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Carne prodotta in laboratorio, presto anche in Europa?

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La carne prodotta in laboratorio ‘minaccia’ le tavole degli italiani. A lanciare un vero e proprio allarme è Coldiretti, che ha promosso una raccolta firme – già superate le 400mila adesioni – a sostegno di una legge che vieti la commercializzazione della carne artificiale.

Nel mirino la cosiddetta ‘agricoltura cellulare’, che consente di produrre carne in laboratorio attraverso la coltura di cellule, prelevate con biopsia da animali vivi e coltivate poi su piastre. Le cellule si sviluppano nel siero fetale animale, una sorta di brodo di proliferazione. Di recente la Food and drug administration – l’ente governativo americano che sovrintende a cibo e farmaci – ha dato l’ok alla commercializzazione della carne di pollo prodotta in laboratorio. La prima azienda autorizzata è la Upside Foods, in California.

Attualmente vietata in Europa, la carne sintetica potrebbe però rientrare nel novero dei ‘novel food’, il quadro normativo generale europeo entrato in vigore nel 2018 per regolamentare attraverso specifici decreti attuativi la produzione e la commercializzazione dei cosiddetti ‘nuovi alimenti’.

“Prima o poi entrerà nel mercato alimentare Ue, non è più qualcosa di surreale ma è realtà”, è stato il commento di Wolfgang Gelbmann, senior scientific officer dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Del resto parliamo di un giro d’affari che potrebbe arrivare a 450 mld di dollari già nel 2040, un valore pari al 20% del mercato mondiale della carne. Gli investimenti nel settore sono stati ingenti, nel 2021 si attestavano a 1,4 mld di dollari, su un totale di 5mld investiti nella produzione di proteine alternative (fonte Barclays).

Nel 2023 potrebbero essere presentate le prime richieste in Europa, dove del resto la filiera è giù attiva. Il Governo olandese ha stanziato 60 mln di euro a sostegno dell’ecosistema legato all’agricoltura cellulare. In Gran Bretagna la Uk research and Innovation ha finanziato  la società Toslin technologies con un milione di sterline per lo sviluppo di una nuova tecnologia di carne coltivata. Anche in Spagna si assiste ad investimenti, pari a 5,2 milioni di euro, destinati a BioTech foods, che guida un progetto di carne in provetta.

C’è però un rischio, che il cibo diventi “oggetto di deriva tecnologica, che lo priva di qualunque significato culturale, del legame con i territori e con le comunità che ci vivono, con i loro saperi e tradizioni”, è stata la reazione di Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, all’annuncio del via libera concesso dagli Usa alla carne da laboratorio.

Coldiretti parla di ‘carne di Frankenstein’, e specifica che non è vegana, anche se molte associazioni di settore come Gaia, ProVegan ed Europgroup for animals, sostengono l’idea della carne artificiale, perché ritengono che consentirebbe di salvare gli animali e potrebbe rappresentare una soluzione al tema ecologico.

Ma a ben guardare anche l’impatto ambientale della carne sintetica non è minimo, si tratta di un processo produttivo altamente energivoro, a causa dei bioreattori – una specie di stampante 3D per materiali organici – necessari alla produzione. Questo tipo di alimento, inoltre, finisce per entrare nel gruppo dei cibi ‘iperprocessati’: richiede aggiunta di coloranti, aromatizzanti, addensanti, utili a dare forma, consistenza e sapore di carne, che in questo caso è sviluppata grazie a ormoni e lieviti Ogm, come altri sostituti della carne a base vegetale.

Anche i costi non sono proprio accessibili a tutti se si considerano le spese indirette di gestione, insieme a quelle di materiale e manodopera specializzata, dei reagenti e dei terreni di nutrimento, oltre ai costi dei bioreattori. Un prodotto non per tutti.

Secondo Slow Food “il futuro di una produzione alimentare buona, pulita e giusta per tutti è nella scelta più consapevole delle proteine da portare in tavola”. Un contenimento del consumo di carni va comunque immaginato, e la soluzione ravvisata da Nappini  sembra andare nella direzione giusta. “Dobbiamo privilegiare, in alternativa alle carni da allevamenti industriali, prodotti di aziende sostenibili, dove gli animali sono allevati con rispetto. La riduzione nel consumo di carne può essere compensata con legumi da coltivazioni che rispettano la terra e non con la soia proveniente da altri continenti, frutto di monocolture che impoveriscono e avvelenano comunità e territori. Non c’è bisogno di altri sostituti altamente processati”.

Nel 2015 lo Iarc (International Agency for Research on Cancer) – Agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che si occupa di valutare e classificare le prove di cancerogenicità delle sostanze – ha definito la carne rossa come probabilmente cancerogena e la carne lavorata come sicuramente cancerogena. A fare la differenza sono quantità e tipo di dieta seguita.

Si deve però tener conto del fatto che molta gente non intende rinunciare al sapore della carne ed all’apporto di proteine di origine animale. L’’agricoltura cellulare’ sarà quindi una strada alternativa?

A Singapore la carne di sintesi è commerciata già dal 2020. In Israele non è stata approvata, ma viene venduta comunque venduta a Tel Aviv, nel ristorante The Chicken, a fronte di una liberatoria che i clienti sono tenuti a firmare. La ricerca va avanti, e la carne sintetica si avvicina al piatto degli europei.

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