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Salute mentale in Italia, ecco chi è più vulnerabile

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La solitudine, acuita durante i due anni di lockdown, è uno dei temi di cui – fortunatamente – si parla sempre di più. Questo perché ha un’influenza evidente su un altro argomento sul quale soprattutto le giovani generazioni non sono più disposte a tacere: la salute mentale.

L’emergenza da Covid-19 ha impattato fortemente sulla vita degli italiani. La dialettica tra pandemia e salute (fisica e mentale) è molto più stretta di quanto si immagini: molte persone hanno accusato problemi relativi alla qualità del sonno, maggiori picchi di stress e un peggioramento della propria qualità di vita sia in ambito lavorativo che privato proprio successivamente al biennio 2020-2022.

Rispetto al 2021 i livelli di burnout sono aumentati del 10%, passando dal 49% al 59%. E a risentirne maggiormente sono state le donne e gli adolescenti.

A rivelarlo sono alcuni dei risultati italiani emersi dall’edizione 2022 dello stada Health Report, un ampio sondaggio online promosso dal Gruppo Stada, in collaborazione con InSites Consulting, tra marzo e aprile di quest’anno su un campione di circa 30.000 persone provenienti da 15 Paesi: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Italia, Kazakistan, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Serbia, Spagna, Svizzera e Regno Unito. Per indagare il punto di vista dei cittadini su temi chiave legati alla salute.

Nel nostro Paese sono state intervistate 2000 persone, e i dati emersi appaiono piuttosto allarmanti: almeno 1 nostro connazionale su 5 ha subìto conseguenze sociali e psicologiche a causa delle restrizioni imposte da Covid-19 (22%) e perdite o difficoltà finanziarie legate all’emergenza sanitaria (21%).

In proporzione, analizzando la questione della salute mentale dal punto di vista del genere, il 62% delle donne si sente maggiormente stressato rispetto al 2021. Contro il 42% degli uomini.

Tra le principali problematiche riscontrate dagli italiani durante la pandemia, il 36% del campione intervistato si è visto costretto a rimandare o annullare visite mediche per ridurre il rischio di contagio (cosa spesso richiesta dagli stessi medici), mentre il 25% ha avuto problemi a mantenere uno stile di vita sano, come seguire un’alimentazione bilanciata o fare una regolare attività fisica, dal momento che i centri sportivi erano chiusi e trovare la motivazione per fare esercizio fisico in casa non è stato sempre facile.

In particolare, sono state le persone tra i 18 e i 34 anni ad aver accusato le maggiori difficoltà.

Questo è un dato interessante, perché è lo stesso che – ribaltato – mostra anche come se da una parte siano aumentati gli italiani che hanno vissuto episodi di burnout, dall’altra i giovanissimi sono ben disposti a parlare di problematiche legate al proprio benessere mentale, in particolare con psicologi o psichiatri (52% dei casi), con il medico di famiglia o il farmacista di fiducia (49%) o con il partner (35%).

Ma quali sono state le azioni messe in atto per (cercare di) apportare benefici alla propria salute psichica?

Innanzitutto, si tratta di azioni che molti italiani stanno ancora compiendo.

Per oltre 1 italiano su 2 (56%) la principale strategia è adottare una dieta sana.

A seguire ci sono tutti coloro che indicano una migliore regolarità del sonno (36% del campione), o fanno uso di integratori alimentari (35%).

Ma c’è anche chi prova a tenere a bada lo stress facendo attività fisica cardio (come una semplice camminata), oppure chi si rilassa grazie a discipline come yoga e pilates (27%).

Tuttavia, non c’è solo la pandemia da Covid-19 a impensierire il campione intervistato: anche le conseguenze dei cambiamenti climatici e il loro potenziale impatto sulla salute – in primis il peggioramento della qualità delle risorse idriche, la maggiore vulnerabilità alle epidemie e nuove malattie emergenti – accrescono la preoccupazione degli italiani. Senza considerare l’attuale contesto geopolitico, la guerra in Ucraina, la crisi energetica e le relative conseguenze economiche.

In questo quadro tanto avvilente, una nota di conforto arriva dalla fiducia riposta in figure professionali in materia di salute.

Nello specifico, tra i ruoli ritenuti più affidabili (e che riscuotono maggiore stima e credibilità) troviamo gli scienziati (64%), seguiti dagli operatori sanitari, personale ospedaliero e assistenziale (60%), i medici di medicina generale (58%) e i farmacisti (51%).

“Mentre lo Stada Health Report dello scorso anno aveva fornito una prima fotografia degli effetti a breve termine della pandemia sulla vita degli italiani a un anno dall’inizio dell’emergenza sanitaria, l’edizione 2022 ha approfondito le conseguenze di questo periodo così complesso, evidenziando come Covid-19 abbia inciso moltissimo sul benessere non solo fisico ma anche psicologico delle persone e come la salute mentale sia un bene da custodire con attenzione, tante e notevoli sono le sue ricadute sull’intero organismo”, ha dichiarato Salvatore Butti, General Manager & Managing Director di Eg Stada Group.

“Attraverso lo Stada Health Report abbiamo cercato di cogliere ancora una volta i bisogni e le esigenze di salute degli italiani“.

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