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Minori stranieri in Italia e il nodo dell’età

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L’arrivo dei minori stranieri, spesso non accompagnati e privi di documenti, presenta una serie di criticità, fra le quali la valutazione dell’età. Ebbene, dall’Italia è arrivato un protocollo ad hoc per una valutazione dell’età che rispetti anche i diritti di questi giovanissimi. Se ne è parlato nel corso di un evento a Roma, presso la sede dell‘Inmp.

“L’Italia ha sempre rappresentato il Paese di arrivo In Europa per una gran parte dei migranti provenienti dal Sud del Mediterraneo, come anche di una parte dei quelli provenienti dai paesi dell’Est Europa. Negli anni passati questo flusso è costantemente aumentato, come è aumentato anche il numero di minori non accompagnati che raggiungono il nostro Paese. Da molto tempo l’Italia ha compreso l’importanza di accogliere minori nel nostro paese in modo adeguato, tenendo conto della loro vulnerabilità”, ha dichiarato Concetta Mirisola, direttore generale dell’Inmp.

“L’esperienza decennale nell’accoglienza e nella presa in carico socio-sanitario delle persone migranti e dei più vulnerabili, ha permesso all’Inmp di individuare nell’approccio multidisciplinare un metodo di intervento efficace e sostenibile. Anche nel caso del “Protocollo multidisciplinare per la determinazione dell’età dei minori stranieri non accompagnati”, l’adozione di un approccio multidisciplinare ha permesso di garantire maggiore oggettività nella determinazione dell’età e, non meno importante, il pieno rispetto della dignità del minore”, ha sottolineato.

Il protocollo è stato perfezionato e sperimentato dall’Istituto nel 2016 su 132 casi presso gli hotspot di Trapani Milo e Lampedusa, nel corso di un progetto europeo (di cui l’Istituto nazionale era capofila). Un percorso partito da lontano e che grazie al sostegno del Ministero della Salute, a partire dalla legge n. 47 del 2017 (cosiddetta Legge Zampa), è giunto all’approvazione il 9 luglio 2020.

Ma cosa prevede il protocollo? Contiene una procedura univoca e clinicamente appropriata per l’accertamento dell’età dei minori stranieri non accompagnati, che considera, nel rispetto del superiore interesse del minore e su richiesta dell’Autorità giudiziaria competente, la valutazione dell’età in fasi incrementali: l’intervista sociale, la valutazione psicologica e, solo nei casi in cui permanga un’incertezza, la valutazione pediatrica auxologica, da condurre nelle modalità meno invasive possibile.

Se, all’esito di ciascuna fase o stadio della procedura, emergano elementi ragionevolmente certi circa l’età, non si procede alla fase successiva. Se invece permangono dubbi sulla minore età, questa si presume a ogni effetto di legge.

Più di un anno dopo la sua approvazione, è stato condotto dall’Inmp un monitoraggio del protocollo che, oltre a fornire un’immagine chiara del suo utilizzo nelle varie regioni italiane, offre indicazioni importanti per migliorarne l’applicazione. Il monitoraggio ha avuto un’adesione di oltre l’85% delle aziende sanitarie interpellate (102 su 118). La peculiare struttura del sistema sanitario italiano, che garantisce autonomia alle Regioni nell’erogazione dei servizi sanitari, ha messo in evidenza una difforme applicazione del protocollo che in alcuni casi è risultata nella persistenza di vecchie pratiche. Tra chi ha partecipato all’indagine, 37 aziende hanno risposto che al loro interno opera un team multidisciplinare, mentre in 65 non è stato istituito. Delle 37 aziende che hanno costituito il team, solo 29 adottano il protocollo approvato in Conferenza Unificata o un approccio multidisciplinare affine allo stesso (18 e 11 rispettivamente), mentre le restanti 8 aziende utilizzano un metodo di valutazione per la determinazione dell’età non allineato, nella metodica e nell’approccio, con il protocollo adottato.

C’è, dunque, una buona uniformità della composizione del team e della aderenza delle procedure utilizzate alle indicazioni del protocollo da parte delle 29 aziende che utilizzano un protocollo multidisciplinare. Tuttavia, l’adozione del protocollo da parte delle Aziende sanitarie risulta, ad oggi, limitata. “Siamo all’inizio del cammino – ha detto Mirisola – c’è grande soddisfazione per il lavoro svolto, ma siamo coscienti che ancora sussistano grandi difficoltà. Uno dei cardini del protocollo, la formazione del personale che esegue la procedura di accertamento, spesso viene disatteso. C’è bisogno di una attiva opera di affiancamento delle regioni affinché percepiscano l’importanza di questa procedura come un tassello fondamentale per assicurare i diritti del minore, e ricevano il supporto necessario per migliorare le loro capacità e competenze”.

Per Sandra Zampa, relatrice della legge italiana sulla Protezione dei Minori stranieri non accompagnati, “il significato di questa giornata è riprendere in un confronto europeo un tema fondamentale come quello della tutela dell’infanzia e dell’adolescenza dei migranti. L’accertamento dell’età in caso di dubbio riguarda molto da vicino la salute. Finalmente il protocollo indica strumenti non invasivi per l’attribuzione dell’età. In questo momento stanno arrivando minori non accompagnati anche dall’Ucraina. Purtroppo nel mondo sono in corso molte guerre, e vi sono diverse ragioni che spingono i minori a lasciare il proprio paese, le proprie radici, la propria famiglia. Spesso sono proprio i minori a mantenere le loro famiglie”

“Questa iniziativa – ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, intervenendo questa mattina all’evento – arriva in un momento particolare. Siamo in una fase in cui, dopo due anni difficilissimi di pandemia, si è ora sovrapposta una guerra. Dico sovrapposta e non sostituita, perché purtroppo la pandemia è ancora in corso. Oggi abbiamo però strumenti molto diversi per poterla gestire in modo efficace, a cominciare dalle campagne di vaccinazione che hanno ottenuto uno straordinario risultato. Con Covid abbiamo assistito a una lotta dell’uomo contro il virus che ha portato un’incredibile solidarietà tra diversi Paesi, con l’arrivo della guerra stiamo invece assistendo alla lotta dell’uomo contro l’uomo. La cosa unisce questi due eventi è la necessità di tornare ai fondamentali dell’umanesimo: l’idea della difesa della vita delle persone. Un’idea che ha molto a che fare con il Servizio sanitario nazionale e con la difesa del diritto alla salute”.

“La discussione di oggi ci porta ai fondamentali di una grande battaglia che richiederà decenni per affermare l’universo dei diritti, nel senso più largo possibile che ci possa essere. E questo è tanto più vero quando si parla di diritti di minori non accompagnati. Quando si toccano questi temi – prosegue il ministro – si tocca il livello di civiltà di un popolo. E vorrei che l’Italia, per la sua storia e la sua geografia, fosse all’avanguardia su questi temi. Dobbiamo farlo con una capacità riformista, e cioè con la capacità di tenere insieme l’idealità di una visione con la concretezza del quotidiano”.

“Il Protocollo per la determinazione dell’età dei minori stranieri non accompagnati ci sta impegnando, dovremo lavorare per far sì che venga adottato in modo puntuale in ogni angolo del Paese. Anche all’interno di un protocollo deve esserci una visione di società. Il livello di attenzione, solidarietà e inclusione che riscontriamo attraverso terzo settore e associazioni volontariato, ma anche dall’interesse di semplici famiglie disposte ad accogliere persone in difficoltà e in fuga dalla guerra, vorrei restasse sempre. Perché dalla guerra non si fugge solo in Ucraina. Questa solidarietà si dovrebbe costruire ogni volta che ci sia un diritto negato, a prescindere da dove ciò avvenga”, ha concluso Speranza.

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