Che si tratti di dinamiche tossiche in ufficio, di riunioni interminabili che avrebbero potuto essere una semplice e-mail o degli obblighi di rientro in presenza, il luogo di lavoro moderno è diventato una fonte di frustrazione più che di soddisfazione.
Secondo Gallup, circa l’80% dei lavoratori nel mondo è ormai disimpegnato sul lavoro. Il livello di coinvolgimento è diminuito negli ultimi due anni ed è tornato ai livelli del 2020. E il CEO della società di ricerca, Jon Clifton, avverte che non esiste una soluzione rapida.
“Siamo più vicini a colonizzare Marte di quanto non lo siamo a risolvere i problemi del mondo del lavoro”, ha dichiarato Clifton lunedì durante un panel della conferenza Jobs for the Future Horizons.
Clifton ha spiegato che questa frase è diventata una sorta di battuta ricorrente all’interno di Gallup, ma dietro c’è una verità scomoda.
All’inizio dell’anno Elon Musk ha dichiarato di sperare che SpaceX inizi a costruire una città su Marte entro i prossimi cinque o sette anni. Nel frattempo, i luoghi di lavoro sulla Terra restano intrappolati in un circolo vizioso fatto di scarso coinvolgimento dei dipendenti, cattiva gestione e morale in calo, senza una chiara prospettiva di ripresa.
Questa situazione ha un costo enorme. Gallup stima che il basso coinvolgimento dei dipendenti sia costato all’economia globale circa 10.000 miliardi di dollari di produttività persa soltanto lo scorso anno, una cifra pari a circa il 9% del PIL mondiale.
Eppure il problema non è che le persone non amino lavorare. L’80% dei lavoratori afferma di apprezzare ciò che fa, il che suggerisce che il vero problema non sia il lavoro in sé, ma l’ambiente in cui viene svolto.
“Il problema, quindi, non è il lavoro”, ha detto Clifton. “Il problema è il luogo di lavoro”.
Mentre l’AI alimenta i sogni di viaggi spaziali, rende la vita lavorativa della Gen Z più difficile
L’ascesa dell’AI ha accelerato le previsioni sul futuro del lavoro. Oltre a Musk, anche leader tecnologici come il CEO di OpenAI Sam Altman e il fondatore di Amazon Jeff Bezos hanno espresso ottimismo sulla possibilità che l’umanità possa entrare, nel corso della loro vita, in una fase di viaggi interplanetari.
Sulla Terra, però, l’AI sta suscitando soprattutto meno ottimismo e più ansia. Tra il 2025 e il 2026, l’entusiasmo della Generazione Z nei confronti dell’AI è diminuito del 14%, mentre i sentimenti di rabbia sono aumentati del 9%.
“Abbiamo visto la speranza crollare”, ha affermato Clifton, indicando la crescente frustrazione espressa pubblicamente dai giovani, arrivati perfino a contestare con fischi alcuni discorsi pronunciati durante le cerimonie di laurea. “La situazione sta diventando davvero preoccupante”.
Aneesh Raman, Chief Economic Opportunity Officer di LinkedIn, intervenuto nello stesso panel insieme a Clifton, ha spiegato che gran parte di questa ansia deriva da un senso di fatalismo. Molti lavoratori hanno la sensazione che il futuro dell’AI venga deciso da dirigenti e tecnologi, senza avere alcun controllo sul modo in cui questa tecnologia trasformerà la loro carriera o la loro vita.
“L’AI è la tecnologia più semplice da usare che l’umanità abbia mai creato”, ha dichiarato Raman. “A seconda di come la utilizzeremo, potrebbe diventare una delle tecnologie più democratiche mai esistite, democratizzando l’accesso alla conoscenza e alle competenze, favorendo la capacità di creare e innovare e contribuendo a risolvere molte delle disfunzioni che abbiamo cercato di affrontare nel mercato del lavoro quando si parla di accesso alle opportunità”.
Per Clifton, però, liberare davvero questo potenziale significa prima risolvere quello che definisce uno dei maggiori problemi della società: la cattiva gestione manageriale.
“Avere un buon manager o un cattivo manager spiega il 70% della variabilità del malessere sul lavoro”, ha affermato Clifton. “Se non si risolve questo problema, si finirà per spegnere la motivazione e il potenziale dei collaboratori”.
Al contrario, i dipendenti che affermano di ricevere dal proprio manager supporto nell’utilizzo dell’AI hanno una probabilità otto volte maggiore di ritenere di poter esprimere al meglio le proprie capacità. Un segnale che suggerisce come, alla fine, sarà la qualità della leadership, più che la tecnologia in sé, a determinare se rendere il mondo del lavoro un posto migliore continuerà a essere un obiettivo più lontano della colonizzazione di Marte.
Come ha dichiarato Gallup a Fortune, “L’impatto dell’AI sul mondo del lavoro può rappresentare un’opportunità proprio perché lo status quo sta fallendo per la maggior parte dei lavoratori. Tuttavia, la nostra ricerca dimostra che questa opportunità passa attraverso i manager, non soltanto attraverso la tecnologia”.
L’articolo originale è su Fortune.com

