Virus respiratori record nei bimbi, ospedali in affanno

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Sono stati i più colpiti dall’influenza australiana, che quest’anno è arrivata in anticipo e ha coinciso con un’esplosione di casi di virus respiratorio sinciziale, adenovirus e, naturalmente, Sars-Cov-2. Così nell’inverno dei virus i bimbi hanno affollato i pronto soccorso, e le Pediatrie sono in affanno in molti ospedali d’Italia. Una difficoltà che ormai perdura da settimane.

La situazione, segnalano gli specialisti della Società italiana di pediatria (Sip), risulta in alcuni casi davvero difficile, con accessi record nei Pronto soccorso, congestione in alcuni ospedali e massima occupazione dei posti letto destinati ai piccoli pazienti, che mettono alcune realtà in sofferenza.

Il caso del Lazio

Qui la difficoltà non riguarda solo i piccoli malati. Abbiamo ben 1.043 pazienti (in generale) in attesa di ricovero su 1.909 presenti nei pronto soccorso e 4.219 accessi delle ultime 24 ore. Il bollettino della situazione nella regione arriva da Cittadinanzattiva Lazio.

“Ormai  – afferma Elio Rosati, segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio – assistiamo basiti alla situazione dei Pronto soccorso nel Lazio. Da mesi sono tutti in sofferenza per un combinato disposto micidiale: pochi operatori e molti accessi. La stessa delibera della Regione per la gestione del sovraffollamento del 17 novembre scorso riconosce che, a fronte di circa 1.400.000, il 43% (602.000 cittadini circa) sono riferibili a codici minori che dovrebbero essere gestiti nel territorio. A questa ‘inappropriatezza’ di accesso si somma la ormai cronica pratica del ‘boarding’ (parcheggio) dei pazienti in attesa di posto letto nei reparti ospedalieri. Qui si giunge a stazionare anche per più di 7 giorni, in attesa di posto letto. Avere ogni giorno oltre 800 persone di media che stazionano nei pronto soccorso – sottolinea Rosati – non è normale, non è accettabile, non è sostenibile”.

Situazione complessa anche al Policlinico Umberto I di Roma, dove attualmente il 100% dei ricoveri pediatrici è dovuto a infezioni respiratorie. “Nel 90% dei casi si tratta di bronchioliti da VRS, che nel 10% dei casi richiedono il ricovero in terapia intensiva pediatrica, attualmente quasi piena (soli 2 posti liberi)”, afferma Fabio Midulla, responsabile del reparto di Pediatria di Urgenza dell’Ospedale.

Accessi record in Sicilia

“Registriamo un incremento degli accessi in pronto soccorso per infezioni respiratorie del 300% superiore rispetto ai due anni precedenti, con l’80% dei posti letto occupati da bambini con bronchiolite da virus respiratorio sinciziale”, afferma Giovanni Corsello, direttore del Dipartimento Materno infantile dell’Ospedale dei Bambini di Palermo.

“Due condizioni stanno rendendo particolarmente gravosa l’assistenza: da un lato l’età dei bambini con bronchiolite da virus respiratorio sinciziale, soprattutto neonati e lattanti, e dall’altro lato i casi di ‘coinfezioni’ causate da più agenti patogeni che in contemporanea colpiscono lo stesso organismo”. Condizioni, queste, che richiedono spesso il ricovero in ospedale, nei casi più gravi in terapia intensiva. E un notevole sforzo organizzativo.

La situazione in Toscana

Preoccupato anche Rino Agostiniani, tesoriere Sip e direttore Area Pediatria e Neonatologia ASL Toscana Centro, che comprende 6 Ospedali di cui tre in area fiorentina (Santa Maria Annunziata, San Giovanni di Dio e Borgo San Lorenzo) più Prato, Empoli e Pistoia. “Attualmente – racconta – abbiamo 53 posti letto occupati su 60 e 9 bambini trattati con ossigenoterapia ad alti flussi a causa di bronchioliti da virus respitatorio sinciziale, ma le terapie intensive hanno una situazione decisamente migliore di una decina di giorni fa”.

L’anello debole

Dal canto suo la Società Italiana di Pediatria insiste sulla necessità di rafforzare “l’anello debole” dell’assistenza pediatrica, ossia le terapie intensive pediatriche (Tip), poche e mal distribuite sul territorio nazionale, chiedendo su questo tema un intervento del Governo.

Facendo riferimento a dati empirici, nel nostro Paese ci sono circa 3 letti di Terapia intensiva con specificità pediatrica ogni milione di abitanti. Un valore che è circa la metà di quello inglese e di circa un terzo rispetto a Austria, Svizzera, Germania o Usa.

“Assistere i bambini in unità di terapia intensiva dedicate significa migliorare la prognosi rispetto a coloro che vengono ricoverati in terapie intensive per adulti. Questo è tanto più vero quanto il bambino è più piccolo e più grave. Le Tip sono infatti tarate sui bambini e hanno un’elevata specificità non solo dei device, ma anche delle competenze del personale”, afferma la presidente della Sip Annamaria Staiano.

Ecco perché i pediatri chiedono al Governo non solo un rafforzamento di queste strutture, con un aumento dei posti letto e del personale, “ma anche un impegno a lavorare insieme per una riforma volta a mettere in rete tutti i punti di offerta, così da garantire un’assistenza omogenea a tutti i bambini in ogni area del Paese”.

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