ed è invece sintomo di un sistema sobrio e resiliente”. A segnalarlo è un’indagine condotta dal Crea Sanità dell’Università di Tor Vergata su un campione di 800 persone, rappresentativo della popolazione italiana over 18.

Un’indagine i cui risultati sono contenuti nel diciassettesimo Rapporto presentato a Roma sul “futuro del Ssn: vision tecnocratiche e aspettative della popolazione”. Nonostante i grandi sforzi messi in atto dal nostro Sistema sanitario nazionale, si legge nel documento, il gap tra il finanziamento al servizio rispetto agli altri Paesi europei è evidente. Tra le criticità maggiori segnalate dagli intervistati spiccano le liste d’attesa (39%), mentre la possibilità di avere l’assistenza del medico di medicina generale rappresenta per oltre la metà (54,2%) uno degli elementi di maggiore soddisfazione, insieme alla qualità degli operatori sanitari stessi e la possibilità di avere la maggior parte dei farmaci in modo pressoché gratuito (20,5%).

I risultati della survey promossa dal Crea Sanità “ci riempiono di orgoglio: al primo posto tra i punti di forza del Servizio Sanitario si colloca la possibilità di avere il medico di famiglia; al secondo, la qualità dei medici italiani”, commenta il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli. L’indagine “fotografa quanto sperimentiamo ogni giorno nei nostri studi. Vale a dire un rapporto unico tra il medico di medicina generale e il suo paziente, un’alleanza terapeutica che si nutre di fiducia e si corrobora con la continuità. Un rapporto che fa bene alla salute e allunga la vita dei cittadini, come dimostra uno studio pubblicato poco tempo fa su Bmj Open, diventando parte della cura stessa. Un risultato atteso, dunque, che però fa sempre piacere e che ci sostiene nella nostra attività di tutela della salute. Un risultato da prendere come punto di partenza e di riferimento per costruire il futuro”.

Ad emergere dall’indagine sono, in ogni caso, le disparità tra le varie aree del Paese, non solo nei giudizi e nella valutazione delle priorità (se nel Nord est è maggiore la disponibilità a pagare per liste di attesa inferiori, al Sud si è più propensi a pagare per avere maggior comfort ospedaliero e al Centro per avere la possibilità di disporre di cure domiciliari) ma anche sul fronte del crescente impatto dei consumi sanitari sui bilanci familiari, che colpisce soprattutto le famiglie meno abbienti a causa dell’impoverimento che continua a colpire oltre 410.000 famiglie. Ad essere maggiormente colpite le Regioni meridionali.

Cure odontoiatriche e servizi diagnostici si confermano le principali cause di iniquità. E le prospettive non lasciano ben sperare: è previsto per il prossimo anno un ulteriore peggioramento degli indicatori, soprattutto in riferimento quello economico, a causa del fenomeno delle rinunce o di un possibile maggior ricorso a strutture specialistiche private, dovuto alla sospensione delle attività non urgenti nelle strutture pubbliche. Se il Pnrr si presenta come “un’occasione irripetibile, il cui esito (come sperabile) sarà quello di rilanciare il Paese” potrebbe rivelarsi “‘disastroso’ qualora le scelte di investimento fossero quelle sbagliate”. Gli stretti tempi di realizzazione potrebbero renderlo uno strumento per aggirare le criticità invece di ottimizzare i processi.

Il rischio, secondo Crea Sanità, è che “si contraggano e depauperino le fasi di progettazione e valutazione che, di contro, sono essenziali per evitare che le risorse vadano sprecate” a meno che “insieme al miglioramento (auspicabile) della capacità di tutela della salute del Ssn si creino le condizioni perché il sistema rimanga sostenibile e si riducano le disuguaglianze geografiche”.

Covid-19 ha fatto emergere anche altri aspetti: durante la pandemia l’Italia si è dimostrata il paese europeo con minore ricorso al ricovero in rapporto alla popolazione, ma con durata media di degenza più alta. Non è mancata una progressiva riduzione di posti letto, i cui tassi variano di regione in regione. Ad essere carenti, in alcuni ambiti, più che i posti letto sono stati gli organici soprattutto tra gli infermieri, gli anestesisti e rianimatori. “Nuove forme di flessibilità organizzativa e redistribuzione dei posti letto, piuttosto che in diffusi incrementi dell’offerta attuale”, potrebbe rappresentare secondo Crea la soluzione insieme ad “un’attenta pianificazione del sistema dal punto di vista degli ingressi di personale anche alla luce delle previsioni sulle uscite future”.

L’impatto della pandemia sulle strutture del Servizio sanitario nazionale (Ssn) “è stato dirompente, in particolare per quelle ospedaliere: in particolare nella prima ondata, nelle Regioni con maggiore incidenza di contagi, sono andate in affanno le terapie intensive; nella seconda, la pressione si è allargata anche ai letti ordinari, con interi reparti riconvertiti a posti Covid: situazione che, evidentemente, ha inciso sulla possibilità delle strutture di far fronte alle esigenze dei malati con altre patologie”

Secondo il Rapporto Crea Sanità “il rischio del permanere di ondate successive di concentrazione di ricoveri, indica che la soluzione ai problemi di saturazione registrati durante la pandemia sia da ricercarsi essenzialmente in nuove forme di flessibilità organizzativa e redistribuzione dei posti letto, piuttosto che in diffusi incrementi dell’offerta attuale”.

In questo quadro la quarta ondata Covid, spinta dall’esplosione della variante Omicron, ha dato “di nuovo una battuta di arresto al recupero delle prestazioni di specialistica ambulatoriale”.

“I dati disponibili, relativi al periodo gennaio-maggio 2021, sembrano portare le prestazioni ad un sostanziale riallineamento al 2019, con una ripresa del numero di ricette per prestazioni di specialistica, rispetto al 2020, mediamente pari al +33%”. Una ripresa bloccata però dalla nuova ondata. “Il dato, inoltre, ancora nasconde quello della contrazione dell’attività chirurgica, che con buona certezza è quella in cui sarà maggiormente difficile il recupero, a causa del collo di bottiglia rappresentato dalla carenza di personale e sale operatorie”, sottolinea il rapporto Crea.

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