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Covid in calo, ma a marzo non sarà tutto finito

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Le immagini della guerra in Ucraina hanno scalzato la pandemia da giornali e tv, e mentre i numeri del bollettino si riducono lentamente, la sensazione è che con la fine di marzo e dello stato d’emergenza, la situazione andrà normalizzandosi. Anche dagli ospedali arrivano segnali positivi, con un -21,6% dei ricoveri in una settimana.

“Ma attenzione: è vero che i numeri sono in calo, solo che la pandemia non è finita, e non sparirà con la fine dello stato di emergenza. Le cose stanno andando bene ma il virus circola ancora molto. Dunque il mio timore è che non si approfitti di questa situazione per investire in ricerca di base, strategie industriali, sviluppo di nuovi farmaci e vaccini come invece altri Paesi stanno facendo”. A dirlo a Fortune Italia è Massimo Ciccozzi, responsabile dell’unità di Statistica medica ed Epidemiologia della facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma.

Nelle ultime 24 ore sono stati 46.631 i nuovi contagi, con 233 morti. “Ecco, questi numeri ci dicono chiaramente che non è ancora finita e che invece dobbiamo sfruttare bene il tempo per capire come gestire in futuro questo virus. Intanto penso che il 31 marzo sia troppo presto per rinunciare alle mascherine al chiuso. Onestamente il virus circola ancora tanto”.

Intanto negli Stati Uniti i Cdc (Centers for Disease Control and Prevention) hanno aggiornato le raccomandazioni all’uso delle mascherine: al chiuso sono raccomandate soltanto nelle contee ad alto rischio epidemico, e nelle zone a rischio moderato soltanto alle persone che sono a rischio di contrarre forme gravi della malattia

Per Ciccozzi questo è il momento di affrontare la questione dei morti per Covid-19: “Io sono convinto che il numero dei decessi, che pure è molto elevato, sia sottostimato, ma anche che sia il momento di condurre un’attenta analisi non solo dei decessi, ma anche del loro andamento sul territorio. Sono assolutamente d’accordo con Guido Rasi: occorre distinguere fra la prima ondata e quello che è successo dopo. Ma soprattutto è arrivato il momento di capire perché e dove si sono ottenuti risultati migliori e dove invece ci sono stati picchi di decessi, individuando ed esportando le buone pratiche”.

“Nella prima fase della pandemia – ricorda – il problema è stato quello di ricoverare i pazienti positivi nelle Rsa. Ma poi le cose sono cambiate: con i vaccini e poi anche con la variante Omicron, che non ha una letalità tale da spiegare il numero dei decessi in Italia”.

Poi, certo, “è molto difficile confrontare i dati nei vari Paesi, perché in alcuni come la Gran Bretagna la definizione di decesso per Covid è molto più stringente, da noi  più ampia”. Ma è fondamentale fare chiarezza, per prevenire l’impatto di future possibili ondate.

Infine “è fondamentale approfondire il tema del Long Covid nei bambini e negli adulti”, conclude Ciccozzi.

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