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Influenza e Covid, sarà un Natale di virus

Covid

Tra influenza e Covid-19 gli italiani sono alle prese da settimane con febbre, tosse e malanni vari. Un’ondata di contagi che “lascia prevedere un picco nelle feste di fine anno. Sarà un Natale di virus, e in questa fase fra i due l‘influenza vince ai punti“.

Parola di Massimo Ciccozzi, ordinario di Epidemiologia molecolare responsabile dell’unità di statistica medica ed epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, che parlando con Fortune Italia sottolinea l’impatto “di tutti i virus respiratori che stanno circolando sui pronto soccorso, ma anche sul lavoro”.

Influenza, quasi un milione di casi nell’ultima settimana

 

“Se infatti i più colpiti da influenza e sindromi simil-influenzali in questa fase sono i bambini, come dicono i dati Iss, i piccoli diffondono il contagio nelle famiglie. E, in ogni caso, quando un bimbo sta male, un genitore resta a casa”. Una situazione che rischia di impattare sulle imprese, con un boom di certificati malattia e un rischio per arrività e servizi concentrato soprattutto “nel periodo di fine anno”, continua Ciccozzi.

“Non dimentichiamo – dice l0 specialista – che i bimbi, ma anche molti adulti, negli ultimi anni non hanno avuto contatti con i virus: mascherine e isolamento ci hanno protetto, ma hanno fatto in modo che per molti piccolini il sistema immunitario sia come naive. Covid-19 sta endemizzando e l‘influenza quest’anno la fa da padrone, provocando anche una febbre molto alta e sintomi che durano anche una settimana”. Risultato? L’afflusso nei pronto soccorso si è moltiplicato. E i medici fanno fatica a gestire questa ondata.

Cosa fare? “Per evitare l’impennata di contagi e l’impatto sui servizi e la produzione, in Francia e Stati Uniti è tornata la mascherina. Il mio suggerimento è quello di utilizzarla nei luoghi affollati, sul lavoro o sui mezzi pubblici, altrimenti il rischio è quello di far esplodere i pronto soccorso. Penso anche alla preoccupazione dei genitori, che per anni non hanno fatto i conti con virus, febbre alta e influenza e che ora, se manca il filtro sul territorio, si riversano negli ospedali”. Per Ciccozzi, tutto considerato, sarebbe utile anche ripristinare lo smart-working: “Potrebbe aiutarci a gestire meglio il periodo invernale”.

I fragili

Farmaci giusti al momento giusto e profilassi pre-esposizione: è la ricetta per proteggere i pazienti fagili e immunodepressi dai virus che stanno caratterizzando questo autunno-inverno: sono loro, infatti, a rischiare di più.

Vulnerabilità, condizioni croniche, genetiche o rare rendono alcune persone particolarmente vulnerabili, non solo rispetto al virus pandemico ma anche all’influenza stagionale. Se ne è parlato al Convegno promosso da Associazione Immunodeficienze Primitive (www.aip-it.org) a Roma a Palazzo Wedekind, dove si sono confrontati pazienti di diverse associazioni, clinici e istituzioni.

“Non bisogna abbassare la guardia”, ha detto Alessandro Segato, presidente Aip Associazione Immunodeficienze Primitive, che punta a sensibilizzare le istituzioni a proteggere le persone fragili, con strumenti di prevenzione e cura oggi disponibili (vaccini, antivirali e monoclonali), “rendendoli disponibili nei modi e nei tempi adeguati, anche attraverso l’informazione e la formazione dei medici e dei professionisti della salute, e favorendo la partecipazione protetta al lavoro, alla scuola ed agli altri ambiti sociali in modo che tutte le fasce della popolazione abbiamo strumenti di protezione adeguata alle proprie necessità”.

Ormai l’armamentario terapeutico ha strumenti efficaci, alcuni dei quali particolarmente adatti ai soggetti fragili. È quindi strategico, hanno spiegato da Aip, formare la classe medica a gestire strategie alternative, come gli anticorpi monoclonali da utilizzare anche per la profilassi pre-esposizione.

In Italia i primi anticorpi monoclonali sono stati autorizzati da Aifa a novembre 2021. Ma secondo i report dell’Agenzia, la prescrizione va piuttosto a rilento, soprattutto nel caso di quelli più nuovi e indicati per la profilassi pre-esposizione. Eppure il loro utilizzo ha mostrato di diminuire gli accessi in pronto soccorso e le ospedalizzazioni, la durata della malattia e i decessi. Un tema importante in questa fase particolare dell’anno, in cui i virus respiratori la fanno da padrone.

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