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Lavoro, perché i manager devono normalizzare la paura

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Proprio quando pensavamo di aver superato i due anni terribili di Covid, la situazione è precipitata nuovamente. L’inizio della guerra in Ucraina ha sconvolto il mondo, la recessione è alle porte e, negli ultimi giorni, la Corte Suprema ha privato le donne americane della libertà di decidere sui loro corpi per la prima volta in 50 anni.

Non c’è dubbio sul fatto che la paura, la rabbia e l’incertezza si stiano insinuando nei posti di lavoro americani, e i manager (già sull’orlo di un crollo mentale) si stiano sforzando di mantenere un alto livello di prestazioni nelle loro squadre in mezzo a tutte queste turbolenze. Ma in che modo i leader possono affrontare tutte queste paure e incertezze?

Ebbene, i manager che normalizzano le emozioni sul posto di lavoro incoraggiando i dipendenti a parlare delle loro paure hanno maggiori probabilità di avere un team funzionale.

Trovare il giusto equilibrio

Secondo il ricercatore Andrew Colin Beck – che ha coniato il termine EuFear (dove ‘eu’ in greco significa “buono” o “bene”) – un determinato livello di paura è in realtà un bene per le prestazioni. Quando non c’è paura in un’azienda, le persone spesso non sono motivate dare il massimo. Senza conseguenze in caso di inazione, spesso non si prendono iniziative o non si corrono rischi. D’altra parte, un’eccessiva paura ha un impatto molto negativo sulle performance di un team.

É necessario trovare un giusto equilibrio. Parlare apertamente delle paure e normalizzarle induce il team a implementare capacità come il problem-solving, il pensiero creativo e la cooperazione.

Paura, cosa possono fare i manager

Il discorso sulla paura parte dai vertici delle aziende. I manager devono capire che l’incertezza nei mercati può creare paura tra i dipendenti in questo momento. Se un manager racconta le proprie paure ai dipendenti viene umanizzato e ‘normalizzato’. In questo modo un dipendente si sentirà libero di fare lo stesso senza paura di essere giudicato.

Un dipendente che reprime le proprie paure tende ad isolarsi, a rimanere in silenzio durante le riunioni e a non condividere idee creative. Sono comportamenti tossici, che un manager deve essere in grado di capire per poter agire e migliorare la situazione.

La giusta dose di paura fa sì che ci sia un ‘conflitto costruttivo’ durante le riunioni. Tutti si sentono liberi di condividere ogni tipo di idea, senza che nessuno si metta sulla difensiva.

Quando si tratta di eventi altamente emotivi e sconvolgenti come la sentenza della Corte Suprema americana sull’aborto, diventa ancora più importante dare ai dipendenti lo spazio e l’autonomia di cui hanno bisogno. Molti grandi leader in tutto il Paese hanno dato ai dipendenti la possibilità di lavorare da casa o di prendersi del tempo libero dopo la sentenza della scorsa settimana. Questo è un grande esempio di come si possa guidare un’azienda con il cuore.

Per quanto possa sembrare controintuitivo, solo attraverso le conversazioni coraggiose sulle nostre paure riusciamo a superare gli stati d’ansia.

L’articolo originale è su Fortune.com.

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