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Febbre di primavera, tra influenza e virus ‘cugini’

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Febbre alta e improvvisa, dolori alle ossa, cefalea e mal di gola, che però si risovono in due o tre giorni. Non sono pochi gli italiani che, complice il maltempo e l’altalena delle temperature, si trovano a fare i conti con i malanni di primavera. Ne abbiamo parlato con il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Istituto Ortopedico Galeazzi.

La febbre di primavera

“E’ un classico di questo periodo, almeno negli anni pre-Covid. I virus respiratori cugini dell’influenza, favoriti dagli sbalzi termici, ci fanno ammalare. Passare dal caldo torrido al freddo umito ne facilita infatti la diffusione”, spiega il virologo, che di recente ha firmato con Paola Arosio di un volume dedicato ad un’altra microscopica insidia per la salute: ‘I superbatteri. Una minaccia da combattere’ (Raffaello Cortina Editore).

Il post-Covid

Se febbre e malesseri ormai riguardano tutte le età, la colpa è anche di Covid-19. “Per anni mascherine e distanziamento ci avevano ‘salvato’, ora però questi patogeni stanno recuperando spazio e trovano numerose persone suscettibili”, nota Pregliasco.

Ci eravamo disabituati. Ma è importante non sottovalutare questi virus e ricorrere ad un’automedicazione responsabile. Come difenderci? Il virologo suggerisce di curare l’igiene delle mani e fare come gli orientali: “Quando hanno un’infezione, da sempre mettono la mascherina chirurgica per proteggere gli altri, in particolare i fragili”, precisa Pregliasco.

La coda dell’influenza

Se la febbre dura per giorni, potrebbe essere (ancora) una forma influenzale. Secondo l’esperto quest’anno “la coda dell’influenza continuerà ancora per alcine settimane”, mentre sul fronte streptococco “nel nostro Paese c’è ancora – dice Pregliasco – un inusuale incremento dei casi”.

Dopo anni di predominanza del virus di Covid-19, adesso l’attenzione torna anche su batteri e superbug: i microrganismi resistenti agli antibiotici oggi a disposizione. Se i germi arrivassero ad avere la meglio sui farmaci, rischieremmo di azzerare i progressi della medicina dell’ultimo secolo: un cesareo, un’appendicite e perfino il graffio di un gatto risulterebbero pericolosi. Ebbene, come racconta Pregliasco nel suo libro, contro questo nemico “siamo ancora in tempo per invertire la rotta”.

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