Scoperti i neuroni della paralisi, come cambieranno la ricerca

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Ha fatto scalpore nelle scorse settimane lo studio firmato dai neuroscienziati dell’Università di Losanna che hanno identificato i ‘neuroni della paralisi’. Si tratta di speciali cellule che aiutano le persone paralizzate a camminare di nuovo. Una scoperta che aprendo alla possibilità di terapie mirate per una più ampia gamma di pazienti con lesioni del midollo spinale.

Il lavoro è firmato dal team che da qualche anno sta sperimentando un trattamento che ha consentito finora a un gruppo di nove persone di tornare a camminare dopo una paralisi. Fra i primi tre pazienti, come abbiamo raccontato qualche mese fa, c’è stato anche un italiano.

Per capire in che cosa consistono i progressi pubblicati ora dal gruppo di scienziati diretti da Grégoire Courtine, Fortune Italia ha intervistato Silvestro Micera, scienziato del BioRobotics Institute della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Micera questa ricerca la conosce bene: è infatti fra gli autori dello studio pubblicato dal team di Losanna in febbraio che descriveva come – grazie a mini-scosse di speciali elettrodi – tre giovani uomini dopo una paralisi erano tornati a camminare, nuotare e andare in bicicletta.

Paralisi, 3 uomini tornano a camminare grazie a elettrodi

Facciamo una premessa. Gravi lesioni del midollo spinale possono interrompere la connessione tra il cervello e le reti di cellule nervose nella colonna vertebrale inferiore che controllano la capacità di camminare. Nel 2018 il neuroscienziato Grégoire Courtine dell’Istituto federale svizzero di tecnologia di Losanna ha dimostrato con il suo team che la somministrazione di impulsi elettrici attraverso alcuni impianti mirati a quei neuroni della colonna vertebrale inferiore – una tecnica nota come stimolazione elettrica epidurale – poteva, se combinata con un allenamento intensivo e mirato, aiutare le persone con questo tipo di lesione del midollo spinale a camminare di nuovo.

La sperimentazione sui primi tre pazienti ha portato allo studio firmato anche da Micera. Il gruppo di Courtine ha ora esteso il lavoro, dimostrando che il sistema funziona nelle persone che hanno perso ogni sensibilità alle gambe. Il gruppo descrive infatti su ‘Nature’ i risultati ottenuti da nove partecipanti allo stesso studio, tre dei quali avevano una paralisi completa e nessuna sensazione alle gambe. Tutti hanno riacquistato la capacità di camminare dopo l’allenamento e il trattamento fornito da dispositivi impiantati nel midollo spinale. Cinque mesi dopo l’inizio del processo, i volontari erano in grado di sopportare il proprio peso e fare dei passi usando un deambulatore per la stabilità.

Quattro persone, inoltre, non hanno più bisogno che il dispositivo per la stimolazione sia acceso per camminare. Questo suggerisce che questo tipo di stimolazione inneschi una sorta di rimodellamento dei neuroni spinali per riportare in linea la rete di locomozione.

Non solo. “Analizzando quello che accadeva – ci spiega Micera – il gruppo ha scoperto una cosa sorprendente: l’attività spinale diminuiva anzichè aumentare” nei pazienti che tornavano a camminare. “Così ha indagato”, effettuando uno studio sui topi, “e scoprendo che in effetti viene potenziata l’attività di specifici neuroni del midollo spinale”, continua Micera.

Silvestro Micera
Silvestro Micera

La diminuzione complessiva dell’attività neurale nel sito durante la riabilitazione riflette un processo di apprendimento, ha detto lo stesso Courtine. “Quando ci pensi, non dovrebbe essere una sorpresa – ha commentato lo scienziato elvetico – perché quando stai imparando un compito, è esattamente quello che vedi accadere nel cervello: ci sono sempre meno neuroni attivatiman mano che migliori.

Ma quali sono i vantaggi della scoperta dei ‘neuroni della paralisi’? “Potrebbe essere il seme di un albero nuovo, che fra molti anni permetterà di avere risultati ancora migliori“, afferma Micera, la cui collaborazione con il team per il momento si è conclusa.

Intanto però la ricerca va avanti. E il sogno di far tornare a camminare grazie alla tecnologia i pazienti paralizzati sembra farsi più vicino. Ma quali soggetti possono essere reclutati nello studio elvetico? “Si tratta di persone con lesione completa o incompleta a livello del midollo spinale dal torace in giù e che siano in condizioni di salute tali da sopportare un’intervento di neurochirurgia. Poi naturalmente, ci sono valutazioni che vanno fatte dai clinici caso per caso”, conclude Micera.

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