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Covid, la cavalcata di Omicron 5 e le reinfezioni

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Tutta colpa di Omicron 5. Il tasso di positività nel nostro Paese sale ancora e ieri, domenica, erano 48.456 i nuovi casi Covid, con 44 morti. L’ondata estiva in Italia sembra essere caratterizzata da un tasso di reinfezioni elevato, anche se – come sottolinea il report esteso dell’Istituto superiore di sanità (Iss), nel corso dell’ultima settimana risultano in aumento casi segnalati e
ospedalizzazioni, mentre i ricoveri in terapia intensiva e decessi sono ancora in
diminuzione. In calo anche la percentuale di casi Covid tra gli
operatori sanitari rispetto al resto della popolazione (2,4%).

Ma i numeri sono davvero attendibili? In questa fase, caratterizzata dalla circolazione di varianti altamente trasmissibili, c’è stato “verosimilmente un forte aumento della quota di persone che hanno avuto un’infezione non notificata ai sistemi di sorveglianza per motivi legati a fenomeni di sottodiagnosi o autodiagnosi. Questo potrebbe portare alla sottostima del tasso di
incidenza”, sottolinea l’Iss. E falsare una serie di dati, fra cui anche quelli relativi alla protezione vaccinale. Ecco perché è tanto importante monitorare con attenzione quello che accade a livello ospedaliero.

Intanto l’ultima flash survey attesta la corsa di Omicron 5. Al 7 giugno  la sottovariante BA.2 era ancora predominante, ma BA.5 era salita al 23,15%. Hanno partecipato all’indagine tutte le Regioni e, complessivamente, 106 laboratori, con l’analisi di 1.270 campioni. Ecco le prevalenze stimate, a fronte di un 100% dei casi Covid relativi alla variante Omicron:

BA.1                       0,32% (range: 0% -1,3%)

BA.2                       62,98% (range: 0% -85,7%)

BA 4                       11,41% (range: 0% -32,3%)

BA 5                       23,15% (range: 8% – 100%)

Una crescita innegabile – anche se nuovi dati potrebbero modificare le carte in tavola – abbinata al fenomeno delle reinfezioni. Dal 24 agosto del 2021 al 22 giugno di quest’anno sono stati segnalati 556.406 casi di reinfezione, pari a 4% del totale dei casi notificati.

Nell’ultima settimana la percentuale dei contagi bis (o tris) sul totale dei casi Covid segnalati risulta pari all’8,4%, in aumento rispetto alla settimana precedente (7,5%). L’analisi evidenzia un aumento del rischio relativo nei soggetti con prima diagnosi notificata da oltre 210 giorni, nei non vaccinati o vaccinati con almeno una dose da oltre 120 giorni, nelle donne e nelle fasce di età più giovani (dai 12 ai 49 anni) rispetto alle persone con prima diagnosi fra i 50-59 anni. Ma i casi potrebbero, in effetti, essere molti di più.

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