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Covid come l’influenza? Le reinfezioni di Omicron 5

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Estate Covid

Mentre la curva di Covid-19 si è ormai invertita e Omicron 5 sembra aver innescato una nuova ondata estiva, gli specialisti segnalano il caso delle reinfezioni. Cominciano a essere tanti, infatti, gli italiani costretti a fare il bis (o il tris). Dopo aver contratto Sars-Cov-2 qualche mese fa, adesso si ritrovano a fare i conti con febbricola, tosse, mal di testa, dolori alle ossa. Sintomi che hanno fatto parlare alcuni esperti di una minor aggressività del virus, che ormai sarebbe come un’influenza.

Ma vediamo i dati: dal 24 agosto 2021 al 5 giugno di quest’anno sono stati segnalati 532.755 casi di reinfezione da Covid, pari a 4.0% del totale, fa sapere l’Istituto superiore di sanità. Nell’ultima settimana la percentuale di reinfezioni risulta al 7,4%, in aumento rispetto alla settimana precedente (6,3%).

“Stiamo giocando una partita, siamo in vantaggio ma non è il novantesimo. Non dobbiamo abbassare la guardia”, ha detto il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro a proposito del crescente numero di casi degli ultimi giorni. Nelle ultime 24 ore in Italia si sono registrati 30.526 nuovi casi Covid e 18 morti: un balzo netto rispetto a domenica scorsa, quando erano stati 18.678. A fronte di 45 decessi, aumentano anche terapie intensive e ricoveri, rispettivamente di 6 e 67 posti. 

Ma allora cosa sta succedendo? Nel corso di un incontro al Festival del giornalismo organizzato dalla Associazione Leali delle notizie, Brusaferro ha spiegato che “a fronte di tantissimi infettati o reinfettati, l’impatto ospedaliero e i casi di morte sono limitati. Insomma, conviviamo con il virus, grazie alla copertura immunitaria; la campagna vaccinale ha registrato una adesione del 90 per cento, è un atto di fiducia da parte dei cittadini, e per questo ci guardano anche dall’estero. Una quota limitata di persone” non si è vaccinata.

Per capire meglio in che modo Ba.5 sta influendo sulla pandemia in Italia, Fortune Italia si è rivolta a Massimo Ciccozzi, responsabile dell’unità di Statistica medica ed Epidemiologia della facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma, anche noto come il ‘cacciatore di varianti’.

“Omicron 5 è l’ultima sottovariante della famiglia ed è la più contagiosa, come è normale quando si passa da una sottovariante all’altra. La sintomatologia è sempre più o meno la stessa, come dicono gli inglesi ‘influenza like’, ma è leggermente più impegnativa: la febbre un pò più alta e magari dolori muscolari più intensi. Ma dopo 3-4 giorni – continua Ciccozzi – in genere i sintomi cominciano a sparire. E dopo 7-9 giorni si va incontro a una negativizzazione. Dunque andremo incontro a una correva di contagi che aumentano ma dopo due-tre settimane, come è già successo in Portogallo, ci sarà un calo. Ovviamente chi ha preso Omicron 1 a febbraio può ricontagiarsi”, avverte l’esperto.

“Non è proprio un’influenza – concorda il virologo della Statale di Milano Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Istituto ortopedico Galeazzi di Milano, parlando con Fortune Italia – Un po’ di casi gravi, di polmoniti, ci sono. La sottovariante Omicron 5 è davvero molto contagiosa e considerata la quantità di contagi il rischio è che possa fare un po’ di male. Ma la vaccinazione dovrebbe contenere il problema”.

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