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Rallenta il calo di Covid in Italia, contrordine sulle mascherine

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Covid mascherine

E’ ancora con il segno meno l’andamento dei casi Covid in Italia, ma nell’ultima settimana la discesa frena e i contagi salgono in 22 province. A segnalarlo è l’ultimo monitoraggio di Fondazione Gimbe, mentre si ingarbuglia la questione mascherine. Una circolare del Viminale trasforma l’obbligo ai seggi in una “forte raccomandazione”.

Voteremo, dunque, anche senza, mentre il Tar del Lazio respinge il ricorso del Codacons contro gli esami di maturità a volto coperto con le Ffp2. Insomma, sulla questione mascherine non mancano le contraddizione, in attesa delle nuove misure previste da metà giugno. Come regolarsi? Per gli esperti guidati da Nino Cartabellotta l’andamento dei contagi non lascia dubbi: sì alle mascherine ai seggi per evitare focolai e proteggere anziani e fragili nell’esercizio dei loro diritti.

Ma vediamo gli ultimi dati: Gimbe rileva, nella settimana 1-7 giugno, una diminuzione dei nuovi casi Covid (121.726) in quasi tutte le regioni italiane. Buone notizie dagli indicatori ospedalieri e sui decessi (392), mentre sono 6,86 milioni i non vaccinati, di cui 2,86 milioni di guariti protetti solo temporaneamente. Con quasi 629 mila positivi e le incertezze sulla variante Ba.5, secondo gli esperti di Fondazione Gimbe è sempre prudente indossare la mascherina in tutti i luoghi al chiuso. In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

Decessi: 392 (-28,3%), di cui 49 riferiti a periodi precedenti
Terapia intensiva: -29 (-11,7%)
Ricoverati con sintomi: -779 (-15,2%)
Isolamento domiciliare: -49.609 (-7,4%)
Nuovi casi: 121.726 (-7,8%)
Casi attualmente positivi: -50.417 (-7,4%)


Ma cosa ci dicono questi dati sulla pandemia Covid in Italia? “Frena la discesa dei nuovi casi settimanali (-7,8% rispetto alla settimana precedente) – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – che si attestano intorno a quota 122 mila, con una media mobile a 7 giorni di poco superiore ai 17 mila casi giornalieri e una curva in fase di plateau e condizionata dal netto calo dell’attività di testing nel lungo ponte del weekend scorso (-17,7% tamponi totali)”.

A livello territoriale il report segnala un lieve incremento percentuale dei nuovi casi in Veneto (+1%) e Friuli-Venezia Giulia (+1,6%) e una riduzione in tutte le altre Regioni: dal -3% della Sicilia al -32,8% della Valle D’Aosta. Salgono da 2 a 22 le Province in cui si rileva un aumento di casi Covid (dal +0,4% di Messina, Padova e Roma al +20,2% di Enna), in 7 casi superiore al 10%. In nessuna Provincia l’incidenza supera i 500 casi per 100.000 abitanti, attestandosi tra gli 86 casi per 100.000 abitanti di Bergamo e i 374 di Cagliari

C’è poi la questione Omicron 5. Il “caso Portogallo” ha destato una certa preoccupazione in Europa: in questo Paese il numero dei nuovi casi è salito da meno di 9 mila casi al giorno a oltre 29 mila in poco più di un mese, parallelamente all’aumentata prevalenza della variante B5.5. E in Italia? L’ultima flash survey dell’Istituto Superiore di Sanità sui campioni notificati il 3 maggio  documenta una netta prevalenza della sotto-variante Omicron Ba.2 (93,8% – range 65,6-100%), mentre Ba.4 e Ba.5 si attestavano invece rispettivamente allo 0,47% (range 0-4%) e allo 0,41% (range 0-5,6%).

Nel frattempo le cose potrebbero essere cambiate. “In questo contesto in costante e rapida evoluzione – spiega Cartabellotta – è fondamentale potenziare il sequenziamento aumentando la frequenza delle flash survey, almeno ogni due settimane, soprattutto quando le autorità internazionali segnalano nuove varianti di preoccupazione”. Allo stato attuale delle conoscenze Ba.4 e Ba.5 hanno una trasmissibilità del 12-13% superiore rispetto a Omicron 2 e una maggior capacità di evadere la protezione immunitaria. “Secondo il Centro europeo per il controllo delle malattie – spiega Cartabellotta – le nuove sub-varianti non sembrano determinare una maggior gravità della malattia, ma se nelle prossime settimane/mesi il numero di casi dovesse aumentare in maniera rilevante l’impatto sui ricoveri ospedalieri potrebbe non essere trascurabile”.

Al momento però le notizie che arrivano dalle strutture sanitarie sono tranquillizzanti. Come spiega Marco Mosti, direttore Operativo della Fondazione Gimbe, “prosegue il calo del numero dei posti letto occupati da pazienti Covid sia in terapia intensiva (-11,7%) che in area medica (-15,2%)”. In dettaglio, i posti letto occupati al 7 giugno sono 219 in area critica e 4.342 in area medica. Al 7 giugno il tasso nazionale di occupazione da parte di pazienti Covid è del 6,7% in area medica (dal 3,5% del Veneto al 16% della Calabria) e del 2,4% in area critica (dallo 0% di Basilicata e Valle D’Aosta al 5,1% del Molise).

“Continuano a diminuire gli ingressi giornalieri Covid in terapia intensiva – puntualizza Mosti – con una media mobile a 7 giorni di 15 ingressi/die rispetto ai 20 della settimana precedente”.

Meglio anche i decessi: sono stati 392 negli ultimi 7 giorni (di cui 49 riferiti a periodi precedenti), con una media di 56 al giorno rispetto ai 78 della settimana precedente. Numeri ancora elevati, che lasciano una serie di interrogativi aperti. Mentre la campagna vaccinale vive, ormai da settimane, una fase di stanca.

Ecco dunque l’invito a non trascurare le “‘spie rosse’, confermate dalla ripresa della circolazione virale in alcune Province, verosimilmente spinta dalla sotto-variante Omicron Ba.5. In un contesto epidemiologico che conta ancora oltre 600 mila positivi (numero peraltro largamente sottostimato), tenendo conto delle incertezze sulla prevalenza della variante Ba.5 oltre che del basso numero di anziani e fragili coperti con la quarta dose, è prudente continuare ad indossare la mascherina nei locali al chiuso, specialmente se affollati o poco ventilati, indipendentemente dalla decisione del Governo di prolungarne l’uso sui mezzi di trasporto”, insiste Cartabellotta.

“In questa direzione va la forte raccomandazione all’uso della mascherina previsto in occasione delle consultazioni elettorali e referendarie: è fondamentale ridurre al minimo la probabilità di focolai nei seggi, oltre che innalzare il livello di protezione per anziani e fragili, che devono avere la possibilità di esercitare il loro imprescindibile diritto di voto in condizioni di massima sicurezza”, conclude.

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