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Streptococco e il boom di primavera, come riconoscerlo e trattarlo

streptococco

Gola arrossata e dolente, placche, febbre. Sono i sintomi tipici dello Streptococco betaemolotico di gruppo A, un batterio che, dopo aver colpito in Inghilterra, si è fatto sentire anche da noi.

“Le temperature sono ancora piuttosto elevate e il periodo è caratterizzato da sbalzi termici” alleati di questo microrganismo, che le famiglie italiane stanno imparando a conoscere. Ma di che si tratta? Fortune Italia ha chiesto aiuto a Roberto Cauda, direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive del Policlinico Gemelli e Sebastian Cristaldi, pediatra responsabile del Dea II livello  dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Numeri e trend

“Iniziamo col dire che l’aumento segnalato a livello europeo” e anche in Italia, attraverso una circolare del ministero della Salute, riguardava il periodo invernale. “In Italia il grande boom si è avuto un mese fa, quando c’è stata una certa difficoltà nel reperire i test diagnostici”, precisa Cauda.

“Al momento i casi di streptococco in Italia sono in aumento rispetto agli anni passati, ma dobbiamo dire che in primavera streptococco e scarlattina tendenzialmente sono in crescita”, afferma Cristaldi, secondo il quale attualmente quanto a diffusione  “siamo nella media stagionale. Il problema è che non tutte le positività al tampone sono casi di scarlattina“. Ma nelle chat delle classi scatta l’allarme. Insomma c’è ancora molta confusione: “Il tampone va fatto se ci sono sintomi clinici, al momento non ci sono indicazioni a farlo ai compagni di classe asintomatici”, sottolinea il pediatra.

Bimbi nel mirino

Secondo Cauda nelle prossime settimane dobbiamo aspettarci un calo nei casi. Ma attualmente i numeri restano comunque elevati, e ancora una volta “i più colpiti sono i bambini”.

Come mai? “E’ possibile che ci sia stato un impatto dei due-tre anni di pandemia da Covid-19 – ipotizza Cauda – Un po’ come è accaduto nel caso del virus respiratorio sinciziale, la riduzione dell’esposizione dei piccoli potrebbe averli resi più vulnerabili”.

I sintomi

“Faringiti, mal di gola, febbre, dolore muscolari ma soprattutto la presenza di placche sono sintomi che – ricorda Cauda –  devono far sospettare la presenza di streptococco. La tossina prodotta degli streptococchi betaemolitici di gruppo A può provocare la scarlattina, patologia contagiosa che ha avuto una certa ripresa. E’ stata anche ipotizzato che il batterio fosse mutato, ma in realtà a quanto mi risulta questo non è accaduto”. 

Quanto ai sintomi, può esserci anche un aumento di volume dei linfonodi sotto-mandibolari. “Quando a questa sintomatologia si associa la reazione cutanea, allora si parla di scarlattina, altrimenti di infezione streptococcica”, precisa Cristaldi.

La diagnosi

“In entrambi i casi è necessario il tampone, anche se il rusch caratteristico permette di riconoscere chiaramente la malattia – continua il pediatra del Bambino Gesù – Inoltre nel caso di streptococco la gola assume caratteristiche cliniche precise: oltre alle placche, ci sono petecchie sul palato e la gola appare intensamente arrossata”.

La terapia

La buona notizia è che “l’antibiotico-terapia ha permesso di contrastare le conseguenze piuù gravi dell’infezione da streptococco – dice Cauda – La patologia oggi è ben curabile, il tampone aiuta ad avere la certezza della diagnosi, ma la sintomatologia con placche può indirizzare” il clinico.

“E’ importante precisare – aggiunge Cristaldi – che lo streptococco può colpire anche adolescenti e adulti. Questi ultimi però, a differenza del bimbo più piccolo, hanno una risposta basata su un sistema anticorpale più rodato e strutturato. In questi casi non è detto che sia sempre necessaria una terapia antibiotica, mentre in età pediatrica le cose sono differenti. Se siamo di fronte a un’espressione clinica di infezione da streptococco la terapia di prima scelta – conclude il pediatra – è l’amoxicillina, da assumere per 10 giorni”. Senza riduzioni o sconti ‘fai da te’.

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