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La sanità e le competenze che servono: intervista a Mariella Enoc | VIDEO

mariella enoc

Ha fatto scalpore la notizia dell’addio della presidente dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, Mariella Enoc. La dirigente, il cui mandato era in scadenza, si è dimessa dalla carica che ricopriva dal febbraio 2015. Ci si è chiesti la ragione di questo addio improvviso. Enoc è donna risoluta, come Fortune Italia ha potuto constatare nel corso di un’intervista realizzata nelle scorse settimane per il magazine di febbraio.

“Abbiamo sempre fatto così” non è la frase migliore da dire a Mariella Enoc, manager della sanità di lungo corso. Classe 1944, laureata in Medicina, non ha fatto il medico “nemmeno per un giorno”, ma si è occupata per 50 anni della gestione di strutture sanitarie in mezza Italia. Con una strategia: “Io metto davanti la missione, quindi una buona sanità, e su questa faccio i conti. Poi so che devo tenere i conti in ordine per poter continuare a fare buona sanità”. Una sfida che non l’ha mai spaventata. Dal 2015 Enoc è presidente del consiglio d’amministrazione dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, carica nella quale è stata confermata nel gennaio 2021 per altri 3 anni (prima di annunciare, a febbraio 2023, il suo addio, ndr).

Oggi, dopo aver visto la medicina cambiare sotto i suoi occhi, la manager sabauda è ancor più convinta che “senza cambiamento non c’è progresso”. Quella di Enoc è una passione totalizzante per questo settore, cruciale per il futuro del nostro Paese. Ma la presidente confida anche un rammarico, quando pensa al soffitto di cristallo che blocca l’accesso di molte donne ai vertici della sanità. E, guardando ai giovani, sottolinea: “Proprio la velocità del cambiamento deve indurre a mettersi in discussione, per non restare bloccati e bloccare così lo sviluppo”.

Questione di talenti

“Quello delle competenze è oggi uno dei temi che possono trainare il futuro del nostro Paese. Non sempre sono state messe al primo posto nella scelta delle persone – riflette Enoc – e questo può avere creato degli intoppi, sia nel pubblico che nel privato. Serve che le persone si formino, ma non bastano una laurea o un master. I cambiamenti oggi sono sempre più rapidi, è quindi necessario che la formazione sia permanente. Ogni anno io devo avere del tempo per potermi rigenerare e capire le cose nuove che devo affrontare. Mi auguro che soprattutto i più giovani sappiano entrare nel mondo  del lavoro con questa prospettiva”.

Le nuove professioni

Nell’era di Big data e intelligenza artificiale, anche la sanità si trova a cercare professionalità diverse. “Oggi ci avvaliamo di figure che sino a pochi anni fa non erano neanche contemplate. Penso per esempio al bioinformatico”, fondamentale per ‘leggere’ i dati genetici. “Abbiamo una dozzina di questi professionisti e ogni volta che ne troviamo uno sul mercato lo assumiamo: sono figure difficili da reperire”. C’è poi tutto il tema della sicurezza informatica in ospedale, che richiede esperti di cybersecurity o di privacy. Oltre alle competenze tradizionali di ricercatori, scienziati e clinici, “è necessario avere queste nuove figure”, cruciali per il percorso dell’ospedale. Ma anche i manager devono essere al passo con i tempi. “Guardi, io sono molto vecchia – dice Enoc con un sorriso – però ho sempre colto questa esigenza, l’ho vissuta e fatta mia. Non mi sono mai fermata, ma ho visto le necessità e anzi le ho anticipate, in modo che gli ospedali fossero adeguati all’oggi. Chi non lo fa, purtroppo si ritrova indietro e non riesce a rimettersi facilmente al passo”.

Internazionalizzazione ed etica

Lo scambio a livello internazionale alimenta la conoscenza ed è fondamentale per perseguire l’eccellenza in sanità. “Abbiamo due persone molto brave che ci hanno lasciato per andare rispettivamente in America e a Parigi, a fare ematologia. Ma abbiamo anche attirato talenti dall’estero, grazie al fatto di essere a un certo livello”, racconta Enoc, che aggiunge: “Cerchiamo di esportare buona sanità, anche attraverso la formazione che facciamo in tanti Paesi”, come in Africa, “dove prepariamo persone del luogo perché rimangano, contribuendo a una sanità migliore”. Quanto ai criteri di selezione, il Bambino Gesù privilegia operatori “professionalmente preparati, perché desideriamo ottimi medici che sappiano curare e, possibilmente, anche guarire laddove si può. Poi abbiamo creato un Comitato di bioetica clinica che è risultato estremamente utile sia per i medici che devono prendere scelte difficili, che per le famiglie. Abbiamo ovviamente un codice etico. Però, devo dire che non scegliamo i nostri operatori né in base alla fede, né in base all’appartenenza religiosa: li scegliamo come professionisti. Non chiediamo il certificato di battesimo, ma diamo loro quell’accompagnamento necessario per maturare anche scelte etiche, che d’altra parte dovrebbero essere connaturate nella missione di un medico”. Una sensibilità non solo dei camici bianchi. “Nelle nostre mani ci sono vite umane, quindi anche le scelte economiche vanno fatte sapendo che non parlo di bulloni, ma di persone”.

Il soffitto di cristallo

Oggi la sanità è a maggioranza femminile, ma non ai vertici. “Quando io ho cominciato era facilissimo – ricorda con un sorriso Mariella Enoc – perché nella sanità, soprattutto quella privata, i manager non c’erano. Non c’erano i grandi gruppi, non c’erano i grandi ospedali. Quando ho cominciato non era difficile per una donna: non c’era concorrenza. Così ho imparato sul campo a leggere il bilancio, a fare gli organigrammi. Oggi questa è diventata una professione, di manager in sanità ce ne sono tanti, ma io ormai il mio percorso l’ho fatto e non devo più lottare contro nessuno”.

La sanità moderna è fatta da donne, “ma se si guarda la piramide in alto ce ne sono pochissime. Un grande rammarico – confida Enoc – è stato proprio quello di non riuscire ad avere collaboratori donne”. La presidente del più grande policlinico e centro di ricerca pediatrico d’Europa, però, non getta la spugna. “Adesso la responsabile delle Risorse umane è donna, con un bambino piccolo, e sono molto felice di avere almeno raggiunto questo risultato”.

Cosa dire alle giovani interessate a una carriera in sanità? “L’ospedale non chiude mai, io spengo il telefono esattamente per 50 minuti la domenica, quando vado a messa. Ma questa è una professione molto coinvolgente. Fatta in maniera più ordinata, sta benissimo anche con la famiglia. Quindi direi che è una carriera assolutamente affrontabile”. Parola di Mariella Enoc.

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