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Influenza, a Roma i primi casi di australiana

Bambino Gesù influenza
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Ci siamo: dopo anni di ‘assenza’ causa Covid, l’influenza promette quest’anno di farsi sentire. E già sono stati identificati all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù i primi casi di “australiana”. Si tratta di 16 bambini arrivati al pronto soccorso dell’Ospedale da fine giugno a oggi per problemi all’apparato respiratorio.

La conferma arriva dai ricercatori dell’Area di Microbiologa e Diagnostica di Immunologia dell’Ospedale del Gianicolo, che hanno analizzato il profilo molecolare (caratterizzazione) dei patogeni contratti dai piccoli pazienti. In tutti i casi è stato rintracciato il virus H3N2, uno dei principali responsabili dell’influenza “australiana”.

Ma che cosa vuol dire: la stagione sta iniziando in anticipo? “Sono diversi gli isolamenti di virus influenzale in Italia. C’è una maggiore capacità rispetto al passato di individuare i casi sporadici. Dobbiamo immaginare una progressione dell’influenza legata al freddo intenso e prolungato. I casi, insomma, sono ancora sporadici e pre-stagionali”, spiega a Fortune Italia il virologo della Statale di Milano Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Istituto ortopedico Galeazzi di Milano, che da anni monitora l’influenza.

Che stagione influenzale sarà

“In ogni caso, al di là della prevedibile onda di risalita di Covid, per questo inverno ci aspettiamo una stagione impegnativa per il mix di infezioni da influenza e Covid-19, complici magari nuove varianti come Centaurus e Ba4.6, oltre al meteo. Il fatto di sostare in luoghi chiusi, gli sbalzi termici, i contatti interumani lasciano prevedere una stagione influenzale abbastanza intensa, con 6 milioni di casi”.

A confermalo è quello che è accaduto in Australia, spiega il virologo: “La loro ultima stagione è stata la peggiore dell’ultimo quinquennio. Anche se dobbiamo pensare che negli anni passati le misure anti-Covid hanno ridotto molto la circolazione dei virus respiratori e dell’influenza”.

Secondo Pregliasco il presidente Usa “Biden in un modo un po’ inopportuno ha parlato di fine di pandemia. L’ha fatto più da un punto di vista politico, ma direi che siamo all’ultimo miglio della maratona per superare Covid-19, che non scomparirà del tutto. Quindi l’invito è a fare attenzione a queste patologie e all’influenza, che uccide in stagioni come quella che si prospetta da 5000 a 15 mila persone, soprattutto fragili e con comorbidità”.

Il virus 

Dal 1 ottobre in Italia partirà la somministrazione del vaccino aggiornato che prevede la copertura anche per il ceppo H3N2.

“La caratterizzazione di un virus – spiega Carlo Federico Perno, responsabile di Microbiologa e Diagnostica di Immunologia del Bambino Gesù – è un’indagine di laboratorio che ci consente di scoprirne le caratteristiche e di capire se si tratti di un patogeno sconosciuto o già noto. Nei nostri pazienti è stato individuato l’H3N2, una tipologia relativamente comune che circola negli anni. L’ondata di contagi, partita con circa 6 mesi di anticipo dall’emisfero meridionale, inclusa l’Australia, si preannuncia intensa anche in Italia,  già raggiunta dal virus fin dall’inizio dell’estate”.

I sintomi

L’influenza da virus H3N2 si manifesta con i sintomi tipici: stanchezza, dolore a ossa e muscoli, febbre e problemi all’apparato respiratorio e gastro-intestinale.

“Ma nei soggetti a rischio e in caso di comorbilità la malattia può avere effetti più gravi”, ammonisce Alberto Villani, direttore del Dipartimento di Emergenza, Accettazione e Pediatria Generale del Bambino Gesù. “La raccomandazione è di vaccinare contro l’influenza tutti i bambini, soprattutto se fragili, a partire dai 6 mesi di età. Il vaccino è uno strumento sicuro per proteggere sia loro che i soggetti più a rischio del nucleo familiare”.

La doppia vaccinazione

“La doppia vaccinazione, antinfluenzale e anti-Covid, è particolarmente importante e indicata per tutte le fasce di popolazione più fragili – prosegue Villani – Ricordiamo sempre che i vaccini ci proteggono non solo dalle forme gravi della malattia, ma anche e soprattutto dal rischio di esito mortale che purtroppo non si può escludere”.

Coterella
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