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Covid rallenta in Italia ma è record di morti

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covid mascherine

Decisa frenata della corsa di Covid-19 in Italia, ma è record di decessi, che in 7 giorni aumentano a doppia cifra. Nell’ultima settimana  l’incremento dei casi è stato ‘solo’ del +3%, 
ma i morti segnano un +49,7% in 7 giorni. Con dati quotidiani record. 
Rallenta invece l’aumento di ricoveri (+14%) e delle terapie intensive (+2,3%), ma gli ospedali sono ancora sotto pressione.

E’ la ‘fotografia’ della pandemia in Italia che arriva dall’ultimo monitoraggio della Fondazione Gimbe. Che di fronte alle proposte delle Regioni su gestione pandemia ne definisce alcune inapplicabili e rischiose (è il caso della proposta di mantenere in servizio gli operatori sanitari positivi e asintomatici), altre condivisibili ma da integrare.

Ma vediamo i dati: il monitoraggio rileva, nella settimana 12-18 gennaio, una stabilizzazione dei nuovi casi Covid a quota 1,2 milioni e un aumento delle ospedalizzazioni: +2.381 pazienti in area medica, +38 in terapia intensiva. l’incidenza supera i 2.000 casi per 100.000 abitanti in 58 province.

In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:
Decessi: 2.266 (+49,7%), di cui 158 riferiti a periodi precedenti
Terapia intensiva: +38 (+2,3%)
Ricoverati con sintomi: +2.381 (+14%)
Isolamento domiciliare: +425.598 (+20,1%)
Nuovi casi: 1.243.789 (+3%)
Casi attualmente positivi: +428.017 (+20,1%)


“Nell’ultima settimana – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – si è registrata una sostanziale stabilizzazione dei nuovi casi intorno a quota 1,2 milioni, con un incremento del 3% rispetto alla settimana precedente e una media mobile a 7 giorni che passa da 174.576 del 12 gennaio a 177.652 il 18 gennaio (+1,8%). Una frenata nazionale della curva che risente di situazioni regionali molto diverse”.


Infatti, nella settimana 12-18 gennaio, in 10 Regioni si registra un incremento percentuale dei nuovi casi (dall’1,4% della Provincia Autonoma di Trento al 159,6% della Puglia), in 10 una riduzione (dal -1,0% della Basilicata al -25,9% dell’Umbria), mentre la Liguria rimane stabile. I dati delle Regioni Emilia-Romagna, Liguria e Puglia risentono di consistenti ricalcoli avvenuti nelle ultime due settimane. In 58 Province l’incidenza supera i 2.000 casi per 100.000 abitanti: Rimini (3.358), Forlì-Cesena (3.296), Bolzano (3.279), Ravenna (3.027), Piacenza (2.970), Brindisi (2.964), Barletta-Andria-Trani (2.945), Bari (2.892), Napoli (2.863), Trento (2.812), Rovigo (2.748), Verona (2.737), Bologna (2.721), Vicenza (2.639), Sondrio (2.626), Biella (2.560), Firenze (2.554), Genova (2.531), Taranto (2.515), Brescia (2.493), Aosta (2.475), Torino (2.453), Parma (2.435), Pordenone (2.417), Modena (2.378), Verbano-Cusio-Ossola (2.376), Cuneo (2.338), Lecce (2.337), Ferrara (2.329), Vercelli (2.314), Udine (2.310), Pisa (2.304), Mantova (2.301), Treviso (2.277), Lodi (2.276), Savona (2.269), Imperia (2.263), Padova (2.256), Reggio nell’Emilia (2.241), Livorno (2.240), Pistoia (2.219), Belluno (2.198), Foggia (2.196), Pavia (2.196), Monza e della Brianza (2.167), La Spezia (2.163), Novara (2.155), Como (2.154), Teramo (2.131), Milano (2.106), Prato (2.091), Caserta (2.088), Salerno (2.078), Trieste (2.045), Lucca (2.032), Venezia (2.021), Arezzo (2.017) e Cremona (2.017).

Aumenta il numero dei tamponi totali (+10,8%), passati da 6.926.539 della settimana 5-11 gennaio a 7.672.378 della settimana 12-18 gennaio, con un incremento dei tamponi rapidi (+856.687; +17,8%) a fronte di una leggera flessione di quelli molecolari (-110.848; -5,3%). La media mobile a 7 giorni del tasso di positività dei tamponi molecolari si riduce ulteriormente (dal 25,4% al 21,2%), mentre rimane stabile (14,4% vs 14%) per gli antigenici rapidi.

“Resta alta la pressione sugli ospedali – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione Gimbe – in cui i posti letto occupati da pazienti Covid continuano ad aumentare, seppur più lentamente: rispetto alla settimana precedente +14% in area medica e +2,3% in terapia intensiva”. Al 18 gennaio, il tasso di occupazione nazionale da parte di pazienti Covid è del 29,8% in area medica e del 17,8% in area critica. Ad eccezione di Molise e Sardegna, tutte le Regioni superano la soglia del 15% in area medica, con la Valle d’Aosta che raggiunge il 57,1%; ad eccezione di Basilicata e Molise, tutte superano la soglia del 10% in area critica.

“In lieve flessione gli ingressi giornalieri in terapia intensiva – puntualizza Marco Mosti, direttore Operativo della Fondazione Gimbe – la cui media mobile a 7 giorni scende a 141 ingressi/die rispetto ai 146 della settimana precedente”.

Ma allora cosa sta accadendo negli ospedali? “Rimangono di difficile interpretazione – spiega Cartabellotta – i trend dei ricoveri in area medica e in terapia intensiva dell’ultima settimana; servono ulteriori analisi per capire se si tratta di errori tecnici, di ricalcoli da parte delle Regioni, dei primi effetti della prevalenza della variante Omicron sulla Delta, o di altre motivazioni”.


Mentre va avanti la campagna vaccinale, resta il nodo del record di morti: 2.266 negli ultimi 7 giorni (di cui 158 riferiti a periodi precedenti), con una media di 324 al giorno rispetto ai 216 della settimana precedente.

“In uno scenario ancora critico – riflette Cartabellotta – caratterizzato dall’elevata circolazione del virus e da una rilevante occupazione dei posti letto ospedalieri da parte dei pazienti Covid, le Regioni hanno messo sul tavolo varie proposte da discutere con il Governo, per semplificare la fase di convivenza con il Sars-CoV-2, su cui la Fondazione Gimbe ha condotto una puntuale analisi”. Ecco i risultati:

Modifica alla definizione di caso Covid-19: dal momento che la maggior parte delle persone positive al Sars-CoV-2 sono asintomatiche o paucisintomatiche, ma possono trasmettere il contagio, “non è possibile, ai fini della sorveglianza dell’epidemia, modificare la definizione di caso Covid-19, includendo – come proposto dalle Regioni – solo chi, a fronte di un tampone positivo, è anche sintomatico. Peraltro, a fronte di una definizione di caso condivisa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’European Centre for Disease Control, non sarebbe giustificabile introdurre una modifica nazionale, anche ai fini della sorveglianza epidemiologica internazionale”, afferma Gimbe.

Modifica alla definizione di ricovero Covid-19: la proposta delle Regioni di non considerare come pazienti Covid i ricoverati per altra patologia a cui viene riscontrata una positività occasionale è inapplicabile e rischiosa per varie motivazioni: la Covid-19 è una malattia multisistemica che colpisce numerosi organi e apparati e definire lo status di “asintomaticità” è molto complesso, specialmente nei pazienti anziani con patologie multiple; inoltre, la positività può peggiorare la prognosi di pazienti ricoverati per altre motivazioni, anche in relazione all’evoluzione della patologia/condizione che ha motivato il ricovero e alle procedure diagnostico-terapeutiche attuate. E ancora, la gestione di tutti i pazienti Sars-CoV-2 positivi, indipendentemente dalla presenza di sintomi correlati alla Covid-19, richiede procedure e spazi dedicati, oltre alla sanificazione degli ambienti. Di conseguenza, risulta molto difficile riorganizzare in tempi brevi la gestione degli “asintomatici” senza risorse aggiuntive, in particolare locali e personale. Infine la responsabilità di assegnare il paziente ricoverato ad una delle due categorie, con tutte le difficoltà e le discrezionalità del caso, è affidata al personale medico e alle aziende sanitarie.

Con l’attuale numero di positivi il contact tracing non è sostenibile né fattibile, né può contribuire in maniera efficace a rallentare la crescita dei casi. Se dunque è condivisibile l’obiettivo di alleggerire la pressione sui servizi sanitari territoriali, la proposta delle Regioni di riservarlo ai casi sintomatici non è basata su evidenze scientifiche, perché oggi l’elemento discriminante dovrebbe essere rappresentato dallo status vaccinale, dal momento che i vaccinati si infettano meno e, soprattutto, trasmettono meno il virus.

Scuole primarie: appare ragionevole la proposta delle Regioni che chiedono che, in caso di una positività in classe, in attesa del tampone T0 gli studenti rimangano presso il domicilio senza frequentare né la scuola, né le attività comunitarie. In caso di Dad, si suggerisce di valutare la possibilità di interrompere la quarantena per recarsi al centro vaccinale con mascherina FFP2 se al T0 si risulta negativi.

Operatori sanitari: nei primi 18 giorni di gennaio 2022 si sono registrati 36.143 nuovi casi tra il personale sanitario, quasi il triplo rispetto all’intero mese di dicembre 2021 (n. 12.664). Per fronteggiare questo problema, le Regioni chiedono di mantenere in servizio nei reparti gli operatori sanitari positivi asintomatici. Una proposta “inapplicabile per tre ragioni. Innanzitutto, medico-legali, perché è in netto contrasto con la legge Gelli-Bianco che dispone di garantire la sicurezza delle cure integrando tutte le attività finalizzate alla prevenzione e alla gestione del rischio connesso all’erogazione di prestazioni sanitarie. In secondo luogo, per motivi organizzativi: gli operatori sanitari potrebbero lavorare nei reparti Covid, ma senza poter accedere agli spazi comuni (spogliatoi, mensa, etc.). Infine, per evidenti risvolti pratici, visto che rischia di determinare una fuga dai reparti Covid da parte del personale sanitario non colpito dall’infezione”, conclude Gimbe.

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