Secondo Andrew McAfee, ricercatore del Massachusetts Institute of Technology, sostituire i ruoli entry-level con l’intelligenza artificiale potrebbe compromettere la formazione dei futuri manager e privare le imprese delle competenze digitali della Generazione Z.
L’intelligenza artificiale sta trasformando il mercato del lavoro, ma eliminare troppo rapidamente le posizioni entry-level potrebbe rivelarsi una scelta miope. È l’avvertimento lanciato da Andrew McAfee, ricercatore del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e co-direttore della MIT Initiative on the Digital Economy.
Secondo McAfee, automatizzare le mansioni più semplici rischia di interrompere quel percorso di crescita professionale che permette ai giovani di acquisire esperienza e diventare, nel tempo, i professionisti e i manager di domani.
«Come faranno le persone a imparare un mestiere se non attraverso l’apprendimento sul lavoro e l’affiancamento?», ha spiegato in un’intervista a Harvard Business Review. «Le attività più routinarie rappresentano spesso il primo passo per sviluppare competenze più avanzate. Se vengono eliminate troppo presto, si rompe questa catena di apprendimento.»
Il rischio di perdere il vantaggio competitivo della Gen Z
Per McAfee il problema non riguarda soltanto la formazione.
Ridurre le assunzioni di giovani significa anche rinunciare alla generazione che oggi possiede la maggiore familiarità con l’intelligenza artificiale.
Secondo una ricerca Deloitte, il 76% della Generazione Z utilizza strumenti di AI generativa, la quota più elevata rispetto a qualsiasi altra fascia d’età.
«Con l’età tendiamo a diventare più abitudinari e meno inclini a sperimentare nuove tecnologie», osserva McAfee, che è anche cofondatore della startup Workhelix, specializzata nell’analisi del ritorno sugli investimenti in AI.
«Se le aziende riducono le assunzioni entry-level, rischiano di perdere proprio le persone più entusiaste e preparate nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.»
Un mercato del lavoro sempre più difficile
L’allarme arriva mentre il mercato del lavoro per i giovani mostra segnali di rallentamento.
Secondo il report Handshake Class of 2026 Network Trends, le offerte dedicate ai profili entry-level sono diminuite del 2% rispetto all’anno precedente e risultano inferiori del 12% rispetto ai livelli precedenti alla pandemia.
Anche il tasso di disoccupazione tra i laureati americani di età compresa tra 22 e 27 anni, secondo la Federal Reserve di New York, si attesta al 5,6%.
Non sorprende quindi che le preoccupazioni stiano aumentando.
Una ricerca di Monster evidenzia che quasi 9 laureati su 10 della classe 2026 temono che l’intelligenza artificiale possa sostituire le posizioni di ingresso, contro il 64% registrato solo un anno prima.
Non tutti condividono una visione pessimistica
Negli ultimi mesi diversi leader della Silicon Valley hanno ipotizzato che l’AI possa ridurre drasticamente le opportunità per i giovani lavoratori.
Tra questi anche il CEO di Anthropic, Dario Amodei, che in passato aveva stimato una possibile eliminazione di una quota significativa dei lavori impiegatizi entry-level, salvo poi ridimensionare successivamente le proprie dichiarazioni.
Tuttavia, un’analisi di Goldman Sachs offre una prospettiva più ottimistica.
Secondo la banca d’investimento, i giovani laureati hanno storicamente dimostrato una maggiore capacità di adattarsi ai cambiamenti tecnologici rispetto ai lavoratori più anziani, cambiando più facilmente professione e sviluppando nuove competenze.
IBM, Salesforce e Amazon continuano ad assumere
Non tutte le aziende stanno riducendo le assunzioni.
IBM ha annunciato l’intenzione di triplicare il numero di giovani laureati inseriti in azienda, ritenendo che investire sui talenti rappresenti un vantaggio competitivo nel lungo periodo.
Anche Salesforce ha comunicato l’assunzione di 1.000 neolaureati e stagisti, destinati allo sviluppo delle nuove piattaforme basate sull’intelligenza artificiale.
Persino Amazon, nonostante i recenti tagli al personale, conferma il proprio investimento nella formazione dei giovani: nel 2026 il gruppo prevede di assumere circa 11.000 tirocinanti nell’area software engineering, un numero in linea con gli anni precedenti.
Per McAfee il messaggio è chiaro: l’intelligenza artificiale può aumentare la produttività delle imprese, ma non dovrebbe sostituire il percorso che forma i professionisti del futuro.
Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Fortune.com

